“€ureka !”

“€ureka !”

Appunti per un libro che scriverò un giorno.

 

il-titolo

 

Ho scritto “crear$i 9439 consigli pratici per la tua creatività”:

creari

 

http://www.francobellino.com/?p=4437#more-4437

 

Però ogni giorno penso che devo dare un senso alla mia vita.

Ogni giorno so che devo cercare di essere utile ai mille figli che non ho avuto.

Sento che posso regalare dei consigli pratici a molti giovani, senza limiti di età.

Perciò quasi ogni giorno scrivo qualche nuovo consiglio pratico.troppo-belli

 

I nuovi consigli pratici li trovo leggendo, parlando, andando al mercato, ascoltando musica, guardando il telegiornale o un film. A volte guardando nel vuoto, perché il vuoto non è mai vuoto. Li trovo persino sognando : se mi sveglio e lo annoto subito quel consiglio non mi scappa.

 

Così ho trovato altri 9439 nuovi consigli pratici per la tua creatività.

Vorrei offrirteli in un nuovo libro che pubblicherò forse un giorno. Ma … ma non so se io ci arriverò a ‘quel’ giorno.

Allora li pubblico qui giorno per giorno, come vengono vengono. Per ora non li rileggo e soprattutto non li giudico. Per ora è giusto amarli e salvarli tutti. Poi verrà il giorno del giudizio : sceglierò, sceglieremo insieme, i consigli più belli e i più utili – i più veri – ed elimineremo tutti gli altri.

A quel punto dovrò soltanto orchestrare queste note e pubblicarle. Anche il titolo forse cambierà.

Ma per oggi va bene così.

‘Note senza testo’, ha scritto Bazlen.

‘Que serà, serà’ canta Doris Day.

 

1

Non fidarti di un coccodrillo
Nemmeno quando è morto.

Peter Beard, geniale fotografo, scrittore, playboy di sterminato successo, sempre circondato da bellissime donne (attrici, modelle, scrittrici, la moglie di un presidente e fanciulle etiopi) nel 1965 è in Africa e studia i coccodrilli. Lavora con un biologo scozzese, Alistair Graham, a Koobi Fora sulle rive del Lago Rudolph (oggi Lago Turkana) in Kenya. I due hanno appena ucciso un bestione lungo quasi 5 metri. Adesso aspettano l’arrivo dell’aereo che verrà a prelevarli solo domani.
Beard ha un’idea : per me scrivere è così importante che non smetto nemmeno mentre muoio.

Allora dice all’amico : “Alistair, mi fai questa foto ? Io che scrivo sul mio diario anche se il coccodrillo mi sta divorando” .

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Quello che Beard non si aspetta però è che il coccodrillo morto davvero lo divora !

Si chiama ‘rigor mortis’ e succede anche a noi. Tu sei bell’e morto e i muscoli si contraggono e si irrigidiscono. Le zanne del coccodrillo morto .. ZAC ! addentano le gambe del povero Beard.

 

Ci volle del bello e del buono per scardinare le possenti fauci del coccodrillo (morto) e per liberare il povero Beard (vivo, ma quasi morto).

 

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La foto però venne davvero bellissima : è un perfetto ritratto di Beard ed è oggi famosa in tutto il mondo. Si intitola “I’ll write whenever I can” (Io scriverò sempre qualunque cosa succeda). Una semplice stampa di questa foto il 19 Novembre 2008 ha fatto da Christie’s la bellezza di 55,250 sterline, quasi 70.000 €uro.

 

A me questa immagine piace davvero molto perché esprime tutta la mia passione di scrivere sempre e dovunque pur sapendo di non essere bravo, ma sperando di essere utile. Ma tant’è, qui ci sta bene e qui la metto.

 

Però io non mi fido del coccodrillo nemmeno quando è morto e stampato. Perciò se arriva qualcuno con il ‘rigor dollaris’ e mi chiede i diritti, io dichiaro fin da ora che mi fiondo immediatamente fuori dalla bocca del coccodrillo, cancello la foto dal mio blog e non pagherò mai nemmeno un centesimo. Qui lo scrivo e lo confermo.

E il coccodrillo vada pure dove sa benissimo di dover andare.

 

 

2

Non mi fido di un coccodrillo

nemmeno quando sarò morto.

 

Nel giornalismo il ‘coccodrillo’ è il ritratto di ogni personaggio (attori, cantanti, politici, criminali, campioni sportivi) che si tiene sempre pronto in Redazione. Così se qualcuno muore all’improvviso tu non devi fare ricerche : l’articolo, cioè ‘il coccodrillo’, ce l’hai già bell’e pronto.

Siccome però del ‘coccodrillo’ scritto da altri io non mi fido, il mio me lo sono già scritto da solo. Ci ho messo Chaplin e Kubrick, Prevert e Li-Yu, Francois Villon e Verdi e Puccini e anche Giovanna.

Non è male, spero soltanto che venga buono tra molti, moltissimi anni.

Eccolo :

 

E’ scomparso in silenzio, nell’elegante malinconia di un tramonto veneziano (ma forse indiano), Franco Bellino.

Per tutta la vita Franco ha cercato di donare a chi incontrava almeno un sorriso.

Ebbe un solo grande primo e ultimo amore.

La sua scomparsa ha lasciato per brevissimo tempo e in pochissime persone minime tracce : lacrime nella pioggia, lettere d’amore scritte sulla sabbia.

Fu sempre franco, non sempre bellino.

Se tu, chiunque e dovunque tu sia,
leggendo queste righe sorridi – anch’io,
chiunque e dovunque ora sia, sorrido.

 

 

Post Scriptum

anzi :

Ante Scriptum

 

José Antonio Muñiz Velázquez, direttore del Dipartimento di Comunicazione dell’Università Loyola di Sevilla è convinto, e lo propone sempre come esercizio ai suoi studenti

sia in Spagna che in Italia, che scrivere il proprio ‘coccodrillo’ sia un ottimo esercizio di scrittura creativa.

Prova anche tu. Ti farà molto bene, anche se non sei superstizioso.

 

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3

E’ ridicola la paura del ridicolo.

 

Quante volte ci blocchiamo per paura di diventare ridicoli.

Mi invitano a cantare e io no. Dico : “Sono stonato”. In realtà ho paura di diventare ridicolo.

Mi invitano a ballare e io no. “No, no. Io sono goffo come un orso” (gli orsi non sono MAI goffi).

In pubblico vorrei alzare la mano e fare una domanda, ma mi viene il braccino (chi ha giocato a tennis mi capisce) perché ho paura di fare una domanda stupida. Poi la stessa domanda la fa un altro, tutti la trovano geniale e io mi morderei il braccino.

Quella persona è meravigliosa … vorrei dirglielo … adesso glielo dico, ma ….. ma se poi sono ridicolo ?

Così quello che poteva essere l’incontro della nostra vita svanisce per sempre.

 

 

Non è mai ridicolo mettersi in gioco : ridicolo è avere paura di essere ridicoli.

 

 

Pessoa ..

 

Il più grande poeta portoghese, nella vita un umile impiegato, un giorno scoprì che scrivere una lettera d’amore ti rende ridicolo.

 

Tutte le lettere d’amore sono ridicole.
Non sarebbero lettere d’amore se non fossero ridicole.

 

 

.. Vecchioni ..

 

Un grande poeta italiano, nella vita un umile (mica tanto umile) insegnante, un giorno scoprì che non scrivere una lettera d’amore ti rende ridicolo.

 

.. invece di continuare a tormentarsi con un mondo assurdo,
basterebbe toccare il corpo di una donna, rispondere a uno sguardo…

E scrivere d’amore, e scrivere d’amore, anche se si fa ridere.

Anche quando la guardi, anche mentre la perdi
quello che conta è scrivere e non aver paura,
non aver mai paura di essere ridicoli.

Solo chi non ha scritto mai lettere d’amore
fa veramente ridere.

 

.. e io :

 

Un umile pubblicitario un giorno si rese ridicolo davanti a decine di persone su un set.
Chiedo al grande attore che interpreta un mio film :
“Umberto (Orsini) in questa scena potresti per favore arrossire ?”

 

La richiesta era ridicola (cfr. “crear$i consiglio 4439) e io mi resi ridicolo.

 

Tu non avere mai paura.

Ridicolo è quando tu hai paura di essere ridicolo.

 

Pessoa :

https://www.youtube.com/watch?v=r6iOpI_yMKk

Vecchioni :

https://www.youtube.com/watch?v=xnslQaGKj44
Io :
https://www.youtube.com/watch?v=6f5m2bSsHwI        al parziale 0:32 :

 

Post Scriptum

Tu prova per una volta a scrivere una lettera d’amore.

Non un SMS, un WA, non su Telegram, IG, Tik Tok :

no, proprio una lettera che scrivi con la penna, ma va bene anche la biro, su un foglio di carta, poi la metti in una busta, esci di casa e la infili nella buca delle lettere (se ancora esistono).

Vecchioni dice parole molto vere e perciò molto belle in questo video :

 

http://www.bibliolab.it/letteramore/vecchioni.htm

 

Che cosa è una lettera d’amore ?

La lettera d’amore è una cosa che si tocca .. è una cosa che ha una persona da raggiungere.

E’ una cosa vera, una cosa reale, fisica … E’ una cosa che manda fuori segnali che non sono soltanto parole: sono praticamente delle mani, praticamente delle carezze ….
E’ come toccare, come toccare l’altro .. la persona che c’è dall’altra parte…

 

 

Ho le lettere d’amore di mia mamma e mio papà quando erano fidanzati, lei a Bologna, lui a Roma. Ogni lettera di mia mamma finisce sempre
con l’impronta rosa delle labbra per dargli un bacio. Lui ha toccato quel foglio di carta, ha sentito il profumo di quelle labbra, ha baciato quel bacio. E lo ha amato e conservato per anni e anni e ancora oggi io in quelle lettere sento e vedo e amo il loro amore.

 

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4

Aggiornati di notte !

 

Qualsiasi lavoro tu farai dedica almeno un’ora al giorno – ogni giorno, piuttosto di notte – per aggiornarti sulla tua professione.

Almeno un’ora al giorno per leggere, navigare, studiare, informarti. Anche i week-end possono servire; anche le vacanze possono essere preziose per sapere cosa succede intorno a te, cosa c’è di nuovo nel mondo, cosa fanno i migliori.

 

Sono in taxi a Milano, attacco bottone, come faccio sempre. Il tragitto è lungo, abbiamo tempo per conoscerci un poco.

 

Il tassista : In realtà io non sono un tassista. Ho la licenza del taxi, ma sono un TSRM.

 

Io : Scusi, cos’è un TSRM. E’ grave ? Si guarisce ?

 

Il tassista : TSRM è il Tecnico Sanitario di Radiologia Medica. In pratica io dovrei lavorare con un radiologo, un radioterapista, un medico nucleare …. in tutti i posti dove si usano radiazioni ionizzanti.

Ha presente la TAC ? .. la Risonanza magnetica ? .. la PET, che sarebbe la Tomografia a emissione di positroni ?

 

Io : Sì, purtroppo le ho presenti, tutte. E ho presenti anche le fatture pagate.

 

Il tassista : Ecco, benissimo : questo è il lavoro per cui io ho studiato. Per svolgere questa professione in Italia è necessaria la laurea triennale all’Università di Medicina. Ho fatto l’Università e mi sono laureato con il massimo dei voti.

 

Io : E allora perché non fa il TSRM e invece fa il tassista ?

 

Il tassista : Faccio il tassista perché il TSRM lavora come dipendente o come libero professionista. Per poter lavorare nel ‘pubblico’ però devi prima fare un concorso.

 

Io : Vabbè, e Lei lo faccia il concorso.

 

Il tassista : Concorso fatto, concorso vinto. Ma … ma siccome la legge non impone ai datori  di lavoro la presenza di un tecnico laureato, loro per risparmiare non assumono. Sarebbe utile, sarebbe indispensabile, però non è obbligatorio. E optional, capisce ?

 

Io : Capisco. E allora ?

 

Il tassista : E allora ho fatto un altro concorso e ho vinto la licenza del taxi.

 

Vabbè gli dico, ma appena possibile tornerà a fare la sua professione.

 

Impossibile, dice lui : lo sviluppo della teoria e delle macchine è così rapida che se rimani fuori anche solo un anno, non puoi più recuperare.

 

Per te, ecco il consiglio pratico che nasce dalla chiacchierata con il tassista dottore in TSRM :
qualunque lavoro tu faccia cerca di trovare il tempo per essere sempre il più informato, il più aggiornato, per essere un tu migliore.

Ti conviene essere aggiornato nella tua professione perché la licenza di un taxi può costare anche 2-300.000 Euro. A Venezia anche di più.

 

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5

Se non hai, dai !

 

Scopro in Rete uno straordinario esempio di creatività generosa :

Due malati gravi sono nella stessa stanza d’ospedale.
Uno dei due può sedersi dritto nel suo letto per un’ora ogni pomeriggio, perché è il momento in cui i suoi polmoni vengono aspirati.
Il suo letto è vicino all’unica finestra della stanza. L’altro uomo invece è costretto a rimanere sempre sdraiato sulla schiena : non può nemmeno voltarsi.

I due pazienti vicini di letto parlano per ore delle loro mogli, dei figli, delle loro case, del loro lavoro, ricordano il servizio militare di tanti anni fa e le ultime serene vacanze.
Ogni pomeriggio quando l’uomo nel letto vicino alla finestra può guardare fuori descrive all’altro tutto quello che vede.

 

L’uomo disteso comincia a vivere per aspettare quell’ora in cui il piccolo mondo che lui può vedere – il soffitto bianco di una bianca stanza d’ospedale – è reso vivo da tutte le immagini del mondo esterno.
Fuori dalla finestra c’è un parco con un bel lago. Anatre e cigni si muovono eleganti sull’acqua mentre a riva i bambini giocano con i loro modellini di barche. Coppie di innamorati camminano abbracciate tra le aiuole fiorite. In lontananza si vede il panorama della città. Ancora più lontano le montagne sono azzurre. Quando il sole lentamente scende dietro le cime più alte, il cielo diventa di fuoco.

Mentre l’uomo alla finestra descrive tutto questo, l’uomo disteso chiude gli occhi e lo immagina.

Un giorno proprio sotto la finestra passa una processione, i bambini cantano e la banda suona allegramente. L’uomo disteso non li sente però riesce a vederli ad occhi chiusi.

 

Passano i giorni. Una mattina l’infermiera viene a svegliarli, ma trova il corpo senza vita dell’uomo nel letto vicino alla finestra. E’ morto serenamente nel sonno.
Più tardi l’ammalato che deve rimanere disteso chiede: Potrei essere spostato vicino alla finestra, dove c’è ora il letto libero ?

Lo accontentano.
Nel nuovo letto lentamente, dolorosamente, l’uomo si puntella su un gomito e si solleva per guardare fuori dalla finestra.
Fuori dalla finestra vede un muro. C’è solo un muro.

Non si vede assolutamente niente altro : solo un muro.
Allora lui chiede all’infermiera: “Ma perché il mio vicino di letto mi ha inventato visioni così meravigliose fuori da quella finestra ? Fuori non si vede niente.”

L’infermiera risponde : “E’ vero, fuori da questa finestra non si vede niente. Ma anche se si vedesse qualcosa, il suo amico non l’avrebbe vista : era cieco.

Eppure con i suoi racconti, con le sue immagini tutte inventate, per giorni e giorni ti ha reso felice, vero ?”.

 

L’uomo capisce il dono meraviglioso che l’amico gli ha fatto. E anche tu capisci quanto con la tua creatività puoi sempre donare, persino quando credi di non avere nulla. Anche se non hai, dà !

 

P.S.
Questa storia è bellissima, però è anche incredibile.

Si doveva raccontarla meglio. Se i due malati per settimane si sono parlati delle famiglie, del lavoro, dei viaggi e delle vacanze può anche darsi che l’uomo vicino alla finestra non abbia detto all’amico che lui era cieco. Però è impossibile che il malato che doveva restare disteso non si fosse accorto che il suo vicino di letto era cieco.

 

Per voler dire troppo chi narra questa storia storpia. Non c‘era bisogno di dire che il malato vicino alla finestra era cieco ; la storia era già bella così, con lui che inventava paesaggi meravigliosi solo per fare felice il vicino di letto.

 

Ecco per te da una sola storia due consigli pratici.

 

Primo consiglio, il più importante :

puoi sempre regalare qualcosa anche se non hai nulla. Fallo !

 

Secondo consiglio : quando hai detto quello che devi dire, fermati. Tutto quello che aggiungi non migliora, anzi può peggiorare. Non farlo.

 

Sii generoso di te, ma avarissimo di parole inutili.

 

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6

Tu sei CHI appari.

 

Scuola. Lezione o interrogazione in DAD.

Tu alzi la mano o il Prof ti interroga.

 

Lavoro : meeting in Smart.

Il Grande Capo o il Cliente ti fa una domanda.

 

Vita : su ZOOM per la prima volta le/gli appari tu.

 

Tu chi sei ?

Chi vuoi essere ?

Tu sei l’immagine che appare sul cellulare o sul monitor.

 

Sei la faccia, i capelli, il vestito che qualcun altro vede.
E che giudica.

Sei lo sfondo e l’ambiente in cui ti trovi. Che qualcun altro vede e che giudica.

Sei la luce e le ombre in cui gli altri ti vedono. E giudicano.

 

Sei l’immagine che hai scelto di essere : solo il volto (PP), solo gli occhi (PPP), mezzo busto (PA). Sei vicino o lontano dalla webcam. Stai piuttosto lontano per non fare il ‘faccione’. Stai proprio di fronte o un po’di ¾ come la Gruber. Di ¾ sei più sexy. Ti inquadri un po’ dal basso così sembri più alto o più autorevole.

 

Guarda gli altri in TV.

Hanno tutti sempre alle spalle una libreria. Meglio se fa angolo così i libri sembrano di più.

Molti mettono apposta qualche libro fuori posto così la biblioteca fa più “vissuto”.

Guai se appare una sfilza di volumi rilegati tutti uguali : fa tanto Enciclopedia acquistata porta-a-porta sul pianerottolo. Peggio ancora, peggio di Fantozzi, quelle file di libri, di cui si vede solo il dorso ma dentro sono vuote : sono i finti libri si usano sul set per non appesantire i finti mobili.

 

L’immagine di te che appare nelle lezioni in DAD, nelle riunioni di lavoro ‘smart’, nei dialoghi con il tuo amore lontano, parlano di te.

 

Per il Prof o per il Cliente o per il futuro Datore di lavoro quello che tu dici dipende sì da quanto è giusto e da come lo dici, ma dipende anche da quello che lui vede mentre tu lo dici.

 

Tu sei CHI appari.

Cerca di essere sempre il TU migliore.

Non una volta tanto : ogni volta.

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7

Corso di fotografia : bocciato.

Anzi : espulso !

 

Anche nel più elementare corso di fotografia io sarei un allievo irrecuperabile perché ho 83 anni, per quasi 70 anni ho girato il mondo e non ho mai portato con me una macchina fotografica. Non volevo distrarmi :  volevo concentrarmi a guardare, vedere, capire, emozionarmi, assaporare ogni istante e immagazzinare ricordi.

 

Il fatto di non avere una macchina fotografica ha prodotto un bizzarro risultato : in tutti i Paesi del mondo, persino i più improbabili ed esotici (Yemen, Cappadocia, Bali, Perù, Egitto, Sri Lanka, Cambogia), è capitato che qualcuno mi chiedesse informazioni stradali : non avevo la macchina fotografica quindi dovevo essere del posto.

 

Una volta però anch’io ho avuto una macchina fotografica : ero molto a Nord di Celebes/Sulawesi in territori quasi mai toccati prima di me da turisti. Portai con me una Polaroid : ogni scatto che facevo, la macchina dopo pochissimi secondi sputava fuori la fotografia già stampata e io la regalavo alla persona ritratta.
Per loro era una magia : erano stupefatti ed entusiasti. Mi avrebbero ospitato in casa loro per mesi. Peccato che nella stessa casa tenessero per mesi il cadavere di un parente caro in attesa di potersi permettere un maestoso e costosissimo funerale. A me non è rimasta nemmeno una foto !

 

Purtroppo vedo ogni giorno a Venezia migliaia di persone che non guardano la città che pure sono venuti a vedere, che pagano per scoprire.

Tu gli indichi una meraviglia e loro cosa fanno ?

Voltano le spalle – VOLTANO LE SPALLE ALLA MERAVIGLIA ! – per farsi un selfie. Non guardano Venezia : si guardano nel selfie, condividono e passano oltre.
Tornati a casa spunteranno Venezia dall’elenco dei posti da vedere e passeranno oltre nella lista.

Sharm el-Sheikh (non Egitto) ? Fatto.

Phuket (non Thailandia) ? Fatto.

Bali ? Fatto.

Gran Canyon, fatto. Anche Disneyland.

Yemen, da fare. Adesso però meglio di no.

(cfr. Consiglio 843 di ‘crear$i’)

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8

C’è il coniglio, ma non c’è il consiglio.

 Zoo di Parigi. Il leone Johannes non si muove da giorni : se ne sta abbacchiato in un angolo della sua gabbia. Non mangia. Deperisce.

Il veterinario suggerisce di stimolarlo dandogli una preda viva. Forse così in Johannes si risveglia l’istinto e l’appetito. E’ una soluzione crudele, ma bisogna salvargli la vita.

 

Il guardiano mette dentro la gabbia del leone un coniglio vivo, che sarebbe comunque destinato al macello. Subito il guardiano scappa via : non vuole vedere. Vede la mattina dopo :

il coniglio è vivo, accoccolato tra le zampe del leone che lo protegge.

In pochi giorni Johannes, grazie al suo nuovo amico, riprende a mangiare (non il coniglio!), torna vivace e in forma.

L’amicizia gli ha salvato la vita.

Anche al coniglio.

A chi sta leggendo : in questo testo c’è un coniglio, ma manca il consiglio.

Però il titolo del mio libro esige che ogni testo sia un consiglio pratico per una vita creativa.

Se tu mi scrivi il consiglio pratico che nasce dalla storia del leone Johannes e del suo coniglio, prometto di fare immediatamente una nuova edizione del libro e di pubblicarlo.

 

Ed ecco da parte di Andrea Concato, uno dei più grandi copywriter italiani, un consiglio. Anzi due consigli, perchè come ha scritto un altro grande copy : “Du is megl che uan”:

Usa la tua forza a fini di bene, non il contrario.
Non sai quanto meglio potrai vivere! (questa non è per creativi)
Non fare quello che si aspettano da te. (questa sì)

 

 

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9

Vedi
in ogni personaggio un paesaggio
e in ogni paesaggio un personaggio.

Ogni personaggio vive nello spazio, proprio come un paesaggio che tu esplori girando lo sguardo per tutto l’orizzonte. Ogni persona, anche tu, sei diverso in spazi diversi.

Ogni paesaggio vive nel tempo, proprio come un personaggio che nasce, cresce, cambia nel tempo di una vita e anche di un racconto o di un film.

Ogni spazio, anche dove vivi tu, è diverso in tempi diversi.

Tu che scrivi .. che disegni o dipingi o fotografi e crei immagini … tu che cammini o che danzi, che fai sport o crei musica … ricorda sempre che tutto vive. “Panta rei” diceva un greco antico.

Un paesaggio non lo conoscerai mai veramente perché è e sarà sempre diverso nelle diverse ore del giorno, nelle diverse situazioni meteo, nelle diverse stagioni dell’anno.

I poeti cinesi e giapponesi descrivono sempre nei loro versi una diversa stagione di ogni paesaggio.
Monet ha dipinto per giorni e mesi e anni gli stessi covoni di grano, la stessa facciata della Cattedrale di Rouen. Per 43 anni (43 anni !) Monet ha dipinto la stessa l’acqua e le stesse ninfee dello stagno a Giverny nelle diverse luci del giorno e della notte perché per lui – e in realtà – non era mai la stessa acqua e non erano mai le stesse ninfee. 250 dipinti dello stesso soggetto !

Vivaldi ha creato musica per raccontarci le diverse stagioni : il canto degli uccelli in primavera, il temporale estivo, l’allegria della vendemmia, il vento e la pioggia invernali. Nella musica di Respighi tu vedi i pini e le fontane di Roma; ascoltando ad occhi chiusi  “Grand Canyon Suite” ti spalanca davanti agli occhi il paesaggio più famoso d’America.

Tu sei vivo, sei diverso : pensi diverso, parli diverso, vesti diverso, appari diverso in casa o a lavoro, in città o in campagna, in Italia o in viaggio. Anche la finestra davanti a te- quella da cui tu guardi fuori da quando eri bambino – ti mostra un paesaggio diverso ad ogni diverso momento del tempo e anche ad ogni tuo diverso stato d’animo.

Sei diverso. Sii diverso.

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10

La coccinella salva l’ombrella.

(‘ombrella’ è scorretto, ma salva la rima)

 

Il professor Kazuya Saito, uno scienziato dell’Università di Tokyo, studia le coccinelle.

Da noi si dice che la coccinella porta fortuna, a lui porta una scoperta da Nobel.

Dalla coccinella del professor Saito sono nate applicazioni per le antenne dei satelliti nella tecnologia spaziale, in chirurgia per microscopici strumenti medici, nella vita di tutti i giorni persino per evitare che il tuo ombrello si rovesci quando tira troppo vento.

 

Kazuya Saito filma le ali delle coccinelle che si aprono quando lei inizia a volare e si chiudono quando atterra. Grazie a potentissime videocamere Saito scopre che quando la coccinella decolla le ali ci mettono un certo tempo ad aprirsi, invece quando atterra le ali ci mettono molto più tempo a chiudersi.

Come mai ? Genio della Natura.

La coccinella spesso decolla perché deve scappare da qualcuno che vuole prenderla e papparsela. Velocissima, se vuole salvarsi la vita.

Quando atterra su un petalo o sul dorso della tua mano invece può prendersi tutto il tempo che vuole : adesso non rischia nulla e decide lei dove e quando fermarsi.

Nel tuo lavoro creativo è lo stesso : decolla e mettiti al lavoro più in fretta che puoi, per sfuggire all’angoscia del non sapere cosa fare, alla sindrome del foglio bianco.

Poi, quando sei nel tuo volo creativo, esplora con calma tutti gli orizzonti e prenditi tutto il tempo che vuoi per decidere con calma dove e quando atterrare.

https://www.iis.u-tokyo.ac.jp/en/news/2697/

https://simanaitissays.com/2017/05/25/natures-origami/

 

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11

Ci vuole orecchio.

“Ci vuole orecchio” canta nel 1980 Enzo Jannacci :

Ci vuole orecchio
Bisogna averlo tutto
Anzi parecchio
Per fare certe cose
Ci vuole orecchio

Sembra un gioco di parole, sembra uno scherzo.
Ma arriva Dario Diaz e ci fa scoprire che è invece una profonda verità e un prezioso consiglio non soltanto di creatività, ma di vita.

Scrive Dario Diaz :
Ieri 28 gennaio ho accompagnato nel suo ultimo viaggio un caro amico. E’ stata una cerimonia del tutto laica, senza preti ne rabbini con il loro freddo cerimoniale e con le loro parole prive d’amore e di dolore.
Ho sentito leggere una lettera scritta più di 30 anni fa dalla figlia al padre. Ora la figlia la leggeva spezzata da lacrime impossibili da ricacciare indietro.

Ho sentito il fratello dire della loro infanzia e adolescenza. Ho sentito le due nipoti adolescenti ricordare il nonno. E’ stata una grande emozione.

E poi mi sono reso conto di aver ho capito tutto
pur essendomi perso la maggior parte delle parole pronunciate. Come è possibile ?
E’ possibile perché ho ascoltato musica, non parole.

Non erano le parole a dare un senso a quella cerimonia : erano le lacrime e il pianto
e le frasi spezzate e gli occhi che spuntavano dalle mascherine.

Ho capito che io realtà stavo assistendo e partecipando ad un concerto :
tutti noi eravamo l’orchestra e quella che sentivo era musica,
la musica dei sentimenti e delle emozioni.

Era questa la musica giusta per trasmettere quel potente mix,
doloroso e pur confortante, che nasce dalla fusione dell’amore e del dolore.

Nella mia vita ho conosciuto l’amore e ho provato il dolore,
ma è la prima volta che sento la musica del dolore e dell’amore.

 

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12

Una inquadratura indimenticabile !

Anche se tu non l’hai mai vista.

 

Sergio Leone sognava in grande.
“C’era un volta a Leningrado” sarebbe stato un grande film.
Leone non è mai riuscito a girarlo. Però così raccontava l’inizio del suo film :

 

Appaiono due mani sulla tastiera di un pianoforte.
Non sono le mani di un pianista qualunque : sono le mani di Dmitrij Šostakovič
che sta creando “Leningrado”, sinfonia n. 7 opera 60 in do maggiore.
Il musicista la compone proprio durante i 900 giorni
dell’assedio dell’esercito nazista alla sua città.

La macchina da presa si allontana dalle mani sulla tastiera ..
vediamo ora il musicista al pianoforte … poi il suo studio ..
… attraverso la finestra usciamo all’aperto e siamo ora
su un elicottero che vola sulla città di Leningrado …

Si vede tutta la città, il mare, il fiume … le vie, le piazze, i palazzi ..
Dalle case escono uomini, donne, bambini … alcuni vanno al lavoro,
i bambini vanno a scuola, uomini giovani e anche anziani
escono di casa per andare al fronte …

Un tram parte e alle varie fermate in molti salgono su quel tram :
sono soldati che vanno a combattere…
noi seguiamo la corsa del tram che arriva fino alla periferia ..
e lì vediamo le trincee dell’esercito sovietico …
migliaia e migliaia di uomini che visti dall’alto si muovono come formiche …

L’elicottero continua il suo volo : abbandona le postazioni russe …
supera il grande fiume Neva … sull’altra riva del fiume ecco 2.000 carri armati tedeschi …

         Duemila carri armati tedeschi ?!?
Sì, duemila ! Me li ha garantiti, entusiasta del mio progetto, Gromyko in persona !

 

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Ci avviciniamo proprio verso i carri armati …  sono tantissimi,
tutti con i cannoni puntati sulla città, ma sembrano puntati contro di noi ! …
Andiamo vicini, sempre più vicini … fino ad inquadrare soltanto
un ufficiale ritto sulla torretta del suo Panzer :
è il Comandante tedesco che osserva la città e noi vediamo
la città e i soldati russi nelle trincee con i suoi occhi, attraverso il suo binocolo ……
Poi l’ufficiale nazista abbassa il binocolo …
la macchina da presa stringe proprio verso di lui :
vediamo la sua divisa .. è un generale ..  .. poi il suo viso …
poi soltanto i suoi occhi … gli occhi sono azzurri.

Il Comandante urla : “Fuoco !”…

 

.. lo schermo diventa tutto nero .. appare il titolo :

 

C’era una volta Leningrado.

Un film di Sergio Leone.

 

 

Che grande film sarebbe stato.
Questa inquadratura, dalle dita di un pianista russo agli occhi di un ufficiale nazista,
in volo su panorami sconfinati e attraverso milioni di dollari,
anche soltanto a sentirsela raccontare, senza averla mai vista, è indimenticabile.

E’ la magia del Cinema, il sogno di un grande regista
che sa farti sognare anche senza girare un solo fotogramma.

 

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In questa storia c’è un consiglio pratico per te :

quando crei, crea in grande.

Forse non sempre riuscirai a realizzare la tua grande idea.

Ma solo creando in grande tu sarai davvero grande, grande come davvero tu sei.

 

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13

Creare domande
è la migliore risposta.

Il 2 Aprile 1968 alla prima di uno dei capolavori della storia del Cinema
“2001 : odissea nello spazio” 241 persone si alzano ed escono di sala durante la proiezione.
Tra questi Rock Hudson, che brontola :
“Qualcuno mi spiega di che c@zzo parla ‘sto film ?”

Glielo spiega, ce lo spiega Arthur C. Clarke che insieme a Stanley Kubrick,
“2001 : odissea nello spazio” lo ha creato :

“Se qualcuno capisce per davvero 2001, noi abbiamo fallito.
Noi abbiamo voluto creare domande, non dare risposte”.

A volte nella comunicazione commerciale, fatta per ottenere risultati concreti
(la pubblicità, le P.R., i redazionali) non dire tutto significa dire di più,
dire meglio e farsi ricordare molto più a lungo.

In “crear$i” trovi degli esempi ai Consigli 2679, 2697 e 2729.

 

Se pensi che sia rischioso fare un film che non tutti capiscono, tranquillizzati.
“2001 :o dissea nello spazio” è costato circa 12 milioni di dollari e ne ha incassati più di 250.

Però, un film è Arte. La Pubblicità è altra cosa : ha obiettivi concreti di comunicazione
e DEVE non soltanto farsi capire, ma deve persuadere.
Noi comunicatori non siamo artisti. Se siamo bravi non ce lo dicono il Direttore Creativo,
i colleghi, i concorrenti, nemmeno il cliente : ce lo dicono i risultati.

 

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14

Auto-ironia (ironia in auto).

In auto ci sono Anna Marchesini e Massimo Lopez, due del “Trio”.

Giocano a farsi le interviste a vicenda. Comincia lui.

massimo

 

 

 

Signora Marchesini…

 

 

 

 

 

 

anna-1

 

 

Sì ?

 

 

 

 

 

 massimo

 

 

 

Signora Marchesini, ci racconti il percorso
che l’ha portata a cotanto successo di pubblico …

 

 

anna-2

 

 

 

 

 

Sì ?

 

 

massimo

 

 

 

 

.. ci mostri il cammino artistico che l’ha fatta diventare
una delle attrici più talentuose.

 

 

anna-3

 

 

 

 

 

 

 L’ho data. Sì, l’ho data !

 

“Anna era straordinaria, ricorda Massimo Lopez.
Sapeva inchiodare ogni forma di stereotipo rovesciandone la forza con autoironia”.

Anna era straordinaria e straordinari erano quegli anni.

Erano anni in cui una delle più grandi e preparate attrici italiane (vedi commento)
poteva fingere di “averla data” per fare carriera.

Erano anni in cui si poteva cantare “Oh, che bella pansé che tieni, che bella pansé che hai, me la dai, me la dai, me la dai la tua pansé ?” senza essere accusati di stalking.

https://www.youtube.com/watch?v=iJqF8CkVVpI

Erano anni in cui tu potevi cantare “Pittore, ti voglio parlare mentre dipingi un altare.
Io sono un povero negro e di una cosa ti prego : pur se la vergine è bianca, fammi
un angelo negro. Tutti i bimbi vanno in cielo anche se son solo negri”.

Anche se son solo negri ? ! ?
Oggi non dico a cantarlo, anche solo a ricordarlo, tu sei razzista.
https://www.youtube.com/watch?v=8OAtRF-BV2A

Erano anni in cui le persone serie potevano non prendersi sul serio.
Gli anni più belli della nostra vita. Tu hai più fortuna :
per te gli anni più belli della tua vita non sono ancora iniziati :

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.

Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.

I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.

E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.

(Nazim Hikmet)

 

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15
Tu la mano alzala.
Sempre.

 

Scuola materna.
Tu chiedi :  Chi sa disegnare ?
Tutti i bambini alzano la manina.
Tutti sanno disegnare.

 

Scuola media.
Tu chiedi :  Chi sa disegnare ?
Meno di metà dei ragazzi alza la mano.
Pochi sanno disegnare.

 

Aula universitaria. Ieri.
Io chiedo :  Chi sa disegnare ?
Su 81 studenti solo 3 alzano la mano.
Quasi nessuno sa disegnare.

 

Perché succede ?
Perché per gli adulti la domanda non è :
“Chi sa disegnare ?”
ma è diventata :
“Chi sa disegnare bene ?”.

 

Invece disegnare scrivere cantare ballare giocare lo sappiamo fare tutti.

E lo dobbiamo fare tutti. Ognuno a modo suo. Non è necessario farlo bene :
è necessario farlo per esprimerci, per divertirci, per comunicare.

Lo facciamo perché ci serve e perché ci piace. Punto.

Nello sport ci sono i fuoriclasse, i campionissimi.
Ma questo non ti impedisce certo di giocare a calcetto, a tennis, di sciare o di nuotare.

Così in ogni attività ci sono i professionisti  – gli illustratori, i musicisti, gli attori e gli chef – quelli che quella attività la sanno fare davvero bene e magari ci vivono.
Ma non per questo tu dichiari : io non so cantare … non so ballare … non  ti parlo d’amore.

Tu non rinunciare mai a fare tutto perché tu sai fare tutto.
Questo, per esempio, lo sai fare ?

miro

Questo scarabocchio va in asta il 30 Marzo 2022 con un prezzo minimo,
destinato ad aumentare, di 70-90.000 dollari.

Vabbè : è firmato Joan Mirò e non Franco Bellino. Ma sono sicuro
che anche tu saresti capace di disegnarlo, no ?

E allora dai, e allora dai
Le cose giuste tu le sai
E allora dai, e allora dai
Dimmi perché tu non le fai ?

 

(solo un brano qui : https://www.youtube.com/watch?v=mbXCsINdcrk)

 

 

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16
La testa di Testa.

 

La croce è un simbolo antichissimo

presente in tutto il mondo da mille e mille anni.

Un giorno arriva un uomo

e con un solo tratto crea

una croce completamente diversa :

 

crocefisso

 

Questa nuova croce è potente, ti coinvolge e ti emoziona.

Parla di dolore e di amore, di morte e di vita.

croce-di-testa

Quell’uomo è un genio ed è un amico.
Si chiama, perché non è mai morto, Armando Testa.

 

crocefisso

 

 

17

Cheppalle !!!

 

“Il tuo occhio è un muscolo.
Se vuoi mantenerlo sano e in forma devi esercitarlo.
Tu disegna : più disegni, più vedi.”

Lo dice Richard Serra, uno dei nomi fondamentali dell’arte contemporanea.

A Milano Serra espone 40 (qua-ran-ta) palle.

Sembrano tutte uguali, sono ciascuna diversa.

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serra-4

 

 

Nell’arte giapponese c’è un’immagine che da sola condensa centinaia di volumi :

è l’Enso, il cerchio tracciato con una sola pennellata.

Un gesto unico che a volte nasce dopo anni e anni di esercizio.

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Io vedo le palle di Serra – che anche tu puoi vedere a Milano alla Galleria Cardi

dal 30 Marzo al 5 Agosto – come una evocazione del cerchio giapponese :

sintesi geniale di malinconica ironia.

 

Ma il cerchio e la palla tu non solo puoi vederli :

tu puoi disegnarli. Più disegni, più vivi.

 

 

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18

Mi scrive il Direttore/Editore di “Magnifica Terra”,
la più elegante rivista italiana :

Ciao, Franco.
Scrivi per la rivista 1000 caratteri su questo progetto
così leggiadro e folle delle ‘Città invisibili’ ?
Baci da Vale ! 
Abbracci da Antonio.

Non potrei dire di no, nemmeno se volessi dire di no. Ho scritto :

 

Invisibile perché troppo visibile.

Lui e lei erano partiti da due città diverse.

Si incontrarono per caso : lui aveva sei posti a teatro, ma
aveva invitato 7 amici. Così loro due furono gli unici a vedere
lo spettacolo in piedi. Vicini però. Fu amore. Grande.

Facendo finta di lavorare lui inventava ogni giorno dei film.
Sperava che un giorno avrebbe filmato la città invisibile.

Viaggiarono in tutto il mondo perché in qualche parte del mondo
la città doveva pur esserci. Lui nuotò in tutti gli oceani.
Lei pianse di commozione ai piedi di un Buddha gigantesco
che le sorrideva.

Furono di casa nelle case di tante famiglie in tante città,
ma nessuna era la loro città. Alla fine la trovarono.

Prima di loro milioni di uomini e donne hanno visitato la stessa città.
Non è introvabile : è invisibile.

Per secoli migliaia di scrittori l’hanno descritta. Migliaia di artisti
l’hanno dipinta. Ogni anno 47 milioni arrivano da tutto il mondo.
I più non la guardano perché sono presi a farsi dei selfie.
Nessuno la vede. Per vederla non basta crederci. Non basta viverci.
Bisogna conoscere il suo nome e chiamarla per nome.
Il suo nome è.

 

(Il testo termina bruscamente qui perché il Direttore
aveva chiesto 1000 caratteri e 999 è davvero un bel numero)


999

 

 

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19

Hemingway che decise di essere Hemingway.

 

Mi chiedo e ti chiedo :

se Hemingway, che era Hemingway, per scegliere il titolo di un suo romanzo ha scritto prima 44 titoli;

 

44-titoli-hemingway

se Hemingway, che era Hemingway, per decidere il finale di un suo romanzo, ha scritto prima 47 diversi finali, uno più bello dell’altro;

io, che non sono Hemingway, per un titolo o un incipit o per il finale di una storia quanti ne dovrei scrivere

prima di trovare le parole giuste ?

 

Perché io, come chiunque altro, sia che scriva un romanzo sia che scriva un WA, devo trovare le parole assolutamente giuste. Non una parola qualsiasi, non una parola simile : no, quell’unica parola giusta.

E le parole giuste devono essere assolutamente tutte quelle indispensabili : non una di meno e soprattutto non una di più.

 

Per me che non sono Hemingway, come per Hemingway che decise di essere Hemingway,

scrivere è stupendo e difficilissimo.

Ma non ne posso fare a meno, perché soltanto se scrivo so davvero cosa penso.

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 20

Non c’è bisogno di guardare lontano
per creare un capolavoro.
L’idea ce l’hai sotto al naso !

Un musicista si mette al piano.
Deve comporre una canzone.
Non ha nessuna idea.
Sul leggio non c’è spartito.
Le dita sono immobili sulla tastiera.
La tastiera :

la-tastiera

… tasti neri di ebano e tasti bianchi di avorio

Ebano nero e avorio bianco.
Bianco e nero; nero e bianco.
Da soli nero e bianco non fanno musica,
insieme sono musica.

Bianchi e neri e gialli e rossi : solo insieme si crea armonia.

 

con-play

 

Ebony and ivory
live together in perfect harmony
side by side on my piano keyboard.
Oh Lord, why don’t we?
We all know that people are the same wherever you go
There is good and bad in ev’ryone.
We learn to live, when we learn to give
each other what we need to survive, together alive

 

Ebano e avorio,
Vivono insieme in perfetta armonia,
L’uno accanto all’altro
sulla tastiera del mio pianoforte,
Oh, Signore, perché non noi ?

Lo sappiamo tutti che le persone sono uguali dovunque tu vai,
c’è del buono e del cattivo in ognuno di noi.
Impariamo a vivere quando impariamo a darci l’uno l’altro
ciò che ci serve per sopravvivere : siamo vivi insieme.

 

https://www.youtube.com/watch?v=XjFSnfuZAvw

Pensa alle infinite volte in cui in tutto il mondo un musicista si è seduto al pianoforte.
La tastiera era lì, sotto il suo naso : è sempre stata lì. Eppure nessuno prima di Paul McCartney si è mai accorto che i tasti bianchi e i tasti neri raccontano una storia. Una storia di comprensione, di integrazione, una storia d’amore. In musica.

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21
Si parla di pirla.
(astenersi permalosi)

Il 18 Aprile 2022 alle 22.30 in via Salvatori, in Darsena a Viareggio un ladro ruba a un pilota di F1 un orologio da polso, “Richard Mille Rm 67-02” che vale almeno 2 milioni di Euro. Scritto in cifre fa più impressione : un orologio che vale 2.000.000 €.

leclerc-e-orologio

 

13 spunti di riflessione (quasi un ‘koan’ zen).

1

Uno che spende più di 2 milioni di Euro per un orologio da polso è un folle. Però se chi li spende è Charles Leclerc, pilota di Formula 1 e milionario, può permetterselo.

2

Uno che va in giro a piedi di notte in zona portuale male illuminata indossando un orologio da polso che vale almeno 2 milioni di Euro è un incosciente.

3

Uno che per concedere una foto ricordo, un selfie, a uno sconosciuto, si fa sfilare dal polso
un orologio da polso che vale almeno 2 milioni di Euro è un pirla.

4

Uno che con la scusa di farsi un selfie riesce a sfilare dal polso del proprietario un orologio
da polso che vale almeno 2 milioni di Euro è un genio …

5

.. soprattutto se la fa franca e non si fa prendere.

orologio-fontale

6

Però forse quell’orologio da polso che vale almeno 2 milioni di Euro Leclerc non l’aveva comperato : l’hanno fatto su misura per lui e glielo hanno regalato.

7

Comprato o regalato che fosse l’orologio da polso che vale almeno 2 milioni di Euro, rimangono sempre validi i pensieri qui sopra n. 2, 3, 4 e 5.

8

Però se a regalare al pilota di F1 l’orologio da polso che vale almeno 2 milioni di Euro è stato chi lo produce e lo vende, il mitico ‘orologiaio’ Richard Mille, allora nascono altri pensieri :

9

Vero o falso che sia stato quel furto – reale o architettato – di quel furto hanno parlato per giorni e giorni TV, Radio, Quotidiani, Settimanali e Social di tutto il mondo, con pagine intere, descrizioni e fotografie sia dell’orologio, sia del ‘testimonial’ pilota di F1.

10

Acquistare in tutto il mondo su TV, Radio, Quotidiani, Settimanali e Social lo stesso spazio che è stato dedicato gratis a quel furto, sarebbe costato molto di più dei 2 milioni di Euro che vale quell’orologio. Decine di milioni di Euro di pubblicità gratis per un furto di 2 milioni di Euro : un buon affare.

11

Se così fosse, allora nessuno – non il pilota, non il ladro, non l’orologiaio – nessuno è un pirla. Anzi, sono tutti dei geniali creativi.

12

Il pirla allora sono io che ho dedicato tempo della mia vita al furto di un orologio da polso che vale almeno 2 milioni di Euro, ma forse non è nemmeno un furto.

13

Sarebbe assolutamente fuori luogo anche soltanto pensare che chi ha dedicato tempo della sua vita a leggere queste mie riflessioni sia un pirla. Da questa storia, come dalle parabole e dalle favole, si può ricavare una morale : un consiglio pratico di creatività che chiunque non sia un pirla, sa comprendere e saprà al momento giusto applicare al suo lavoro e alla sua vita.

 

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22

I grandi sono davvero grandi

quando  …

 

Si sta girando il kolossal più kolossal della storia del Cinema.

5 anni di lavoro solo per prepararlo. Gli attori più famosi e più costosi  e 14.000 comparse.
Sul set anche 15.000 animali : leoni, elefanti, giraffe, zebre, rane e cavallette.

mose

 

 

Il regista non soltanto è molto vecchio, ma durante le riprese ha un infarto.
Niente però lo ferma : 3 giorni in ospedale e poi, contro il parere di tutti,
eccolo qui sul set a girare da 3 settimane una scena con migliaia di comparse.

E’ l’orgia degli Ebrei che – in assenza di Mosè, salito sul monte Sinai
a ricevere da Dio le tavole dei 10 comandamenti – fanno di tutto :
gozzovigliano, mangiano, bevono, ballano, copulano, giorno e notte.

 

Appollaiato in cima ad un’altissima scala l’anziano e sofferente regista
sta urlando dentro a un megafono i suoi comandi alle migliaia di attori,
comparse, tecnici e animali sotto di lui.

Si interrompe di colpo : nel silenzio si sente distintamente
la voce di una ragazza che sta parlando.

Grande ! tuona il regista. Noi siamo qui a creare la storia del Cinem
e quella ragazza ..
(la indica distintamente in mezzo alla folla),
quella ragazza invece di ascoltare cosa dico io, chiacchiera con la sua amichetta.”

Il silenzio è, come dicono oggi, assordante.

“Magari la signorina – tuona il regista – magari la gentile signorina
vorrà far sapere anche a tutti noi che cosa cazzo è così importante da dire
che non può aspettare la fine delle riprese !”.

Se fosse Dio a parlare non ci sarebbe in migliaia di persone tanto terrore.

I divi di Hollywood, i generici, le comparse, i tecnici, gli animali (sì, anche gli animali
hanno capito la drammaticità del momento) trattengono il fiato.

Nel silenzio universale la ragazza apre la bocca :

“Dicevo alla mia amica qui : ma ‘sto vecchio pelato e scorreggione
si decide o no a dire : “Pausa-pranzo” ?

 mose-separa-le-acque

 

Il vecchio regista fulmina con lo sguardo la sventurata, ci pensa solo un attimo,
afferra il megafono e urla : “Pausa-pranzo !”.

 

Post Scriptum

Il gigante che nelle immagini qui sopra spacca in due il Mar Rosso e separa le acque
non è ovviamente il regista Cecil B. DeMille che gira nel 1956 in Egitto
“I dieci comandamenti”.
Però io me lo immagino proprio così mentre tuona nel suo megafono :

                                           “Pausa-pranzo !”

I veri grandi sono davvero grandi quando sanno dimenticarsi di essere grandi.

mose-separa-le-acque

 

 

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Se vuoi veramente farmi ridere
devi veramente farmi piangere.

Racconta Nanni Loy, scrittore e regista :

Un giorno porto un mio testo a Totò.
Lui non lo apre nemmeno, mi chiede : “Il tuo personaggio tiene fame ?”

Rispondo : “Beh, sì ha problemi per mangiare…”

“Tiene suonno ?” continua Totò.

“No, per ora non ci sono scene dove ha sonno. Però le posso aggiungere.”

E Totò : “E questo personaggio tiene freddo ?”

“Sì, ha freddo perché è davvero povero”.

“Vabbuono, dice Totò. Su tre cose me ne bastano due”.

Decide di fare il film senza neanche conoscere la storia. Totò elenca le tre cose più serie,
più dolorose, più tristi. La fame, il sonno, il freddo sono problemi di tutti
ed è su queste cose che il comico deve lavorare.

Charlie Chaplin : “La vita è una tragedia in primo piano e una commedia in campo lungo”.
La vita, se la vivi da vicino, in Primo Piano, a volte è una tragedia, ma da lontano la tragedia (soprattutto se è la tragedia di un altro) può farti ridere.

Forse Chaplin ha letto Tolstoi : “(Da lontano) tutte le famiglie felici sono uguali;
(da vicino, in Primo piano) ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”.

Definitivo Giovanni Covini che non citerò mai abbastanza.
Parla con l’autore di un film che tratta di un argomento tragico
e però vorrebbe far ridere.

L’autore del film si giustifica con Covini :
“Vabbè, che c’è di male, dai ? È una commedia”.

Covini : “No. Non è mai solo una commedia.
Falla su qualcos’altro, la commedia, non su un argomento così tragico. Oppure sì,
falla la tua commedia su questo argomento, che va benissimo,
ma mi devi spaccare in quattro. Mi devi spaccare in quattro dalle risate e dalla disperazione”.

Risate e disperazione insieme.

 

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27

Piuttosto caro lo sperone di Leone

Si gira “Il buono, il brutto, il cattivo” in Spagna. A fine giornata Leone si accorge che manca un’inquadratura : il dettaglio a pieno schermo di uno sperone che gira.

 

bue

 

Ecco la sequenza dove manca l’inquadratura dello sperone : nella camera “4” di una locanda
il Buono del titolo (il “Biondo” per i suoi compari) è tutto preso a smontare, pulire e rimontare
la sua pistola : praticamente inerme e indifeso.
Quattro assassini arrivano per farlo fuori.
Fuori, in strada sfila una interminabile colonna di centinaia di soldati a cavallo,
il Generale su un carro, decine di feriti che si trascinano sulle stampelle, migliaia di fanti
che marciano a piedi, carri e carrozze e cannoni a traino.
Il frastuono della colonna in marcia copre il rumore dei passi dei killer che avanzano
in punta di piedi (cioè, in punta di stivali) per sorprendere e uccidere il Buono.

Manca lo sperone che gira : eppure è lui l’eroe di questa sequenza.
Sarà proprio il rumore dello sperone a rompere il silenzio che si crea perché la colonna di soldati, cavalli, carri e cannoni si è improvvisamente fermata.

con-stivale

 

Il dettaglio di quello sperone che – enorme a pieno schermo – gira, fa un inconfondibile rumore e mette sull’avviso il Buono, è fondamentale per il film.

“… e non l’abbiamo girato !”, dice Leone a fine giornata.

“Vabbè, dice il Produttore a Leone, lo faremo un altro giorno”.

Passano i giorni, finiscono le riprese, partono gli attori, si smonta tutto, ma …..

“Ma dobbiamo girare il dettaglio dello sperone”, dice Leone.

”Vabbè, dice il Produttore. Che ci vuole ?
Gli speroni, un paio di stivali e una comparsa che cammina”.

 

“No, dice Leone. Lo sperone si vede a pieno schermo, gigantesco. Ma dietro …
dietro lo sperone che gira si deve vedere la colonna di soldati, i cavalli, i carri e i cannoni.
Tutti prima marciano e poi improvvisamente si fermano.
Questo si vede sullo sfondo, davanti si vede lo sperone che gira”.

 

Non so se il dettaglio dello sperone che gira l’hanno poi mai girato. Ma so per certo
che al Produttore è girato, e non per un pugno di dollari, nemmeno per qualche dollaro in più, ma per qualche milione di dollari in più, al Produttore è girato qualcos’altro.

 

Post Scriptum (3 cadaveri dopo)

In realtà il dialogo di Leone con il malcapitato Produttore (o Direttore di Produzione)
è inventato. Come puoi facilmente verificare a questo link :

https://www.youtube.com/watch?v=cPEUSCxaTKs

i 3 assassini camminano in punta di stivali prima sulle scale e poi nel corridoio della locanda.
E da dove sono loro non si vede affatto la colonna di soldati, cavalli, carri e cannoni
prima in movimento e più tardi improvvisamente immobili e in silenzio.

Quindi non è vero che girare l’inquadratura con il dettaglio dello sperone che gira
avrebbe richiesto una cifra spropositata. Si poteva girare dovunque in qualsiasi momento praticamente a costo zero.

Inoltre non è nemmeno vero che nel film sia stato il rumore degli speroni a salvare la vita
del Buono. E’ stato il rumore del tacco degli stivali sul pavimento di legno del corridoio
della locanda nel preciso momento in cui cessa il frastuono della colonna in marcia.
I tacchi, non gli speroni !

A creare la leggenda è stata forse la battuta del Biondo che spiega ai 3 cadaveri
che a tradirli è stato il suono dei loro speroni. E gli fa eco il Brutto, simpaticissimo,
che fa girare i suoi di speroni ..

brutto

… richiama l’attenzione del Biondo e lo invita a suicidarsi.

Forse lo sperone di Leone è una leggenda e nel western quando la leggenda diventa realtà,
vince la leggenda. Lo dice il titolo : “C’era una volta il Western” di Sergio Leone.

 

Post Scriptum (3 ore dopo)

Telefona l’Editor, lui in vacanza in Sardegna, io qui a lavorare :
“Guarda, Franco che il titolo del tuo prossimo libro -
“€ureka ! dopo ‘crear$i’ altri 9439 consigli pratici per la tua creatività” -
lo dice chiaramente.

Tu prometti 9439 consigli pratici e perciò ogni tuo brano deve contenere un consiglio pratico.
In questa storiella dello sperone, vera o falsa che sia, dov’è il consiglio pratico ?

Come tutti sanno gli Editor hanno sempre ragione : il loro compito
è separare il grano dalla pula e poi pubblicare la pula.
Perciò obbedisco.

Ecco per te, amico Lettore, un consiglio pratico, anzi tre consigli pratici,
utili se tu lavorerai nel Cinema, in TV, nello spettacolo, sui social, ma in fondo in qualsiasi professione richieda creatività, improvvisazione e decisioni fulminee.

Primo consiglio pratico :
Non rimandare mai a domani l’inquadratura che puoi girare oggi.

Secondo consiglio pratico :
L’inquadratura che tu potresti girare oggi, se la rimandi, potrebbe essere
l’ultima inquadratura che ti capiterà mai più di girare in tutta la tua vita.
5 minuti di più oggi per una vita migliore domani.

Terzo consiglio pratico :

Fa come Snoopy :

chiusa-per-sperone

 

 

 

28
Esame di Greco antico.
Trenta. E lode. E scomunica. E Oscar.

Esame di Greco antico alla severissima prestigiosa Università di Oxford.

Uno studente, 7 professori. Uno più severo dell’altro. Lo studente si siede,
gli propongono un testo in greco da tradurre a prima vista.
E’ il brano che racconta la passione di Cristo.

matteo-27-46-66

 

Lo studente attacca sicuro, traduce rapido e perfetto.
Non una sbavatura, nemmeno un’imprecisione.

Continua per parecchi minuti, profondamente immerso nella lettura.
I 7 severissimi professori sono stupefatti. Finalmente il Presidente della Commissione
dice allo studente : “Va bene. Basta così. Bravissimo. Si fermi.”

Lo studente non fa una piega, non alza la testa continua a tradurre.

“Le ho detto di fermarsi. Abbiamo capito. Ha già il massimo dei voti : si fermi !”

Lo studente alza gli occhi dal libro e dice : “Per favore, lasciatemi continuare.
Questa storia mi appassiona. Voglio scoprire come va a finire”.

Il voto è inevitabile : 30 e lode. Nemmeno un Professore riesce a tradurre
un testo mai visto prima così velocemente e senza un errore.

La scomunica è inevitabile : non puoi arrivare a quell’età e non saper nulla del Nuovo Testamento.
Persino gli analfabeti sanno come va a finire la Passione di Cristo.

Anche l’Oscar è inevitabile : lo studente fa Wilde di cognome.

wilde-studente

 

Ti racconto di Oscar perché gli esami nella vita non finiscono mai.
Anche tu ne dovrai affrontare sempre e di ogni tipo.
A scuola, sul lavoro, nei campi sportivi, in amore e – i peggiori – in ospedale.
Se puoi, se riesci, prova ad affrontarli tutti con la stessa innocente e irriverente spregiudicatezza
con cui lo studente Oscar qui sopra ha affrontato il suo esame di greco antico.

Forse questo tuo atteggiamento non riuscirà a modificare l’esito dei tuoi esami
(in particolare RX, PEC, TAC, RM, macchine del tutto sorde alla personalità del paziente),
ma certo renderà molto più simpatico te.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

10 Responses to ““€ureka !””

  1. Franco says:

    Consiglio 7.
    Ho scritto più o meno le stesse cose qui :
    http://www.francobellino.com/?p=3936

    Le riporto qui a futura memoria per quando metterò in bella copia queste righe.

    Ammissione di inadeguatezza.
    L’autore di questi consigli ha sempre viaggiato astenendosi rigorosamente dal portare con sé qualsiasi strumento per la registrazione di immagini : ovviamente non telefoni cellulari (di cui in quegli anni nemmeno la fantascienza sospettava la futura esistenza e folle diffusione), né macchina fotografica, né cinepresa o telecamera, che pure gli sarebbero state ampiamente e gratuitamente disponibili avendo egli lavorato per circa 30 anni nella più importante Casa di Produzioni cinematografiche e televisive d’Italia nel ramo pubblicitario.
    Egli per guadagnarsi da vivere inventava storie per immagini, ma si asteneva dal registrare immagini di sé e dei suoi viaggi.
    I selfie non erano ancora stati inventati o si chiamavano “auto-ritratti” ed erano quindi opera di artisti, pittori e fotografi di professione, non di avventurosi esploratori del week-end, andata-e-ritorno in giornata per non pagare l’albergo e colazione-al-sacco per non farsi spellare vivi dai banditi del posto.
    Per l’autore di questa pièce non fotografare era una scelta di rispetto e di amore. Era la dimostrazione etica e pratica di assoluto rispetto sia per i luoghi sia soprattutto per le persone che via via in tutto il mondo incontrava. Rispetto per persone che – e ce n’erano ancora ! – ancora pensavano che chi si appropriava della loro immagine, poteva poi anche appropriarsi della loro anima e condizionare la loro vita. Rispetto per culture e personalità che si poteva tentare di conoscere, con cui si poteva forse dialogare, ma che non si potevano derubare.
    Quelle persone andavano rispettate, con loro si poteva dialogare, ci si poteva vedere e rivedere, a volte scambiarsi piccoli doni, accettarne l’ospitalità, in certi casi diventare parte della loro famiglia (i Kelker e gli Allred nello Utah; i Gajjar a Rajkot nel Gujarat e gli Agarwal a Johdpur nel Rajasthan), in due casi diventarne fratelli adottivi come Ashya a Udaipur e Rejon a Banjar Bentuyung di Bali), ma non si poteva appropriarsi delle loro immagini, meno che mai della loro anima.
    Un bizzarro effetto collaterale di questa sua scelta fu che per decenni, in ogni parte del mondo, persino in Paesi dove la sua presenza, la sua carnagione, il suo abbigliamento lo indicavano immediatamente come ‘alieno’ e non del posto, sempre capitò che qualcuno – vedendolo privo di macchina fotografica – lo fermò e gli chiese informazioni stradali. La logica era questa : quello lì non ha una macchina fotografica, quindi deve essere del posto, forse sa indicarmi dove devo andare. Qualche volta l’alieno seppe indicare la direzione giusta, perché tornava spesso nei posti che amava e alla fine li conosceva bene, come uno del posto.
    Soltanto una volta, in viaggio con la donna che amava, loro due soli in regioni lontane dai flussi del turismo occidentale, egli portò con sé una ingombrante Polaroid prima versione. Lo fece perché quella macchina gli consentiva di regalare a uomini, donne, bambini e anziani le immagini che uscivano ancora tiepide dal gigantesco apparecchio. Immagini che venivano accolte e religiosamente osservate sul palmo della mano. Immagini che apparivano come un dono prezioso da conservare con precauzione e guardare e condividere con religiosa attenzione. Per alcuni di loro quella era la prima e unica volta nella loro vita che vedevano un’immagine permanente di se stessi. Ben diversa e ben più ‘sacra’ che non le immagini di sé viste in specchi d’acqua o in frammenti di specchi o su superfici riflettenti.
    Di quel viaggio infatti egli non ha nemmeno una, una sola foto.

    Non ha immagini, però ha ricordi. Meravigliosi ricordi. A volte ricordi nitidi e coloratissimi. A volte sfocati. A volte evocati da un suono, da un odore, da un nome, da un profumo. Ricordi che possono nascere dalla lettura di un testo o di una mail che parla dello stesso argomento o viceversa da un testo che parla di tutt’altro, ma che misteriosamente ha il poter di far rinascere immagini e sensazioni vivissime di tutt’altro. A volte anche ricordi che tornano in vita grazie a degli appunti di viaggio.

    Il nostro autore sapeva benissimo che i ricordi svaniscono, sapeva che andare verso il capolinea della sua attuale incarnazione comporta una progressiva e forse totale perdita del suo capitale di ricordi. Perciò, quando possibile, la sera prima di addormentarsi annotava i momenti più importanti della giornata appena vissuta. Lo faceva anche Bruce Chatwin, ma lui aveva una Moleskine, qui invece si usavano notes con fogli bianchi e senza l’elastico.
    Libero dall’impegno di registrare tutto ciò che gli capitava di interessante o che vedeva di emozionante, quindi niente foto e niente film, l’autore si ritrova però oggi nell’impossibilità di documentare e arricchire con immagini la condivisione dei suoi ricordi.

  2. Buongiorno Franco!
    Ho aperto il nuovo €ureka!
    Come il solito fantastico!
    Diventa più difficile però leggerne uno a caso. Me ne sono appena sparati tre uno dopo l’altro !
    Grazie mille per avermi inviato il link.
    Niccolò

    Niccolò,
    attento all’overdose.
    Può essere letale
    guidando.
    F

  3. Maurizio says:

    Altre pillole di saggezza.
    Vanno giù senz’acqua, tonificano lo spirito e alleviano l’insonnia.

  4. Franco says:

    Commento a § 22 “I grandi sono davvero grandi quando …”

    Appassionati e storici del Cinema esigono da me l’esatta frase pronunciata dall’irriverente fanciulla.
    Era probabilmente una ragazza del luogo perché in una produzione con 14.000 comparse non le si fa certo arrivare da lontano.
    Ma la nostra contadinella egiziana dimostra una così raffinata conoscenza della lingua inglese
    da far presumere una sua precedente frequentazione dei salotti di Buckingham Palace o quantomeno delle aule del MIT.
    Infatti la battuta tramandata dice testualmente :

    “I was just saying to my friend here : ‘I wonder when that bald-headed old fart is gonna call ‘Lunch !’”

    (Fonte della citazione : “IMDb”, autorevole e documentatissima miniera internazionale di dati filmografici.)

  5. Nota a 14 Auto-ironia (ironia in auto)
    *
    Intervista di Roberta Scorranese a Massimo Lopez,
    pubblicata a pagina 27 del ‘Correre della Sera’ del 15 Aprile 2022.
    *
    Anna Marchesini ha avuto successo non perché “l’ha data”, ma perché ha studiato tutta la vita.
    Laurea in Psicologia all’Università ‘La Sapienza’, anni di studio prima e di insegnamento poi all’Accademia di Arte Drammatica,
    presenza fissa al mitico “Piccolo” di Milano, autrice dei testi, protagonista e regista di Teatro, TV e Cinema, scrittrice.
    *
    La canzone “Angeli negri” nasce negli anni ’40 da una poesia dello scrittore venezuelano Andrés Eloy Blanco
    (guarda caso, si chiama Blanco e scrive Negro) : “Pìntame Angelitos Negros”.
    Sono passati 80 anni e non mi ricordo di avere mai visto angioletti neri in volo attorno a martiri, santi e madonne.

  6. Altra nota a 14 “Auto-ironia (ironia in auto) :
    *
    Sì, è vero : dopo “I migliori anni della nostra vita”
    ci andava questo link :
    https://www.youtube.com/watch?v=RNeXIRv-1ZY

    Ma non volevo esagerare.

  7. Sara Missaglia says:

    Grazie Franco. Ho letto e riletto i tuoi consigli: creativi o di vita, il confine è sottile ma non fa differenza. Sono belli: di quella bellezza che ti ammalia, come un sorriso luminoso, un bacio rubato, una carezza che non ti aspetti. Sono intelligenti, arditi, irriverenti e dissacranti, ma anche di grande buon senso, sensibilità, spessore dell’animo. Sono utili, semplicemente perché inducono alla riflessione, lasciandoti aperto a una molteplicità di risposte. Sono te, la tua vita, la gente che hai incontrato, i luoghi dove hai vissuto. E se, come diceva Victor Hugo, è dall’ironia che comincia la libertà, tu sei un uomo libero. Chapeau.

  8. Franco says:

    Che bello, Sara,
    pensa che bello se anche soltanto la metà
    di quello che tu mi scrivi fosse vero.
    E’ straordinario come tu riesca a intuire
    quello che io vorrei fare, ma non so fare.
    Tu senti e leggi quello che io sento ma non ho scritto.

  9. commento al consiglio pratico n. 20 :
    “Non c’è bisogno di guardare lontano per creare un capolavoro. L’idea ce l’hai sotto il naso”.
    L’idea ce l’hai sotto il naso, al bancone del bar, sul divano dopo cena e davanti alla TV.
    Cappuccino al mattino : caffè nero e latte bianco.
    Uiskino dopo cena : Black & White.
    Filosofia cinese : Yin e Yang, nero sul bianco e bianco sul nero.
    Cinema e TV : la realtà è a colori, ma il bianco-e-nero è più realistico.
    Siena e la sua ‘balzana’ : soltantro bianco e nero. Eppure Siena è la città al mondo
    dove i più profondi contrasti creano una meravigliosa unità.

  10. commento ai consigli 12 e 27

    Sia la leggenda dello sperone che costa milioni,
    sia la storia dell’inquadratura che costa miliardi,
    vengono dal film :
    “Sergio Leone : Cinema, Cinema”
    di Manel Mayol e Carles Prats, Spagna 2002

    Al sogno di Sergio Leone, il regista Giuseppe Tornatore ha dedicato il libro : “Leningrado”, Sellerio 2018.

    Quando morì il 30 aprile 1989 per un infarto, Leone era al lavoro su un progetto che avrebbe dovuto raccontare
    l’assedio di Leningrado durante la Seconda guerra mondiale da parte delle truppe di Hitler.
    Il Fuhrer consigliato dai suoi generali decise di prendere la città per fame, circondandola e aspettando.
    Secondo i suoi consiglieri in un anno, isolati dal mondo,
    senza rifornimenti gli abitanti di Leningrado avrebbero dovuto arrendersi. Invece così non fu
    e l’assedio durò 900 giorni, con la sconfitta dell’esercito nazista e perdite umane ingenti da tutte e due le parti….

    Tornatore si innamora del progetto : è convinto che almeno una bozza del soggetto firmato da Leone esista veramente.
    Grande è stato lo stupore quando a casa del figlio di Leone, Tornatore scopre
    che tutto quello che Leone aveva scritto del suo film sono tre paginette scarne:
    l’abbozzo della scena iniziale che lui usava per raccontare l’idea ai produttori e convincerli a finanziare il progetto…
    Leone narra la prima sequenza del suo film in maniera così convincente, dilatando il racconto e arricchendolo di particolari,
    da far pensare che avesse lo script dell’intero suo film già pronto sulla sua scrivania.

    Io non ho il libro di Tornatore e non ho ancora letto “le tre paginette” che sono tutto quello
    che in anni e anni di lavoro sul suo sogno Leone ha lasciato scritto.
    Quello che Leone dice nel mio testo qui sopra al consiglio 12 è soltanto
    una mia traduzione e re-interpretazione del parlato dello studioso Christopher Frayling
    nel film citato qui sopra.

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