Frammenti di porcellana. Di pensieri. Di emozioni. In silenzio.

L’antiquario apre un armadio e io sento una musica antica.

Ecco sbucano dall’armadio due ballerini.
Danzano rapiti, occhi negli occhi, nel silenzio più assoluto.
Danzano su una musica che nessun altro sente. Soltanto loro due e soltanto io.

dinamica fronte lei 5

Sono due giovani che danzano perduti in un sogno d’amore.

Sono i due vecchi ballerini di un bellissimo film muto, che ancora non ho girato,

su sceneg

- giatura di Maupassant.

Sì, ho incontrato Maupassant nella galleria di un amico antiquario a Venezia.

Scritto nel Novembre del 1882, il racconto “Minuetto” prende vita proprio qui, oggi, per me.

Siamo a Parigi, nella serra dei giardini del Luxembourg.
E’ un giardino del secolo scorso dimenticato, sereno, tranquillo, elegante e silenzioso :
“come il dolce sorriso di una vecchia signora”.

Maupassant incontra uno strano vecchietto vestito come nel Settecento: calzoni al ginocchio,
scarpini con fibbia d’argento, merletti. Magrissimo, contorto, sorridente tiene in mano un bastone
col pomo d’oro. Quel vecchietto è stato Maestro di ballo all’Opera ai tempi di Luigi XV
e ha sposato nientemeno che la Castris, la grande ballerina amata da principi e persino dal Re.

Un pomeriggio di maggio appare anche la famosa Castris :
“il suo vestito nero sembrava intriso di chiarore“.

Menuet coppia in parco
Maupassant chiede al vecchio ballerino : che cos’è un minuetto ?
Il vecchio trasalendo risponde:
“Il minuetto, signore, è la regina delle danze, è la danza delle regine.

Menuet foto

Poiché non ci sono più i Re, non c’è più il minuetto”.

Però poco dopo, il vecchio Maestro di ballo si volta verso il suo amore,
la grande ballerina amata da principi e persino dal Re, sempre silenziosa e seria.
Le chiede : “Elisa, vorresti.. dimmi, vorresti..  saresti così gentile da ..
vuoi che mostriamo a questo signore che cosa era il minuetto ?“.

Segue un lungo silenzio.

Lei girò tutt’intorno gli occhi inquieti, poi si alzò senza dire una parola e andò a mettersi
davanti a lui. … Andavano e venivano con moine infantili, si sorridevano, si dondolavano,
si inchinavano, saltellavano come due vecchie bambole mosse da un antico meccanismo invecchiato, un po’ logoro, costruito in passato da un artigiano molto abile,
secondo la maniera dell’epoca…
Menuet il film

Improvvisamente si fermarono, avevano finito le figure della danza.
Per alcuni secondi rimasero in piedi una davanti all’altro, con sorprendenti smorfie;
poi si abbracciarono singhiozzando.”

Tutta questa danza avviene nel silenzio più assoluto.

Questa danza nel silenzio di due vecchi è atroce e sublime.
La danza nel silenzio dei due giovani di porcellana bianca è invece gioiosa e coinvolgente.
Gioiosa e coinvolgente nonostante.

dinamica fronte lui 4

Nonostante questa porcellana con i due ballerini sia un frammento, una scultura
sopravvissuta attraverso i secoli e molte pericolose avventure.
Qualcuno l’ha amata al punto da volerla conservare anche se ormai priva di valore commerciale.

dinamica fronte lei 3 lacune

Al giovane danzatore mancano :

*tutto il braccio sinistro che, troncato all’altezza della spalla, era probabilmente alzato
*tutto il braccio destro che andava probabilmente a sfiorare il seno di lei o a cingerne la vita
*un frammento della tesa del cappello
* piccola lacuna alla tesa del cappello sulla nuca

Alla giovane danzatrice mancano :

*tutto il braccio sinistro, probabilmente alzato a fare pendant al braccio sinistro di lui
*tutta la gamba sinistra, forse protesa al di fuori del piedistallo, come la gamba sinistra di lui.

 

Ci fu un periodo nel passato in cui il frammento diventò protagonista.

C’è una cultura nel presente in cui il frammento è più prezioso dell’originale intatto.

Nel passato, tra il maggio 1798 e l’agosto 1800 sulla rivista “Athenaeum” fu celebrato l’uso
della “forma-frammento”. “Il Frammento Romantico è contemporaneamente compiuto
e però ritagliato da una forma più ampia.  Dire insieme “frammento” e “compiuto”
è un ricercato ossimoro, una provocatoria contraddizione in termini.
Se è un frammento, non può essere completo; se è completo non è un frammento.

Athenaeum 1798

Scrivono i Romantici : “il frammento è una piccola opera d’arte, compiuta in se stessa
e separata dal resto dell’universo come un riccio”.

Perché un riccio ? Perché il riccio, diversamente dal porcospino che spara i suoi aculei,
è una creatura amabile, che si arrotola come una palla quando avverte il pericolo.
Questa forma sferica, organica, idealmente geometrica era in armonia con il pensiero Romantico, soprattutto perché l’immagine del frammento si proietta oltre se stessa in modo provocatorio.

Schlegel : Nel frammento c’è il guizzo dello spirito, l’ironia del pensiero e la creatività della poesia.
Lo stato di frammento non è un male, anzi è una virtù positiva. Soprattutto è una virtù moderna.

Molte opere degli antichi sono diventate frammenti. Molte opere dei moderni sono già concepite
come frammenti.

 

A proposito delle opere degli antichi che sono diventate frammenti Schlegel non poteva come noi aver fatto questa scoperta : la sovrumana bellezza e il dinamismo prorompente della Vittoria di Samotracia nascono proprio dal fatto che le mancano le braccia.

Nike Louvre con prua copiaNike Louvre fondu copia

 

Basta vedere ogni ipotesi di ricostruzione per essere immediatamente folgorati dall’infinita superiorità del frammento :

Nike Louvre con pruaipotesi con prua disegnoipotesi con prua gesso

 

 

 

ipotesi due foto

 

Nike Louvre fondu copiaipotesi solo Nike disegno

 

ipotesi con tromba

 

 

 

 

 

 

A volte l’erosione prodotta dagli elementi e dalla brutalità degli uomini si uniscono per creare una parvenza unica, fuori oramai da ogni scuola o tempo: acefala, senza braccia, separata dalla sua mano che è recupero recente, consunta da tutte le raffiche delle Sporadi, la Vittoria di Samotracia
è divenuta meno donna e più vento di mare e dell’aria. (Yourcenar)

Nike Louvre fondu copia

Nel giorno in cui una scultura è terminata, quel giorno comincia la sua vita.
Il “Tempo pittore” o “il Tempo grande scultore” fanno parte dell’opera stessa.

Tempo pittoreYourcenar cover

 

 

 

 

 

 

 

Ma Munch andava oltre : nel suo studio di Ekely, un grande spazio senza tetto, a cielo aperto

Munch neve e montagnaMunch neve angolo

 

esponeva intenzionalmente al freddo, alla pioggia, al vento e alla neve le sue tele.
Sosteneva che, come noi uomini, “anche un buon quadro deve sopportare molte cose”.

Per quanto riguarda le opere dei moderni già concepite come frammenti, le sculture di
Bruno Catalano che incontreremo tra poco ne sono evidente testimonianza.

Il frammento ci offre il senso tattile del passaggio del tempo.
Il frammento ci fa vedere, ma ancor più ci fa toccare con mano il tempo :
il tempo che è passato, il tempo che sta passando anche per noi.

Il frammento ci fa vedere, toccare, percepire anche un’emozione così impalpabile
come l’amore.

C’è una cultura antica e viva anche oggi in tutto il mondo in cui proprio l’amore
rende il frammento più prezioso dell’originale intatto.
E’ la teoria estetica giapponese del”kintsugi”.

Da secoli se una tazza, una teiera, un vaso prezioso si rompono, i giapponesi “curano e guariscono” l’oggetto re-incollandolo nel modo più prezioso e più vistoso possibile.
Anziché gettare una ciotola incrinatao in pezzi, il giapponese sceglie di restaurarla
con un metallo prezioso –oro o argento liquido o lacca con polvere d’oro -
ed evidenzia quel restauro, per renderlo immediatamente visibile.

A

anforina

 

 

ovale

 

 

 

Noi copriamo il restauro, cerchiamo di renderlo invisibile, di mimetizzarlo sul resto della superficie
di un dipinto o di una scultura o di una porcellana. C’è, ma non si deve vedere.
Noi consideriamo l’incidente, il danno, la rottura come una colpa e quindi elemento
che comporta la svalutazione dell’oggetto restaurato.
Il giapponese invece investe sull’oggetto rotto per poter tornare ad usare proprio la tazza
che si era rotta, per poter continuare ad amarla. E poi la esibisce con profondo rispetto,
insieme ad altri oggetti intatti e preziosissimi, agli ospiti più importanti
in un’occasione ufficiale come la cerimonia del tè.

due anelli

Kintsugi fulmine oro

 

Intatta quella tazza era preziosa. Rotta ed amorevolmente restaurata è ancora più preziosa.
Ancora più vera. Anche in termini prosaicamente monetari, la tazza rotta-e-riparata
diventa infinitamente più ambita e più ricercata.
Sui mercati internazionali una tazza così vistosamente (ma io direi : amorevolmente) ‘rattoppata’ raggiunge tranquillamente le decina di migliaia di Euro.

camino

Giacometti

 

 

 

 

 

Come mai ?
Perché i frammenti riuniti con il kintsugi creano un aspetto nuovo all’oggetto antico :
attraverso le cicatrici trasformano una comune ciotola ridotta a frammenti in un tesoro.

Con il kintsugi si creano vere e proprie opere d’arte, sempre diverse. Ogni opera ha la sua storia
da raccontare. Le cicatrici diventano bellezza da esibire, grazie all’unicità delle crepe che si creano quando l’oggetto si rompe, come fossero le ferite che lasciano tracce diverse su ognuno di noi.

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A ognuno di noi il kintsugi suggerisce pensieri nuovi e preziosi. Non si deve buttare ciò che si rompe.
La rottura di un oggetto non ne rappresenta più la fine. Le sue fratture diventano trame preziose.
Si deve tentare di recuperare e nel farlo ci si guadagna.
Nella vita di ognuno di noi, forse, si deve cercare di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici. Si può crescere attraverso le proprie esperienze dolorose : possiamo valorizzarle e convincerci che sono proprio queste che rendono ognuno di noi una persona unica, preziosa.

 

So, e soprattutto sento che quando questa porcellana con la coppia di ballerini si è rotta, forse duecento anni fa, un uomo o una donna si sono detti :
“E’ vero, non è più perfetta. Ma è ancora così piena di vita,
così contagiosa nella sua gioia di vivere che deve continuare a vivere”.

dinamica fronte lei 3 lacune

I due ballerini, benché crudelmente amputati, non hanno perso la voglia di guardarsi negli occhi,
di sorridersi con passione, di danzare la musica che solo loro due sentono pur nel silenzio più assoluto.

 

Chiunque anche una sola volta nella vita abbia incontrato Bebe Vio e Alex Zanardi,

Beba vinceAlex bici

chiunque anche una sola volta nella vita abbia visto in TV la Paralimpiadi che proprio in queste ore iniziano a Rio, chiunque abbia anche solo sfiorato la straordinaria voglia di vivere e di gioire di milioni di persone, che per noi sono, ma loro non si considerano “sfortunate”, può capire e condividere il pensiero e soprattutto le emozioni di chi – forse duecento anni fa – si trovò in mano questa porcellana frantumata eppure ancora così bella. E decise di tenerla e di amarla.

Perché se non l’avesse amata, e se dopo di questa persona, molte altre persone non l’avessero amata, non sarebbe potuta arrivare così intatta – frammento sì, ma intatto – fino a me.
Anche per questo la amo. E anche per questo me ne sento responsabile. E ne scrivo.

 

Avevo programmato di dedicare qualche riga a quanto può valere oggi il frammento
di antica porcellana dei due ballerini. Molto del suo valore venale dipende ovviamente,
oltre che dal suo stato di frammento, dall’attribuzione alla Manifattura dove questa antica porcellana è nata e dall’artigiano-artista che l’ha modellata.

Però questa coppia di ballerini mi ha suggerito una quantità di digressioni-divagazioni-dirottamenti. Dedicherò a questo tema un altro testo. Fatto, è qui :

http://www.francobellino.com/?p=2996#more-2996

Per ora piuttosto mi taccio
su attribuzioni e valutazioni e mi dedico in rispettoso silenzio alla musica del silenzio.

Everything we do is music.  (John Cage)

Il silenzio tra le note di Webern è musica.

I due ballerini che trascorrono l’estate qui con me mi hanno insegnato che il silenzio non esiste.

Il silenzio non è una situazione : è una conquista. Una conquista più mentale che sonora.

Vivere in un palazzo bizantino che si affaccia sul Canal Grande sembrerebbe la situazione ideale
per godere del magico silenzio dell’unica città al mondo senza traffico. Non è così :
la più invidiabile abitazione di questo pianeta
regala invece un’incredibile inarrestabile sinfonia di suoni.

Canaletto palazzo Barzizza Guardi palazzo Barzizza da ovest

 

 

 

 

 

 

 

John Cage la intitolerebbe : “Palazzo Barzizza 24h”.

La partitura prevede : per tutta la notte e all’alba le risate isteriche dei gabbiani che non si fermano un istante e mai tacciono. Poi è la volta del primo vaporetto che ‘entra’ con tempismo impeccabile alle 05:23 e così continua ogni 12 minuti in un senso e nell’altro fino a concludere infallibilmente alle 00:03 appena svaniti nella notte i rintocchi della Marangona, la campana maggiore del paròn de casa.

Più tardi nella mattinata entrano le gru delle caorline da carico e dei barconi della Veritas
che sollevano e poi svuotano a caduta libera i carrelli metallici che hanno raccolto per calli
e campielli le scoase.

Poi, e questo è il momento più atroce, entrano nella partitura i tenori delle “serenate”
(“serenata” : giro in gondola già pagato che si fa anche se diluvia e imperversa una Bora che rovescia le gondole e sradica le paline).
In piedi su una gondola che ne accompagna molte altre, i “cantanti” straziano e stirano fino al belato più disperato le note delle tipiche canzoni veneziane – “O sole mio”, essendo il Vesuvio elemento imprescindibile del paesaggio lagunare e “Volare nel blu dipinto di blu”, essendo il blu il colore caratteristico del Canal Grande che ti regala le infinite sfumatura del verde, però mai il blu. Purtroppo è scientificamente dimostrato e quotidianamente confermato che più lungo e strozzato e agonizzante è l’acuto, più generosa sarà la mancia di orientali con l’ombrellino e di nordici a torso nudo.

 

In musica la pausa, il silenzio, hanno un valore preciso che il compositore decide, registra nello spartito e l’esecutore esegue.

pausa

Ma che il silenzio sia un’utopia l’aveva  già dimostrato il genio di John Cage con il suo 4’33”

(esecuzione che raccomando sia per l’impeccabile tocco del solista William Marx,
sia per la sua assoluta dedizione al rispetto dei tempi prescritti per i 3 movimenti della partitura).

4'33" secondo

4’33” sono quattro minuti e trentatre secondi che sulla partitura non prevedono una sola nota.

Peraltro lo spartito viene rigorosamente chiuso e il coperchio abbassato sulla tastiera.

Eppure durante la non-esecuzione il silenzio non c’è : questa è la grande esperienza auditiva
di ogni spettatore-ascoltatore : il silenzio non esiste !

Esistono respiri, borbottii, colpi di tosse, pagine di programma sfogliate, scricchiolii di poltrone …..

e soprattutto pensieri. Esiste e si sente perfetta e sorprendente la musica dei rumori

Russolo 2

 

Su questa colonna sonora tutta dedicata alla musica dei rumori affido chi mi legge
ai grandi del passato. Anzi, li invito tutti qui in cima agli 81 scalini che portano su in casa.
Luigi Russolo e la sua “Arte dei rumori” (11 marzo 1913).

Russolo cover
“Parade” di Cocteau-Picasso-Massine-Satie (18 maggio 1917) : la partitura comprendeva
una dinamo, macchina per codice Morse, sirene, motori di aeroplano e macchina da scrivere.

Parade
Lou Reed con “Metal Machine Music”.
I Pink Floyd con ‘The dark side of the Moon” e ‘Household Objects’.
Ma poi, per non sembrare troppo elitario,
per i ricordi che evoca “The sound of silence” di Simon & Garfunkel
(https://www.youtube.com/watch?v=4zLfCnGVeL4).
E per le emozioni che Mina sa sempre suscitare “La voce del silenzio” di Limiti, Mogol e Isola (https://www.youtube.com/watch?v=UUkdVspgSwU).

 

Nel suo prezioso libretto “Silenzio” (il Mulino 2014)

Brunello in montagna

Mario Brunello scrive : Ogni forma d’arte ha il suo spazio per il silenzio…
La scultura, muta, silenziosa suo malgrado, custodisce gelosamente un insieme di suoni,
parole e rumori”. Sembra che Rossello abbia scritto queste parole guardando i due ballerini.

Sempre Rossello a pagina 59 : Pare che Johann Sebastian Bach abbia detto o scritto :
“ la musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che sta fuori”. Verissimo, ma vero anche
il contrario : la musica aiuta a far sentire fuori, il silenzio che sta dentro all’uomo.

Aggiungo io :  vero anche che il silenzio aiuta a sentire la musica che abbiamo dentro.

 

… corro alla ricerca del silenzio indispensabile perché i due ballerini possano riprendere
la loro magica danza. Nella ricerca del silenzio scopro il silenzio di Dio in un libro scritto probabilmente 2.500 anni fa : il Primo Libro dei Re, capitolo 19.

Elia è solo tra i monti… deve incontrare Dio sul monte Oreb ..

Elia ascolta
Elia pensa che Dio gli apparirà, come da tradizione, in fenomeni sovrumani :
un vento impetuoso e gagliardo che spacca i monti .. un terremoto .. .un fuoco …

Ma Dio non è nel vento, non è nel terremoto, non è nel fuoco.

Dio è nel silenzio.

 

Negli anni si è cercato di rendere in italiano l’apparizione di Dio ad Elia
con diverse traduzioni delle parole ebraiche :

qol italico

 

Una leggera brezza di vento.

L’alito carezzevole di un’aura leggera..

Il sussurro di una brezza leggera.

Il mormorio di un vento leggero.

 

Ma poi finalmente ecco la rivelazione : la traduzione più fedele e più geniale :

Dio parla con una voce di silenzio sottile.

                                        Una voce di silenzio !

 

“Voce di silenzio” è un ossimoro.
Proprio come lo era più sopra parlando dei ballerini “frammento completo”.
Un ossimoro molto espressivo, proprio del linguaggio mistico..
Collega due realtà – la voce e il silenzio – apparentemente inconciliabili.

La voce di Dio parla ad Elia nel silenzio.

Il silenzio non è solo assenza di rumori :
è soprattutto percezione interiore di chi ha fatto silenzio dentro di sé.

Solo così ognuno di noi è in grado di ascoltare veramente Dio e non se stesso.
Il silenzio ha una sua voce. La voce di Dio è una voce di silenzio.

I traduttori non avevano capito che Dio parla nel silenzio.
Ma oggi mi entusiasma una geniale intuizione di Elena Loewenthal :

Elena Loewenthal copia

http://www.lua.it/accademiasilenzio/attivita-residenziali/simposio-ads/elena-loewenthal-le-parole-del-silenzio/

Elena va oltre la pur bellissima traduzione di

qol ebraico

con  “Voce di silenzio”.

Propone una invenzione visiva – non sonora ! – che rende perfettamente il silenzio.

Non un suono : un segno

titolino due punti

L’italiano ha una sola parola per ‘silenzio’.
Il silenzio in italiano è ‘assenza di suono’.

L’ebraico invece ha diverse parole per ‘silenzio’.
Una è “il silenzio della quiete”.
Una è “il silenzio che si impone. Zitti !”
Una è un silenzio abissale, cosmico.
Una è una voce di silenzio sottile.
Un silenzio che è rivelazione. Certezza. Verità.

“Una voce di silenzio” è una parola leggera,
chiusa in se stessa eppure aperta al futuro.
E’ un silenzio meraviglioso, difficilissimo da tradurre.
E qui ecco il colpo di genio di Elena :

“Forse la parola che ci va più vicino in italiano non è una parola, sono i due punti :

titolino due punti

una pausa tra le parole, un silenzio tra due suoni, una promessa di quello che verrà dopo.”

 

Questo silenzio reso con i due punti :

mi evoca l’altro silenzio di cui ci parla Madre Teresa di Calcutt :

Madre Teresa prega

 

Qualcuno un giorno chiese a Madre Teresa di Calcutta.
“Quando prega Dio, cosa dice ?”

Dopo un attimo di silenzio lei rispose :

“Non dico nulla. Ascolto”.

L’altro allora insistette :

“E Dio cosa le dice ?”

Lei rispose :

“Non dice nulla. Ascolta”.

 

Parole molto simili regala come augurio per il Nuovo Anno Alessandra Graziottin,
sul ‘Gazzettino’ del 5 gennaio 2015 : l’augurio che il Nuovo Anno sia un anno
capace di coraggio, di leggerezza e di silenzi lievi e accoglienti,
pronti ad ascoltare davvero la musica del cuore e della vita.

Sul silenzio benissimo dice un peta mistico persiano, Farid al-Din ‘Attar (1145-1221)
nel suo “Libro dei Segreti”.

Farid al-Din 'Attar

Chiesero al Maestro : Parlaci della preghiera.

Rispose : La dottrina della preghiera si compone di 10 capitoli.

Parlare poco è l’argomento del primo capitolo.

Tacere è l’argomento degli altri nove.

 

Va molto di moda adesso tra i commentatori in tv l’ossimoro “un silenzio assordante”.
Voglio essere trendy anch’io e ricordare alcuni “silenzi assordanti” molto lontani dalla voce di Dio
ma che si sono imposti proprio in questi giorni d’estate.

5 agosto 2016

Verso le 3 del pomeriggio di un venerdì di esodo la Stazione Centrale di Milano è una bolgia
di migliaia di viaggiatori accaldati, sbatacchiati come gli amanti del Canto 5° dell’Inferno
tra un controllo dei biglietti, una perquisizione dei bagagli e un palpeggiamento inquisitorio,
tra un binario e l’altro, in assenza di tabelloni che indichino arrivi-e-partenze, sostituiti genialmente da enormi poster pubblicitari che a nulla servono nemmeno come poster pubblicitari.

Sprofondati nella bolgia, ma ancora vivi e gioiosi novelli sposi per il nostro 49esimo 5 agosto,
Paolo e Francesca, cioè Giovanna ed io cerchiamo di sorridere.
Cerchiamo di convincerci che siamo come il gruppetto di viaggiatori che Tati
si diverte a spostare da un binario all’altro nella sequenza iniziale di “Le vacanze
di monsieur Hulot”. Ma là è un balletto scherzoso, dettato dalla voce incomprensibile
di un altoparlante; qui è una tragica evocazione/imitazione delle epocali migrazioni in corso.

Non c’è nulla di cui sorridere. Non c’è un posto dove sedersi.

C’è però – nella gigantesca struttura assiro-sanbabilonese – una porticina al binario 1.

Sulla porticina c’è scritto “Cappella”.

Apro.. entro .. nessuno. Una ventina di sedie, tutte libere. Silenzio.

Cappella Centrale

Entriamo, ci sediamo, forse preghiamo. Certo né Giovanna né io pronunciamo una parola.

Nessuno ci invita al silenzio : il silenzio si impone da solo nel frastuono disumano
che la fragile sottile porticina riesce – miracolosamente ? – a tenere fuori e lontano.

En amour un silence vaut mieux qu’un langage. Il est bon d’être interdit ;
il y a une éloquence de silence qui pénètre plus que la langue ne sauroit faire.
(Pascal  ‘Discorso sulle passioni dell’amore’)

Dopo di lui, sempre a Parigi :
“Ogni parola ha conseguenze. Ogni silenzio anche”. (Sartre)

 

Un altro silenzio assordante forse qualcuno di noi l’ha provato quando –
passato attraverso TAC, PET, risonanze, liquidi di contrasto e dosi letali di radiazioni,
il medico di fronte a noi apre una busta dicendo :
“Abbiamo i referti …. Dunque, vediamo……”

Lui tranquillo, serio, molto professionale.
Noi tranquilli (dentro, un vulcano), seri (non c’è proprio motivo di sorridere),
molto angosciati …. e lui legge e non parla : non dice niente. Silenzio. Ma che silenzio !

Poi dirà : “Bene !…” e improvvisamente ci accorgiamo che per tutti quei secondi di silenzio
non abbiamo nemmeno tirato il fiato. Oppure dirà … ma non voglio nemmeno pensarlo.

Un altro silenzio assordante è alle 19.27 del 16 agosto 2016. Palio di Siena.
Un uomo, un Vigile Urbano cammina reggendo bene in alto una busta bianca.
Non è un postino : porta la busta ad un signore in giacca e cravatta su un palchetto.

vigile largovigile stretto

Più di 60.000 persone stipate come sardine nella piazza più bella del mondo
(Sì, devo ammetterlo : Piazza del Campo è più emozionante anche di Piazza qui a Venezia)
più di 60.000 persone non pronunciano un sillaba, trattengono il respiro,
aspettano in un silenzio questo sì veramente assordante.

Piazza non buona
Si potessero registrare i battiti dei cuori, sarebbe allora un tuono assordante.

 

Tornando da Piazza del Campo di Siena a Piazza san Marco a Venezia
(“Piazza” per antonomasia, in tutta Venezia non esiste nessuna altra “piazza”)
un fenomeno strano succede da giorni davanti alle vetrine della Galleria Ravagnan.

Decine di persone si accalcano, fotografano, appoggiano mani sudate sul vetro :
tutti affascinati (forse senza nemmeno sapere perché) dalle sculture di Bruno Catalano

Catalano Piazza

 

Sono immagini sorprendenti perché tragicamente attuali.
Catalano le chiama “Viaggiatori”, ma sono frammenti di viaggiatori.
Come i protagonisti della nostra storia sono frammenti di ballerini.

Catalano zattere

Sono i turisti che affollano Piazza san Marco, ma sono anche i migranti che
a centinaia di migliaia abbandonano tutto, casa, famiglia, radici secolari
e vanno senza nemmeno sapere dove, rischiando ad ogni passo la vita
e lasciando brandelli di sé.

Catalano fondo mare

Sono lì a ricordarci che ognuno di noi, come loro, è un viaggiatore.

Un viaggiatore nello spazio, talvolta.

Un viaggiatore nel tempo, ogni istante della nostra vita.

 

I due ballerini, ora più che mai viaggiatori nel tempo mi spiegano un’altra verità,
che forse sentivo, ma non sapevo.
Come il giorno che io ho visto per la prima volta il frammento di porcellana con i due ballerini,
non sono io che scelgo gli oggetti : sono loro che  scelgono me.

Ogni giorno sul web vedo mille oggetti, scorro veloce le immagini con l’indice sul mouse :
non le guardo, nemmeno le vedo, le intravvedo.

Poi ecco un oggetto mi chiama : arresto lo scorrimento delle immagini, lo guardo,
lo ingrandisco e soprattutto lo ascolto.

A volte l’oggetto mi parla.
A volte nasce un dialogo. A volte nasce il desiderio di incontrarsi.
Quasi sempre interviene subito un terzo incomodo, il prezzo
e termina lì la nascente storia d’amore, l’innamoramento abortisce.

Però a volte invece il dialogo prosegue.
E a volte avviene l’incontro vero e proprio.
Ci si vede, ci si guarda, ci si annusa, ci si tocca, ci si accarezza.
E’ così che nasce il dialogo con un oggetto.
E rimango dell’idea che a prendere l’iniziativa sia sempre lui : l’oggetto.

Così hanno fatto con me a Giugno i due ballerini, quando si sono aperte le ante
dell’armadio che li nascondeva e li proteggeva.
Saggiamente l’antiquario non li ha mai esposti in vetrina :
li ospita all’interno di un armadio del ‘700, sempre ben chiuso. Lì sono a casa loro.
Lì trovano il silenzio che altrimenti non lascerebbe spazio alla musica
che solo loro sentono e danzano.

dinamica fronte lei 3 lacune

 

Tra poco termina l’estate.
I due ballerini dovranno lasciarmi e tornare dentro l’armadio da cui sono usciti
per farmi compagnia e per danzare solo per me.
Continueranno a danzare nell’oscurità dell’armadio.
Probabilmente, anzi : sono sicuro che se un giorno l’antiquario socchiuderà all’improvviso
le ante dell’armadio, percepirà, mentre si spengono, le note di un minuetto.

Ma i due ballerini per tutta l’estate non hanno soltanto danzato.
Mi hanno parlato a lungo, mi hanno suggerito molti pensieri,
mi hanno regalato preziose emozioni. Mi hanno dettato queste righe.

Posso ringraziarli così :
con una battuta di “New York Academy” al cinema da Settembre 2016.
O con Amleto in scena da Settembre 1607.

I ballerini ballano. Punto

Il resto è silenzio.

dinamica fronte lui 4

 

 

 

P. S. 

Debbo pubblicamente scusarmi per avere scritto un testo troppo lungo.
La colpa è dell’estate a Venezia : cinema chiusi, calli impraticabili : ho avuto troppo tempo.

Una volta tanti anni fa pubblicai un testo, intitolato : “Creare $pot”.

Oggi cambierei il titolo da “Creare $pot” a

Crear$i

“Crear$i” mi sembra meglio perché quasi nessuno ha mai usato
il verbo creare in senso riflessivo e signficherebbe
realizzare tutte le potenzialità che ognuno di noi ha
e crearsi anche economicamente un futuro.

Il consiglio numero 39 (39 numero per me vitale) diceva :

Accorcia la tua storia.
Sforzati di mantenerne tutta la forza, riducendone la durata.
Togliere tempo, tagliare, è un lavoro che richiede coraggio, decisione e soprattutto tempo.
Un genio ha scritto :
“Scusami se questa lettera è così lunga. Ho dovuto scriverla in fretta”.

Sull’importanza della brevità, Goethe :
“Un arcobaleno che sta lì un quarto d’ora nessuno lo guarda più.”

Ho letto una volta su una T-shirt una geniale sintesi di questo invito alla sintesi :

Sarò bre-

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

21 Responses to “Frammenti di porcellana. Di pensieri. Di emozioni. In silenzio.”

  1. Su Dio come “voce di silenzio” devo citare e profondamente ringraziare :
    Elena Loewenthal, Paolo De Benedetti, Gianfranco Ravasi, Ferdinando Bergamelli.

    Sul valore estetico del frammento : De Luise-Farinetti (2010) e il musicologo Charles Rosen.

    Un’impressionante ma molto interessante lettura sul tema delle amputazioni e dell’assenza si può leggere
    in “Lutto e sacrificio : l’assenza incisa nella carne” in >bizzarrobazar.com< testo di Ivan Cenzi. Nello stesso brillante sito si parla anche in “Morte e tazze infrante” di kintsugi. Elementare e per molti più accessibile di una pagina scritta, il breve video “L’arte del kintsugi insegna l’importanza della fragilità”, qui : http://www.internazionale.it/video/2016/05/20/kinsugi-fragilita-video

    Sul tema del kintsugi tornerò prestissimo, ma devo comunque qui citare
    l’imperdibile saggio “Flicwerk. The Aesthetics of Mended Japanese Ceramics” (2008)
    e le preziose comunicazioni personali di André Kirbach, Thomas Bachmann e Gabriel Eckenstein, Louise Allison Cort, Michael Lipske
    e la mostra “Golden Seams. The Japanese Art of mending ceramics” alla Smithsonian Freer Art Gallery of Art nel 2008-9.

    (segue)

  2. Paolo says:

    Caro Franco,

    Ho letto la tua storia dei due ballerini e tutto il seguito, lo trovata a dir poco meravigliosa!

    I collegamenti con la realtà della vita, sono inseriti i maniera storica e brillante come sa scrivere la tua penna.

    Arrivederci a presto

    Ciao Paolo

  3. Lo so, non è elegante esagerare con le citazioni.
    Il mio Editor usa punizioni fisiche per dissuadermene.
    Correrò il rischio.
    Alcune di queste sono troppo belle perché io rinunci a condividerle.

    Le sirene hanno un’arma ancora più terribile del canto: il loro silenzio
    Franz Kafka

    Tutte le arti, anche il silenzio, hanno una grammatica.
    Ma prima bisogna sintonizzarsi sull’anima: con il corpo, con il cuore, con lo sguardo
    Marcel Marceau

    Non cercare mai di dire il tuo amore.
    Amore non può mai essere detto.
    William Blake

    La poesia non è fatta
    di questi versi
    che pianto come chiodi,
    ma del bianco
    che resta sulla carta
    Paul Claudel

    Chi non sa tacere non sa parlare.
    Seneca

    Io sono un maestro nel parlare tacendo, per tutta la mia vita ho parlato in silenzio
    Fedor Dostoevskij

    La poesia è pittura parlante,
    la pittura poesia taciturna.
    Giambattista Marino

    Ascoltare significa anche tacere.
    In un mondo in cui tutti parlano, nessuno ascolta.
    Annalucia Accardo

    E’ nel silenzio che ci si capisce meglio
    Paul Claudel

    Di ciò di cui non si può parlare, è bene tacere.
    Ludwig Wittgenstein

    Il film sonoro ha inventato il silenzio.
    Robert Bresson

    Nell’amore un silenzio vale più di un discorso.
    Blaise Pascal

    … ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella,
    e sovraumani silenzi, e profondissima quiete io nel pensier mi fingo;
    ove per poco il cor non si spaura.
    Giacomo Leopardi

    Più è tacer che ragionare onesto
    Dante

    Il silenzio è un’alternativa.
    Niente parla più forte della poesia non scritta.
    George Steiner

    La musica è silenzio che, sognando, prende a suonare.
    Max Picard

    E’ difficilissimo parlare molto senza dire qualcosa di troppo.
    Luigi XIV

    Colui che potendo esprimere un concetto in dieci parole ne usa dodici, io lo ritengo capace delle peggiori azioni.
    Giosuè Carducci

    Una parola vale un denaro; il silenzio ne vale due.
    Talmud

    Se fossi re, istituirei cattedre per insegnare a tacere.
    Lope De Vega

    Colui che sa, non parla.
    Colui che parla, non sa.
    Lao-Tzu

    Taci. Su le soglie del bosco non odo parole che dici umane;
    ma odo parole più nuove che parlano gocciole e foglie lontane.
    Ascolta…
    Gabriele D’Annunzio

    Il silenzio è un’eloquente affermazione.
    Cicerone

  4. Scrive un amico che mi vuole troppo bene per conservare lucidità di giudizio, ma che riesce sempre ad emozionarsi ed emozionarmi :

    Caro Franco ho finito ora di leggere, ho pianto tanto quindi sarò bre- : T.V.B. V:V:B.
    P.S. quello che hai scritto è un capolavoro, in questo momento non posso rispondere perché mi sento troppo ignorante,
    ma con molta umiltà proverò a farlo. Un abbraccio forte D.

  5. Il teatro è silenzio. Amleto & Co.

    Qui sopra ho parlato del silenzio molto.
    Troppo secondo il mio severissimo Editor.
    “Devi tagliare” sentenzia irrevocabile.
    “Ma tanto nessuno mi legge…” tento timidamente di ribattere.
    “Ti leggo io. E non voglio vergognarmi di te” è il colpo di grazia dell’Editor.
    Non mi resta che obbedire.

    E’ già in lavorazione un’edizione riveduta del mio testo,
    brutalmente mutilato di almeno il 50%.

    “Il 50% non basta. Devi tagliare almeno il 79%” impone l’Editor.

    Non chiedetemi perché devo tagliare il 79% e non l’80%.
    Come disse Adlai Stevenson :
    “l’Editor è uno che separa il grano dalla pula e pubblica la pula”.

    Però qui tra i “Commenti”, dove l’Editor per ora non interviene,
    voglio parlare ancora un po’ del silenzio.
    Ho chiuso come Shakespeare chiude ‘Amleto’ : “Il resto è silenzio”.

    Ma tanti altri silenzi si sono impressi indimenticabili nella mia memoria,
    più a fondo e più a lungo di pur memorabili voci :
    Carmelo Bene e Demetrio Stratos, per dire le prime due voci indimenticabili.

    I silenzi di Eduardo : pause che dicevano più e meglio di ogni parola …

    Il silenzio di Bartebas mentre un cavallo bianco, sciolto, assolutamente libero eppure immobile,
    solo al centro della pista alza le orecchie e gira il muso e cerca l’uomo che si muove invisibile tutt’intorno nel buio

    La pausa che la Callas mette prima di decidersi a sussurrare a Germont : “Ah ! Dite alla giovine….”

    Il silenzio di Tadeusz Kantor che si aggira in scena tra i suoi attori e non pronuncia una sillaba,
    però indica qualcosa imperioso con la bellissima mano e gli attori capiscono
    https://www.youtube.com/watch?v=U0wdk3N53XY
    dal minuto 3’14” in avanti

    Il silenzio di noi spettatori dei primissimi spettacoli della Fura del Baus :
    tutti in silenzio e atterriti dall’esplosione di brutalità e violenza
    che sarebbe inevitabilmente arrivata… senza preavviso.

    E poi alcuni, solo alcuni indimenticabili silenzi del cinema :

    Il silenzio di ‘Luci della Città’ : lei non più cieca e ora fioraia di successo
    vede dall’interno del negozio, oltre la vetrina, un barbone.
    Il poveretto ha un fiore in mano, un fiore così malconcio che i petali cadono come foglie d’autunno.
    Lei allora gli offre un fiore… o una moneta.. esce e lo prende per mano. E la mano,
    più che gli occhi che non hanno mai visto, la mano riconosce …
    e nasce sul viso di Chaplin un sorriso, che potrebbe da solo sintetizzare la storia del cinema. E dell’umanità.
    https://www.youtube.com/watch?v=eNTvn6TTQZM

    Le dita di Meryl Streep che si stringono sulla maniglia dell’auto e sono assoluto strazio,
    che risuona in ogni goccia d’acqua, mentre i sogni si sgretolano sotto quella infinita pioggia.
    Pura silenziosa poesia che dilaga.
    https://www.youtube.com/watch?v=jAqyy-OJrec

    Il silenzio di Noodles/DeNiro che ci guarda con gli occhi sbarrati per interminabili secondi
    (così interminabili che sopra ci scorrono persino i titoli di coda) alla fine di “C’era una volta in America.

    https://www.youtube.com/watch?v=FOxR32XTF_4

    E prima nel film, il silenzio che accompagna per 59 (cinquantanove) interminabili secondi e 8 inquadrature
    senza una sola parola di dialogo il cucchiaino con cui Noodles incomprensibilmente ma con un chiarissimo minaccioso messaggio
    continua imperturbabile a mescolare la sua tazzina di caffè
    https://www.youtube.com/watch?v=80ZUJOyp34w

    Il silenzio che cala tra gli infiniti rumori della giungla e le grida e i tamburi degli indios quando Fitzcarraldo
    nella più totale assurdità di pensieri e di gesti, mette sul grammofono a tromba sul ponte della sua sgangherata barca
    il disco con la voce di Caruso ….
    https://www.youtube.com/watch?v=X6m1QDBx5ec

    I silenzi di Hitchcock : mi parla Marcello Chiarenza dell’importanza del silenzio nei film di Hitchcock,
    che per lui non è un grande regista : è IL regista. Leggerò e ne parlerò presto qui.

    (continua)

  6. Ornella says:

    Ciao Franco, ti ho letto nei “Frammenti di porcellana”.
    Bellissimo. Sono commossa ! Racconti tutto con una intensità, una sensibilità che entra nell’ anima
    e che aiuta ad accettare la vita, comunque sempre, nel momento in cui la vivi, nella gioia, nel dolore, nella passione, nel silenzio….
    Grazie !

  7. Franco says:

    Grazie a te, Ornella. Grazie per le (troppo) belle parole e “Grazie!” soprattutto
    per aver avuto la pazienza di leggere tutto lo sproloquio che il mio amatissimo Editor (Giovanna)
    mi obbliga a radicalmente amputare e tagliare almeno del 79%.
    Ci sto alacremente lavorando, ma mi ci vorranno, temo, circa 79 giorni per completare la potatura :-)

  8. Stefania says:

    Frammenti di viaggiatori, proprio, ognuno di noi. Poiché in frammenti si presenta a noi la realtà, esplosa quel dì lontanissimo senza un prima. E che però, forse, qualche rimedio ce l’ha, per riattaccarsi…
    Come l’intuizione!… quella che per brevi istanti ti fa cogliere la sottile connessione che tra ogni distanza intercorre e che tutto lega in un concerto di risonanze.
    La tua vastissima cultura, caro Franco, non sarebbe stata sufficiente a creare questo incredibile quadro di immagini, idee, confronti e riferimenti, senza la tua splendida capacità di aprirti all’intuizione. E l’intuizione arriva così, ti sceglie, e non c’è niente da fare. E’ proprio come dici tu… che non siamo noi a scegliere gli oggetti, ma loro a scegliere noi… che non siamo noi a scegliere i nostri sogni, ma “sono i sogni che scelgono gli uomini”, come scrive Saramago. E io aggiungo: non siamo noi a scegliere i nostri desideri, ma loro che arrivano a noi. E, se lo vogliamo, attraverso noi si realizzano (si “rendono reali”), in noi si incarnano attraverso quel culmine d’Amore che è il vertice della gioia, come che lo si voglia raggiungere.
    L’Amore!… (come ci frega l’Amore che …”dà degli appuntamenti, e poi viene quando gli pare!”, per elevare, con Ligabue, il livello delle citazioni)… ecco l’altro potente collante. E infatti descrivi il kintsugi come “amorevole rattoppo”: un miracolo di umiltà che nessun altra sostanza materiale sarebbe degna di operare se non l’oro più puro.

    Grazie Franco, come sempre, per questi squarci spazio-temporali che le tue letture sempre offrono.
    Prendersi il tempo per uscire dal tempo. E più il testo è lungo, tanto meglio: che splendida occasione per misurare la temperatura di un’insofferenza mentale e sociale, la sottile nevrosi di cui tutti siamo vittime nel nostro tempo: quella del tempo, appunto. E quella dell’adesione a schemi, abitudini e illusioni, invece che alla realtà così com’è. Tutti concentrati sulle parole, ci perdiamo la magia degli spazi vuoti fra una e l’altra. E la vera e propria tensione, fisica, dei due punti (che adorabile nuova scoperta, questa!). Meno male che c’è chi sa ascoltare i silenzi, abbracciare senza braccia e far combaciare frammenti.

    E chi, non per caso, in un momento di distrazione, di pigro indugiar nell’illusione, con energia ti richiama all’ordine. Un koan, una formula magica:
    “Non c’è fretta. Diciamo… subito?”
    ;-)

  9. Stefania : grazie.
    Paolo : ti licenzio !

    In silenzio.

  10. Giovanni says:

    Ho letto il pezzo sui frammenti che hai messo sul tuo blog e che mi avevi segnalato.
    Lo trovo bellissimo. E ho pensato che la più coerente delle risposte fosse essere il braccio amputato.
    Il silenzio.
    Che non è indifferenza.
    Se Dio è Parola, l’Uomo è Ascolto.
    Non so se tu sia Dio, ma credo che sia in te.
    E quindi ho ascoltato con profonda attenzione come sempre quando scrivi.
    Grazie.

  11. Alberto says:

    Ciao Franco,
    ero sicuro di averTi risposto sui ballerini, le Tue dotte farneticazioni, argute e sottili, sono state una piacevolissima lettura
    che ha, aumentato – se possibile – la stima che ho per Te.
    Mi era piaciuto così tanto l’ articolo sul silenzio che ho tentato di leggerlo anche a casa alle mie donne ed animali;
    le uniche vere ascoltatrici sono state la Milly (cane) e Maya (gatto) che non si sono spostate fino alla fine dell’ articolo.
    Io che sono meno “raffinato” di te avrei messo anche uno dei silenzi di Sergio Leone,
    probabilmente l’ inizio di “C’era una volta il West” quando il protagonista
    aspetta alla stazione tra il cigolio di una porta, l’ accensione di un fiammifero e il lento stillare della goccia d’acqua.
    Sei sempre un grande.
    Un abbraccio anche a Giovanna
    Il tuo pilone di fiducia.

  12. Aldilà delle tue troppo affettuose parole, il silenzio e il paziente ascolto di un cane e soprattutto di un gatto
    sono una splendida conferma che le mie farneticazioni sono – se non altro – inoffensive.
    Milly e Maya hanno tutta la mia più affettuosa riconoscenza. Raramente ho avuto un ascolto più sincero e disinteressato.

  13. Mi appare solo oggi, 27 dicembre, un prezioso messaggio
    che mi sarebbe invece dovuto arrivare il 25 settembre, solo 3 mesi fa :

    Il giorno 25 set 2016, alle ore 11:38, Marcella A. ha scritto:

    Caro Franco,
    sono lievemente stordita e molto colpita dalla sua composizione sul frammento. Intensa, poetica e forte.
    Se posso azzardare un giudizio, anzi un effetto, direi quasi troppo forte per una fragile porcellana.
    Mi spiace di non averla incontrata a ca’ Rezzonico, ma spero di farlo ai prossimi frammenti in mostra…
    Continui ad essere appassionato : io credo che sia una grande opportunità di vita
    e mi permetta di ringraziarla per la condivisione di passioni e pensieri
    Cordiali saluti
    Marcella

  14. Grazie, Marcella.

    Grazie per le affettuose parole. Dette da Lei valgono davvero molto.
    Proprio ieri pomeriggio Alberto -
    presumo con la non troppo velata intenzione di tenermi buono a casa a farneticare e scrivere e così diradare le mie visite in Galleria –
    mi ha affidato un altro gruppo di porcellana in frammenti.

    Rispetto all’Innamoramento (Alberoni) dei “Ballerini”, qui siamo, mi pare e le mani della donna lo confermano,
    nel vortice di una torrida passione : li chiamerò “Amanti”. Forse sempre Cozzi è l’autore, Tiziano la fonte.

    Sempre ieri ho scoperto che
    oltre ai piccoli raffinati abbeveratoi di porcellana per uccellini
    che gli antichi cinesi, anche se poverissimi, volevano per le loro gabbiette,
    esistono ancora più piccole ciotoline in ceramica bianca-blu
    per nutrire i grilli allevati per combattere o per il canto.

    Sul frontespizio del libro sui grilli,
    ho trovato questo poetico pensiero che Le regalo :

    Se si potesse ascoltare
    il chiaro di luna
    suonerebbe come
    il canto di un grillo

    Parafrasando un detto dei pescatori portoghesi che hanno trovato un modo lirico e concreto per spiegare il senso di esclusività dell’amore :

    “Io non dico che la mia barca sia la più bella del porto. Dico però che ha un modo di muoversi che è soltanto suo.”

    .. modificherei i versi cinesi così :

    Se si potesse ascoltare
    il chiaro di luna
    suonerebbe
    come il canto del mio grillo.

    Grazie.
    Franco

  15. Franco says:

    Abbastanza spesso, abbastanza inutilmente, qualche amico affettuosamente mi rimprovera
    di dedicare troppo del mio tempo ad oggetti insignificanti, che non sono certo opere d’arte degne di tanta attenzione e di tanta passione.

    Sono frammenti di porcellana, abbeveratoi per uccellini o per grilli, amuleti per patologie psichiatriche di nomadi africani,
    frammenti di vetro trovati in barena e ricevuti in regalo dall’amico pasticciere.

    Tanto tempo, troppo tempo ?

    Mi confortano le parole di un grande, che parla di un altro grande e che leggo solo oggi.
    Il grande che scrive è Eugenio Riccòmini; il grande di cui parla è l’artista Wolfango;
    lo scritto presenta una mostra a Palazzo d’Accursio a Bologna che purtroppo non potrò vedere.
    Ma i giganteschi dipinti di Wolfango sono stato tra i primi a scoprirli tanti e tanti anni fa
    e non passo da Bologna senza salire nella Sala Stampa di Palazzo re Enzo per rivedere “Il cassetto”.

    Scrive Riccòmini :

    “ Ai pochissimi che ogni tanto me lo chiedono, rispondo che il tempo necessario per leggere un dipinto di qualità
    è lo stesso tempo che impiega il pittore a preparare, eseguire e compiere la sua opera. Esagero, certo…. esagero, ma non mento :
    perché leggere un dipinto complesso e difficile da eseguirsi è un esercizio che richiede attenzione estrema e tempo, senza distrazione.
    Si tratta cioè di un esercizio non tanto diverso da quello che si fa leggendo un grande romanzo o un poema
    o ascoltando una corposa sinfonia in musica; e rileggendo e riascoltando, assaporando ogni parola, ogni accordo.”

    Dedicare tempo all’arte è il migliore investimento che si possa fare del proprio tempo.
    Subito dopo al tempo dedicato all’amore.

  16. franco says:

    “Il silenzio” di Erling Kagge, a pagina 56 :
    Dio non è nel vento impetuoso e gagliardo, non è nel terremoto, non è nel fuoco.
    Dio non è in nessuno di questi elementi.
    Dio viene dopo, in una brezza leggera che nell’ultima versione norvegese della Bibbia
    è stata tradotta come “un silenzio sottile”. Dio è nel silenzio.

    Nel buddismo un allievo chiede al suo maestro se gli può spiegare cosa è l’anima del mondo (Brahman).
    Il maestro rimane zitto. L’allievo insiste due tre volte, ma non riceve alcuna risposta.
    Alla fine il maestro parla e gli dice : “Te lo sto insegnando, ma tu non mi segui”.
    La risposta era il silenzio : l’anima del mondo è il silenzio.

  17. Franco Bellino says:

    La foto del kintsugi nero con le ‘cicatrici’ d’oro qui sopra
    è pubblicata per gentile concessione di ‘Lakeside Pottery Studio’
    http://www.lakesidepottery.com

    Thanks so much, dear Morty and Patty :
    next time you’ll be here in Venezia
    we will happily share Prosecco & cicheti at Rialto.

  18. Francesca says:

    Ho terminato la lettura delle pagine che hanno preso vita dal meraviglioso racconto di Maupassant.
    ‘Minuet’ è uno dei miei preferiti. C’è tutta la poesia del non-detto.
    E credo che anche la poesia sia un frammento compiuto: un mondo chiuso, circolare e perfetto.
    Leggendo le Sue pagine, ho pensato poi al paradosso della nave di Teseo,
    se sia il frammento o l’unità a costituire l’identità.

  19. Franco Bellino says:

    Grazie, Francesca.
    Avevo infatti scritto :

    … come spesso succede, molti dei commenti sono più interessanti del testo che li ha stimolati.

    Su questo principio Bobi Bazlen ha scritto “Note senza testo” –
    un bellissimo testo che se un giorno riuscirò mai a riavere i miei libri a portata di mano, Le presterò volentieri.

    Il riferimento di Francesca al paradosso della Nave di Teseo
    mi ha spiazzato, arricchito e ha reso ancora più prezioso il testo che lo ha stimolato.

    Il paradosso della nave di Teseo – qui in sintesi wikipedica – esprime la questione metafisica
    dell’effettiva persistenza dell’identità originaria, per un’entità le cui parti cambiano nel tempo.

    In altre parole, se un tutto unico rimane davvero se stesso (oppure no) dopo che, col passare del tempo,
    tutti i suoi pezzi componenti sono cambiati (con altri uguali o simili).

    Si narra che la nave in legno sulla quale viaggiò il mitico eroe greco Teseo
    fosse conservata intatta nel corso degli anni, sostituendone le parti che via via si deterioravano.
    Giunse quindi un momento in cui tutte le parti usate in origine per costruirla erano state sostituite,
    benché la nave stessa conservasse esattamente la sua forma originaria.

    Ragionando su tale situazione (la nave è stata completamente sostituita, ma allo stesso tempo la nave è rimasta la nave di Teseo),
    la questione che ci si può porre è : la nave di Teseo si è conservata oppure no?
    Ovvero: l’entità (la nave), modificata nella sostanza, ma senza variazioni nella forma, è ancora proprio la stessa entità? O le somiglia soltanto ?

    Tale questione si può facilmente applicare a innumerevoli altri casi;
    per esempio alla scrupolosa conservazione di alcuni antichi templi giapponesi (anch’essi principalmente in legno, come la nave di Teseo),
    per i quali ci si può domandare se siano ancora templi originali.

    Si può anche rivolgere il paradosso riguardo all’identità della nostra stessa persona,
    che nel corso degli anni cambia ampiamente, sia nella sostanza che la compone sia nella sua forma,
    ma nonostante ciò sembra rimanere quella stessa persona.

    Il suggerimento di Francesca nel suo commento qui sopra
    apre quindi la strada ad infinite altre riflessioni e variazioni sul tema
    e conferma una volta di più quanto sia prezioso l’apporto di chi legge e commenta.

    Non sarà mai abbastanza grande il mio “Grazie !”.

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