Mille e una notte. Anzi, 1001 profumi d’Egitto.

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Duello all’ultimo centesimo in un mercato egiziano.

 

Questa è la nostra avventura del Dicembre 1967 nel suq di Khan al-Khalili al Cairo.

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Il negozio è una vera scenografia teatrale, degna della pittura orientalista dell’800, con divani, poltrone, tende, musica in sottofondo e profumi nell’aria.

Si chiama infatti “1001 Perfumes”, o forse “1001 Nights Perfumery”.

Prologo

Dove si scopre di vivere un deja vu mai vissuto prima. Non da noi e forse nemmeno da altri.

 

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Che pena il pene che va e che viene. Un pesce Ossirinco nuota dal Canal Grande in Egitto al Canal Grande a Venezia.

Da circa 52 anni sugli scaffali della biblioteca di casa guizza (si fa per dire) questo innocuo pesciolino :
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Scopro solo ora, dopo 52 anni e 10 traslochi, che questo innocuo pesciolino non è un pesciolino e non sa nuotare, però è arrivato sul Canal Grande di Venezia dal Canal Grande egiziano. Soprattutto scopro che non è affatto un pesciolino innocuo : anzi ! E’ fallofago (poi spiego cosa vuol dire).
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Il Leone di san Marco va di bolina grazie alle frange. Carli sorride.

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Il Gonfalone di Venezia è (credo) l’unica bandiera al mondo che ha le frange.
Le frange hanno a che fare con il vento … il vento con le vele … le vele con il mare … il mare con Venezia …
Venezia con il Leone di san Marco …

Il Leone di san Marco va di bolina grazie alle frange. Carli sorride.

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Da anni sono innamorato di una piccola scultura che rappresenta il Leone di San Marco
investito da una potente raffica di vento. E’ tutto scapigliato, scarmigliato. Per leggere il seguito clicca qui sopra »

In un terrazzo su in Paradiso c’è un cane che salta per prendere al volo le gocce di pioggia. Si chiama Full.

Full era un pastore belga (‘Groenendael’).

Lui abitava a Bologna, io a Varese.
Però i miei genitori inventarono lo ‘s-bolognamento’ :
mi s-bolognavano, cioè mi mandavano dai nonni a Bologna
il più spesso e il più a lungo possibile.
Tutte le vacanze di Natale … tutte quelle di Pasqua
e almeno due-tre mesi ogni estate io ero s-bolognato.
E allora per Full e per me era festa grande.

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In un terrazzo su in Paradiso c’è un cane che salta per prendere al volo le gocce di pioggia. Si chiama Full.

Full era un pastore belga (‘Groenendael’).
Lui abitava a Bologna, io a Varese.
Però i miei genitori inventarono lo ‘s-bolognamento’ :
mi s-bolognavano, cioè mi mandavano dai nonni a Bologna il più spesso e il più a lungo possibile.
Tutte le vacanze di Natale … tutte quelle di Pasqua e almeno due-tre mesi ogni estate io ero s-bolognato.
E allora per Full e per me era festa grande.

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La palla a canestro … .. ai tempi che quando facevi un fallo, alzavi tu il braccio e ti autoaccusavi con l’arbitro (se c’era) o con gli avversari.

Capisco che un giocatore che da solo, senza che nessuno lo obblighi, confessa di aver fatto fallo, anche se l’arbitro non se n’era accorto, possa sembrare da ricoverare d’urgenza in TSO. Oggi un giocatore nega appassionatamente di avere massacrato l’avversario, anche se ha le mani ancora sporche di sangue. Anzi si lamenta con l’arbitro perché non sbatte fuori la vittima con il cartellino rosso (sangue) e i tifosi lo stimano proprio per questo suo cinismo. Ma nel mondo della “palla a canestro” (non ancora “pallacanestro” tuttattaccato e non ancora “basket” tu vuò fa’ l’americano), tempi diversi da quelli di oggi sono esistiti. Mi sembra giusto, o quanto meno piacevole (per me), rievocarli. Per leggere il seguito clicca qui sopra »