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Zan par tibetani: un mondo tra le tue mani.

 

Uno zan par è un oggetto bellissimo, prezioso, raro e soprattutto vero.

E’ stato creato con grande amore e infinita devozione.

Condensa secoli e secoli di civiltà e migliaia di libri di religione, medicina,

storia, sociologia, etnologia, miti e leggende, terapie scientifiche e superstizioni animistiche : tutto e anche più di questo in pochi centimetri scolpiti su un unico blocco di legno che tu puoi tenere in mano.

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Uno zan par è un oggetto nato non per essere venduto, ma per essere affidato ad un uomo santo, che lo avrebbe usato per molti riti diversi e sempre religiosamente conservato, avvolto in candidi tessuti.

Ogni zan par è uno strumento di preghiere e di riti vivi da secoli e vivi ancora oggi.

E’ un fatto : lo zan par che tu hai in mano racchiude come in uno scrigno l’anima di un intero popolo e quest’anima, se tu hai la pazienza e l’umiltà di ascoltarla, quest’anima ti parla.

 

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Ogni immagine che appare su uno zan par ha una sua storia, una sua precisa funzione, che può essere religiosa e rituale, ma anche sociale o terapeutica:

per curare (e forse guarire) determinate malattie e per risolvere concretissimi problemi di salute sia fisica sia mentale, sia di un individuo sia di un’intera comunità.

I Tibetani sentono profondamente la sacralità dell’ambiente in cui vivono perché lo ‘sanno’ abitato da dei e da demoni.

Da sempre si praticano in Tibet riti per propiziarsi la benevolenza di tutte le forze naturali e soprannaturali, benefiche e malefiche, presenti e attive in un ambiente oggettivamente difficile.

Molti di questi rituali comportavano sacrifici. L’animale sacrificato era a volte un’offerta alla divinità, altre volte diventava un capro espiatorio.

Si facevano dunque offerte agli dei per guarire da malattie, per implorare buone condizioni meteo o per scongiurarne di avverse, come esorcismo contro epidemie, carestie, cattivi auspici, per placare lo spirito di familiari defunti, per superare problemi di ogni tipo.

Secoli dopo vennero proposti altri rituali che prevedevano sempre delle offerte e dei sacrifici, ma ora non-violenti. Non più esseri viventi o oggetti reali,  ma sostituti simbolici.

Gli oggetti e gli animali precedentemente offerti come vittime sacrificali furono sostituiti dalle loro immagini, fatte di una pasta (rtsam pa) che è farina d’orzo miscelata con acqua e con un po’ di burro ricavato dal latte della femmina di yak. Questa pasta si poteva modellare a mano, ma prendeva una forma molto più bella e complessa se inserita in particolari stampi di legno: gli zan par. E’ il pensiero che conta, come si pensa evidentemente anche in Tibet.

 

A volte la figura assume il ruolo di “sostituto” e quindi diventa oggetto di pratiche rituali (esorcismi, cerimonie di espiazione e purificazione o guarigione) che non si vogliono o non si possono effettuare sull’individuo per il quale si è quindi creato il “sostituto”.

Un esempio di questo ruolo di “sostituto” è la figura del ling ga :

 

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Il ling ga è un’immagine grottesca, un essere raffigurato con i polsi e le caviglie legate da una robusta catena, il volto che esprime sofferenza, il ventre rigonfio. Nelle figure più elaborate (come qui sopra) il ling ga è tormentato da dolori articolari: gomiti e ginocchia sono gonfi ed infiammati.

 

Oggi purtroppo esistono anche zan par falsi: creati per il turista.
Però un vero zan par è un libro aperto: ecco come leggerlo.

Uno zan par va a lungo studiato, ad occhi chiusi inizialmente.

Ad occhi chiusi la concentrazione è più intensa: lo zan par ti parla e tu riesci ad ascoltarlo.

Per riconoscere un vero zan par chiudi gli occhi e annusa.

Un vero zan par puzza. Puzza come puzza uno yak, come puzza il burro rancido, come puzza a volte la vita quando è vera.

Dopo il naso, le dita. Un vero zan par chiede di essere accarezzato. Non puoi guardarlo con distacco, freddamente: uno zan par ti chiede che tu lo sfiori a lungo con la punta delle dita.

In silenzio, a occhi chiusi religiosamente. Un vero zan par parla alle tue dita perché è liscio come la seta più preziosa.

 

Soltanto dopo il naso e dopo le dita, soltanto se puzza ed è liscio come la seta, allora puoi aprire gli occhi e giudicarlo.

A lungo.

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Vedi decine, a volte centinaia di diverse immagini, incise con incredibile eleganza di invenzione e perizia di realizzazione ? Senti, percepisci con tutti i tuoi sensi e con tutta la tua sensibilità d’animo che quello zan par è stato scolpito con amore, con sincera passione, con rispetto, con devozione, con profonda fede?

Non c’è bisogno di essere un critico d’arte per vederlo, non c’è bisogno di conoscere la religione tibetana per capirlo. Chiunque lo vede e lo capisce immediatamente perché la verità parla immediatamente a tutti.

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Guarda la più piccola, la più semplice delle figure.  Basta una sola figura per giudicare uno zan par che pure di figure ne ha decine, a volte centinaia. In un vero zan par nulla è rozzo e grossolano, nulla è frettolosamente inciso. Nulla è solo decorazione o approssimazione.

Questo lo vede anche l’occhio più inesperto, lo vede anche un bambino.
Lo vede persino un non vedente perché al cieco e alla sua raffinatissima sensibilità, prima ancora che ad un vedente, l’odorato e il tatto hanno già rivelato la verità.

Se puzza, se è come seta, se ogni più piccola figura è incisa con infinita cura e passione, allora quello zan par è “buono”, cioè vero. Un vero zan par è stupendo perché è vero. Un vero zan par è vero perché è stupendo.
Uno zan par è vero e stupendo perché è setoso e puzza.
Se non puzza, puzza.

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