Kaavad, Kaavadiya Bhats .. English synopsis in honour of Nina Sabnani

 

 

Nina has been studying Kaavad for years. She wrote articles, shot and edited films

and published a beautiful book on this subject I love.

Schermata 03-2456747 alle 09.36.13

 

That is why I prepared for her a synthesis of a few memories about what this love of mine

led me to do when I was in Rajasthan about 45 years ago.

 

Here it is Nina, for you. With respect and love.

Sx Pappuram Holding the bookDSC_0222Dx Kojaram Holding the book

 

Dear Nina

To save time I prepared a short synopsis of the main points of my text 

posted in Italian only here below.

 

In 1969 and the following years Giovanna and Franco Bellino, guided by Ashiya Manvendra Singh of the Barathia Lok Kala Mandal of Udaipur researched the desert area around Jodhpur.

The objective was to find at least one real “Kaavadiya Bhat”, record his storytelling (sound only, no camera), buy his kaavad, take it back to Italy and take colour photos of every single successive step up to the opening of the final most sacred part.

 

The photos with the recording of the kaavadiya bhat words would have been excellent material for a fine arts book.

We found one kaavadiya bhat, but did not manage to record his storytelling. We did however take, back to Italy his kaavad,  However, the book was never published.

 

I still have his kaavad, never touched or opened in these last 45 years, and I am planning to give it as a gift as soon as possible to the son of my Rajasthani brother Ashiya, Bapu Manvendra Singh, now my adopted nephew.

 

I will translate into English a few points. Really nothing if compared to your study, Nina,

however it might be of some interest for you. At least you could see how the situation

was about 50 years ago, when you were not yet born, dear Nina.

 

. . . . . . . . . . . . . . .

 

It took us many days and several trips to the desert area to find one kaavadiya bhat.

In every village we arrived at we heard, “he passed here a few days ago, but now he is gone.”

Where did he go? “Who knows ?”

From village people, we came to know that the reputation of these itinerant storytellers was not completely positive: storytellers first of all, but also scoundrels, sometimes thieves, crooks, and rather sticky little beggars: (“Do you see that? That is Mr. XXX; he drives a luxury car because his family gave me 1.000 rupees. Here instead, see that Mr. YYY limps: his family has been very stingy with its donations to me, and then what happened? A cart drove over his foot.”

 

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

 

We found also (off the record) that these kaavadiya bhat had a reputation for being incorrigible womanizers. That is why I am not surprised to read: (“The scholar, Barucha, met this Kavariya who, to his surprise, received 30 or 40 bodices for the Kaavad recitation.”

Village backbiting? Could be. With a touch of truth? Who knows ?

. . . . . . . . . . . . . . . . . .

Another interesting discovery was that not only the kaavadyia bhat, but his relatives too would  never have admitted that their relative was a professional itinerant story-teller.

I took us weeks to find a very old kavadhiya bhat, now retired, who kept his kavad, wrapped in shreds and hidden under his unstable cot. Visits lasting two whole days and hours of persistence (there had to be some monetary incentive, too) finally persuaded him to chant the whole story with his kaavad, but not in his village: in a faraway village where nobody knew him.

 Kavadia-bhat

… finally, the kaavadiya bhat started his performance and only at that precise moment did we discover that the battery tape-recorder Ashiya had rented in Jodhpur was not working. We did not record a single word, bit I must have somewhere a few written notes that Ashiya took during the chanting.

 

. . . . . . . . . . . . . . . .

 

A very interesting discovery deriving from our meeting with the kaavadiya bhat was that if he stood, looking directly at the scenes he had been describing for years and years, he did not recognize them. kavadiya bhat che racconta

He had always seen them from a squatting position, with his kaavad on his lap as one after another he opened the doors for his audience.

Thus he had always seen the many figures looking at them upside down. And now (maybe also because of his age) he could only see and describe each one of them upside down.

 

. . . . . . . . . . . . . . . .

 

If you need any further explanation, dear Nina, I will be more than happy

to give to you more details. And I will be proud to show you his kaavad, not mine

 Kavadia-bhat-1

 

 

.. if you happen to be someday here in Venezia. Or if I will have a chance to come back

to visit my nephew Bapu and my Rajasthani family in Udaipur. God knows.

 

 

 

Kaavar, Kaavad, Kaavariya Bhats .. e in Rajasthan son già mille e tre.

In teoria non c’è differenza tra teoria e pratica. Ma in pratica c’è.

Kavadia-bhat-1

 

L’ho scritto decenni fa, lo rivivo verissimo oggi.

 

Mi ha appassionato e molto divertito l’articolo sul volumetto “Lo spazio dell’India” (Centro di Cultura Italia-Asia dicembre 2013) che Aleksandra Szyszko Turek dedica (pagg.139-151) ai “kavar” (per me “kavad”) del Rajasthan. Leggendolo ho rivissuto giorni di avventurose ricerche e di studi appassionati.

 

 

Circa 44 anni fa io ho dedicato due viaggi in India e settimane di ricerche nel Rajasthan proprio alla ricerca dei “kavad” e dei loro cantastorie. Allora mi occupavo di cinema e il kavad è proprio un cinematografo itinerante con tanti film incorporati, ciascuno su misura per un diverso pubblico. E c’è un solo ideatore e regista ed attore che crea la storia, la mette in scena, ne fa la regia e il protagonista ed anche il produttore perché incassa in moneta e in natura. Read the rest of this entry »

Et si omnes ego non.

 

Scendendo verso i Faraglioni, sul cancello di una villa a Capri trovi questa frase :

Villa Capri

Mi ha colpito la prima volta che l’ho vista tanti anni fa e da allora mi è sempre rimasta impressa.  “Anche se tutti, io no.”

Questa frase la sento mia, come se qualcuno avesse pensato e poi scritto per me

qualcosa che io da sempre sento profondamente prima ancora di saperlo e di dirlo.

  Read the rest of this entry »

Shaen prende lucciole per lanterne.


Shaen grande

 

Vedo per caso sull’ultima pagina del Bollettino dell’amico Roberto questo vecchietto che sprizza una contagiosa allegria. Me ne innamoro appena scopro che la sua felicità nasce dal fatto che ha raccolto nel grande leggerissimo sacco (come faccio a sapere che l’enorme sacco è leggerissimo ? ma è evidente prima ancora di sapere che cosa contiene : è evidente per il fatto che il vecchietto lo regge con una sola mano e se ne sta allegramente in bilico su un piede solo,

piede sollevato

mentre solleva agilmente l’altra gamba e con la sola mano sinistra tiene spalancato un grande libro ) …

libro

ha raccolto nel grande leggerissimo sacco una tale quantità di lucciole che stanotte – pur non potendosi  permettere, poverissimo come è, l’olio per tenere accesa una lampada – stanotte potrà però alla luce delle lucciole continuare a leggere lo splendido volume che lui, poverissimo come è, è riuscito a procurarsi e a cui dedicherà tutta una notte che già pregusta, allegrissimo come è, tra le più belle della sua vita.

L’allegrissimo vecchietto si chiama Shaen (Henri L. Joly n.819).

 

Nasce il dubbio che il nostro italianissimo modo di di dire “ha preso lucciole per lanterne” nasca proprio in Cina (forse l’ha portato a noi Marco Polo) dall’esperienza del geniale amante dei libri e cacciatore di lucciole. Lui letteralmente prende lucciole per lanterne, non potendosi permettere la lanterna. E la storia che Shaen sta leggendo deve essere proprio avvincente se lui vuole assolutamente scoprire come va a finire e non può certo aspettare per saperlo fino al sole di domani mattina. Con il suo carico di lucciole lo aspetta una notte davvero luminosa e la sua felicità è contagiosa : ci regala ancora, mille e mille anni dopo, istanti di felicità.

 

E’ un fatto: la sua straripante allegria ha reso più felici anche le ore che hanno seguito il mio incontro con lui. Meno allegro invece era il grande Pier Paolo Pasolini quando il 1° febbraio 1975 scrisse il famoso articolo delle lucciole.

“Nei primi anni sessanta a causa dell’inquinamento dell’aria e soprattutto in campagna a causa dell’inquinamento dell’acqua (gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti) sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulmineo e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c’erano più. Quel “qualcosa” che è accaduto una decina di anni fa lo chiamerò dunque “scomparsa delle lucciole”……………… Ad ogni modo, quanto a me (se ciò ha qualche interesse per il lettore) sia chiaro: io, ancorché multinazionale, darei l’intera Montedison per una lucciola”.

Shaen, il vecchio saggio cinese amante dei libri e per necessità cacciatore di lucciole mi sembra il ritratto di un altro vecchietto che vive a Venezia. Anche lui poverissimo, anche lui amante dei libri, anche lui capace di grande allegria e infinita felicità per le più piccole
e (per altri insignificanti) meraviglie della vita.

viso sorridente

Qui a Venezia le lucciole sono ricomparse. Però non volano : nuotano. Le vedi al tramonto, milioni e milioni di luci guizzanti proprio a pelo dell’acqua smeraldo del Canal Grande. In verità non li vedi i pesciolini guizzanti : sono soltanto un lampo di luce nell’attimo in cui riflettono la luna o i lampioni..  un’apparizione magica e brevissima… un attimo e non ci sono più. Ma c’erano. E forse ci saranno ancora, più tardi o domani. Forse.

Shaen prende lucciole per lanterne. Con Pasolini e Didi-Huberman

Shaen grande

 

 

 

Vedo per caso sull’ultima pagina del Bollettino dell’amico Roberto questo vecchietto che sprizza una contagiosa allegria.
Me ne innamoro appena scopro che la sua felicità nasce dal fatto che ha raccolto nel grande leggerissimo sacco
(come faccio a sapere che l’enorme sacco è leggerissimo ? ma è evidente prima ancora di sapere che cosa contiene :
è evidente per il fatto che il vecchietto lo regge con una sola mano e se ne sta allegramente in bilico su un piede solo,
mentre solleva agilmente l’altra gamba e con la sola mano sinistra tiene spalancato un grande libro )

piede sollevato

… ha raccolto nel grande leggerissimo sacco una tale quantità di lucciole che stanotte – pur non potendosi  permettere, poverissimo come è,
l’olio per tenere accesa una lampada – stanotte potrà però alla luce delle lucciole continuare a leggere lo splendido volume che lui,
poverissimo come è, è riuscito a procurarsi e a cui dedicherà tutta una notte che già pregusta, allegrissimo come è, tra le più belle della sua vita.

 

 

L’allegrissimo vecchietto si chiama Shaen (Henri L. Joly n.819).

 

  Read the rest of this entry »

挂件 坠子:中国人总是先行者

不想太纠结是先有鸡还是先有蛋,我只想说一说蛋。也许是因为鸡有些过于生动,生动到有些飞扬跋扈。而蛋,相对而言显得更谦虚,很直接。就算归根结底还是出自鸡的双臀之间。

 

疯狂,爱情和最后青蛙跳进古老池塘中所激起的扑通一声,这三者之间的诙谐曲,就像我所将起的题头一样,有些跑调。

 

 

 

对于收藏的疯狂

 

 

 

我一直坚信在一个收藏家的体内,一定有有一根血管,支撑着他并不病态的疯狂。

 

我想收集的行为,并不是为了拥有,而是为了没有得到时那日思夜想带来的快感。因为对于某些东西的缺失感,正是幸福中不可能或缺的一部分。对于我来说,一个令人心旷神怡的收藏家应该像史蒂文-怀特口中的那样“我拥有史上最大的贝壳收藏室,它就在世界各地的海滩上展出。”为了同样的疯狂,我决定写一写这中国的古老的挂件。

primo Guajian

C'est la vie

 

在意大利没人知道挂件为何物,更没有人去研究它们,甚至没有一个古玩店出售它们。然而挂件就像贝壳一样,散落世界各地。

 

不过收藏家们只收集那些日本的“根付”。但就像在很多其他领域一样,中国又一次以始祖的身份出现。

 

可没有人这么说,就算是中国人。 Read the rest of this entry »