Dal self-made man al selfie-made man.

Darwin revisited : l’involuzione della specie.

Dal self-made man al selfie-made man.

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Sono 66 anni che amo Venezia eppure trovo ancora stupendo, ogni volta nuovo e emozionante e sorprendente, passare tempo alla finestra ad ammirare il Canal Grande.

Ieri sera però un signore sul pontile proprio di fronte a casa ha attirato la mia attenzione.
Si faceva dei selfie… lo fanno tutti, ma lui continuava senza smettere mai. 10 minuti di selfie … poi 20 minuti … poi mezz’ora.
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Le Poinçonneur des Lilas … mais ou sont les poinçonneurs d’antan ?

Qualche tempo fa, sembra qualche secolo fa, quando prendevi il metrò a Parigi,
un signore in fondo alla scala ti forava il biglietto con una punzonatrice.
Era il “poinçonneur”.

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C’è una canzone scritta, musicata e interpretata da Serge Gainsbourg,
dedicata a proprio a questo personaggio. Si chiama “Le Poinçonneur des Lilas”.

Stupenda canzone, un indimenticabile ritratto, molto triste, alla fine tragico.
E’ la storia di quest’uomo, di una sua intera giornata,
un’intera vita passata al buio, sottoterra,
a fare dei buchi .. dei piccoli buchi .. sempre piccoli buchi. Per leggere il seguito clicca qui sopra »

La disfida di Barletta. Commedia in tre atti e tre chili. Di triglie.

Leggo un ricordo del papà di Al Bano e mi ricordo il papà di Michele Spinazzola.
Al Bano : “Papà era rimasto all’epoca della contrattazione. A Milano saliva sul tram, il biglietto costava 100 lire,
ma lui chiedeva sorridendo di abbassare il prezzo a 80. Veniva da un altro mondo».

E’ il mondo del papà di Michele, nel ricordo di un’estate ospite in casa loro a Barletta.
Preside del Liceo, il professor Spinazzola va a fare la spesa :
al mercato, soprattutto per il pesce, nel Meridione andava l’uomo, non la donna.

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Shakespeare in India : la vita è una sagoma di latta.

Nel secolo scorso abbiamo vissuto per 6 settimane in una famiglia indiana a Rajkot nel Gujarat.
Rajkot non ha alcuna attrazione turistica, però un giorno arrivò in paese dal deserto del Thar
una famiglia di saltimbanchi nomadi della tribù dei Rabari. Fu una grande attrazione.

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Alcuni bambini però non potevano permettersi nemmeno le poche rupie dello spettacolino messo in piedi con 4 panche e un microfono.

Tristi e in disparte quei bambini (noi due insieme a loro) scoprirono un vecchietto, lacero ma bellissimo,
che li fece radunare attorno a sé, poco lontano dallo “spettacolo” vero e proprio.

 

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“Nò màny!” fece cenno con le mani (gli Indiani tra di loro spesso si parlano in inglese, anche se non sanno l’inglese.
Nò màny!” era evidentemente considerato comprensibile a tutti). Per leggere il seguito clicca qui sopra »