In che epoca vorresti aver vissuto ?

In che epoca vorresti aver vissuto ?

 

 Ho visto cose che voi umani non potete immaginarvi.
E tutti questi momenti non andranno perduti nel tempo
come lacrime nella pioggia, perché qui io li scrivo.

 

Domanda : Potendo scegliere in quale epoca vorresti aver vissuto ?

Risposta : difficile a dirsi. Ci pensi … forse nell’Atene del 6° secolo avanti Cristo …
forse nella Firenze del ‘400 … forse la Parigi di Hemingway e Picasso …

Ma poi tutto sommato la risposta è decisa : in quale epoca ? In questa epoca.
Sono felice di avere vissuto e di vivere in questa epoca.
Questa, proprio questa, nessun’altra !

 

Ho abitato in antichi palazzi a Venezia sul Canal Grande … a Siena in Piazza del Campo …
a Bologna proprio sotto le Due Torri. Quando dalla cima della ‘Asinelli’
i turisti lanciavano monetine, io le raccoglievo nel terrazzo dei nonni.

A Milano ho vissuto in un paradiso nascosto, ignoto ai più, ma non ai turisti tedeschi.
C’era in via privata Perugia così tanto verde, tanta pace e tanta buona musica
dalle sale-prova del Conservatorio che i week-end avevi voglia di restare a casa.

Ho lavorato nella Milano più eccitante, sempre assolutamente libero :
senza orari di ufficio, senza obbligo di presenza,
dialogando con registi, attori, musicisti, scrittori e creativi di tutto il mondo.
E mi pagavano persino !

 

Ho vissuto per mesi e mesi non da turista e nemmeno da viaggiatore,
ma come uno del posto in India, negli Stati Uniti, a Parigi.

Ho trascorso settimane in Egitto, in Giappone, in Messico e in Perù,
in Spagna, a Londra, a Roma e a Capri. In tutti questi posti mi hanno chiesto informazioni
stradali, forse anche perché non ho mai avuto con me una macchina fotografica.

Ho ascoltato dal vivo musica di Bach, Mozart, Beethoven, Bellini, Rossini, Verdi, Puccini.
Mozart non ha mai potuto sentire Beethoven eppure avrebbe amato i suoi ultimi quartetti.
Bach non ha mai potuto sentire le interpretazioni di Glenn Gould (1955 e 1982) delle sue ‘Variazioni Goldberg’.
Io ho potuto ascoltare tutto e tutti e tutte le volte che ho voluto.
Ho ascoltato anche Chet Baker negli uffici di via Turati 6 a Milano, i ’Pink Floyd’ a Londra
e Jimi Hendrix squartare l’inno americano. Ho ascoltato la voce stellare di Yungchen Lhamo.

Ancora oggi posso vedere Whitney Houston che mi canta : “I will always love you” e Mina che mi dice : “Ancora, ancora, ancora”.

Ho ascoltato i tamburi giapponesi di Kodo … visto nei teatri greci le tragedie di Sofocle e poi “The Living Theatre” e persino la furibonda “Fura dels Baus”… visto e rivisto la vivissima “Classe Morta” di Kantor …
ammirato nel 1965 Nureev e la Fonteyn danzare “Giulietta e Romeo (27 anni lui e – di una signora non si dovrebbe dire l’età – 46 lei) …
ho visto dal retro del tendone le acrobazie degli artisti del teatro delle ombre nelle notti di Bali e Giava … ho ascoltato i borbottii e le pause di Eduardo ricche di emozioni che nessuna parola avrebbe potuto trasmettere …
adorato la ‘D’Origlia-Palmi’ nel teatrino quasi in Vaticano …
ammirato i racconti muti di Marcel Marceau e le canzoni frizzanti dei “gustato Frères Jacques” …  gli interminabili ringraziamenti spettacolari di Lindsay Kemp e il dialogo senza parole di Bartebas con i suoi cavalli … ascoltato l’Orchestra Taurina delle Plazas de Toros, la Callas alla Scala, Rubinstein e ABM al Conservatorio e il fado di Amalia Rodrigues.

 

Sono stato nei Lager nazisti di Auschwitz, Buchenwald, Dachau e Mauthausen. Ci guidavano uomini e donne che proprio lì erano stati deportati e ritrovavano le loro baracche e rivivevano il loro orrore. Mai viaggio fu più emozionante di questi due pellegrinaggi. Chi non li ha vissuti con chi li aveva vissuti non può capirlo. Per anni con Giovanna abbiamo regalato lo stesso pellegrinaggio a studenti che non conoscevamo.

 

Ho comperato e posseduto libri, disegni antichi, dipinti e sculture, oggetti
di arte popolare ed esotici : li ho studiati, amati, coccolati. Ci siamo parlati.

Ho visto film e scritto film. Ho scritto persino dei libri e qualcuno li ha comperati.

Ho nuotato negli Oceani di tutto il mondo : nel mare delle Cinque Terre, di Bora Bora, nell’acqua-champagne della grotta Azzurra e nell’acqua bollente del cratere di Santorini.

Ho volato sulle Alpi, sul Polo Nord, sulle Ande e sull’Himalaya.

Ho volato su un Piper ‘dentro’ il Grand Canyon’: non “sopra”, ma “dentro”,
tra due verticali pareti di roccia a pochi centimetri dalle estremità delle ali
e ho visto il passeggero accanto a me, un uomo di colore, diventare verde per il terrore.

Ho pilotato (per pochi secondi) un aliante sui boschi di Asso con la cloche nelle mie mani tremanti
e il pilota dietro di me che batteva le sue mani per farmi sentire che lui non la teneva la cloche.

Con un motore in fiamme siamo atterrati ad Udaipur e con lo stesso aereo abbiamo poco dopo proseguito per Jodhpur.
I più, tra gli altri passeggeri, avevano rinunciato al volo e adesso a bordo, oltre l’equipaggio, c’eravamo soltanto noi due.
Per aver aiutato all’imbarco al ‘JFK’ un’anziana signora disabile e sola, la TWA ci ha ‘promosso’ in ‘Prima Classe’:
non in  ‘Businness’, proprio in ‘Prima’ ! Da New York a Milano vini bianchi con gli antipasti, nobili rossi con i secondi,
un’intera bottiglia di champagne solo per noi due. Di quel viaggio non ricordiamo altro,
però a Malpensa le hostess ci hanno svegliato e ci hanno chiesto se ce la facevamo a scendere da soli.
Ce l’abbiamo fatta, in taxi Giovanna è andata direttamente dall’aeroporto al lavoro
e la Direttrice l’ha rispedita direttamente a casa : dopo 7 settimane di ferie non poteva presentarsi così distrutta.
Effettivamente….

 

Ho gustato cibi di tutto il mondo, vini e champagne rarissimi.
Sono stato alla tavola di Madame S.D.D, miliardaria, che aveva fatto mettere in tavola per noi due ospiti
non una, ma due bottiglie di ‘Chateau Mouton Rothschild’, però teneva per sé, ai piedi della sua sedia,
e da sé si versava la bottiglia del ‘suo’ champagne …

 

A Tetiaroa, allora isola privata di Marlon Brando, non erano ammessi turisti.
Ma un giorno Marlon voleva volare a Tahiti e non aveva voglia di pagarsi l’aereo.
Così accettò la nostra visita : appena noi atterrammo, lui era già pronto a bordo pista,
prese il ‘nostro’ (pagato da noi !) aereo, se ne andò a Tahiti
e tornò con il nostro aereo alla sera, salutandoci allegramente quando ripartimmo.

Nel bagno degli ospiti di Marlon il lavandino era un’enorme conchiglia – Tridacna Gigas – con rubinetteria d’oro. Non ricordo il wc.

A tavola ognuno di  noi aveva alle spalle fanciulla in pareo che sventolava un flabello per rinfrescarci …
Una sera a Luxor  fummo ospiti d’onore nella casa del decano degli archeologi.
Lo avevamo ritrovato dopo anni dal primo incontro ed era nata una grande reciproca simpatia :
pur di stare con noi due aveva cancellato per 10 giorni tutte le sue visite guidate ai gruppi di turisti.
Quella sera però lui voleva il nostro parere su un giovanotto, reduce da Londra, candidato a sposare la figlia.
Il nostro parere negativo salvò la fanciulla da un falso medico, oltretutto segretamente già sposato.
Loro ne ebbero la conferma soltanto giorni dopo (ce lo confessò Ahmed),
ma Giovanna lo intuì la sera stessa ….
Siamo stati per tre settimane in un paesino del Gujarat, come figli adottivi
(in realtà solo Giovanna veramente adottata e dal nonno dotata di dote in argenteria e contanti)
alla tavola della famiglia Gajjar. Giovanna era l’unica donna ammessa :
donne e bambini di casa mangiano in cucina, solo dopo che i maschi hanno terminato.
Viene a servire in tavola soltanto la ‘nonnetta’, con le chiavi del frigorifero, peraltro sempre spento, alla cintura.
In quei pranzi e in quelle cene – cibi stupendi, strettamente vegetariani e saporitissimi -
la nostra unica salvezza era divorare il più in fretta possibile il nostro pasto,
prima che raffiche di rutti segnalassero rumorosamente che anche i padroni di casa avevano gradito il cibo …
Ho dovuto (nessuna possibilità di rinuncia), ho dovuto sedermi alla tavola di famiglie sarde, conosciute appena poche ore prima.
Dovevamo assolutamente rimanere per pranzo. Per non disturbare noi dicevamo :
“No, grazie : un pranzo è troppo. Basta solo un po’ di pane e formaggio”. Non l’avessimo mai detto (e invece incoscienti lo ripetemmo in ben 3 case diverse).
Detto fatto : gli ospitalissimi sardi aprono per noi preziose forme di ‘casu marzu’
da cui saltano fuori vivacissimi vermetti bianchi.
Non potevi ovviamente rifiutare, potevi solo spalmando i bianchi vermetti sul pane renderli un po’ meno vivaci.
All’Osteria della Cagnola dove gli altri dovevano prenotare mesi prima, noi tre (Michele, Giovanna ed io)
si aveva sempre diritto al tavolone da 14 coperti solo per noi. Unico inconveniente :
le percepibili ondate di invidia e di odio non represso che arrivavano quando entravano,
dirottati alla non gradita saletta superiore, i miliardari milanesi ai quali il tavolone era stato rifiutato perché “già prenotato”.
Devo ammetterlo : quelle ondate erano per noi un ulteriore sottile e sadico piacere.

 

Ho camminato tra le sovrumane architetture degli Egizi ….
in capolavori greci isolati tra i monti : il teatro di Dodona e il tempio di Segesta  ….
sono entrato a lume di candela (proibitissimo, lo so, ma soltanto così capisci i colori degli affreschi,
che sono con quella luce – la luce con cui sono stati dipinti – assolutamente realistici)
nelle tombe di Tarquinia e Tuscania e Cerveteri …

ho trascorso ore in meditazione tra i tempi Inca dello Yucatan e di Tikal …
grazie a Sam So sono potuto restare, quando i templi erano ormai chiusi al turismo,
ore e ore di tramonti incantati, noi due soli ad Angkor Wat …
e ancora ore di silenzio e solitudine nella cattedrali deserte di San Bassiano a Lodivecchio
e di San Galgano, con il cielo come soffitto e l’erba pavimento.

 

Ho ascoltato il messaggio di Giotto ad Assisi e a Padova, di Masaccio al Carmine, di Piero della Francesca al cimitero di Monterchi.
E poi nel giro di pochi anni, benché loro fossero invece distanti secoli tra loro,
ho visto Wiligelmo e Donatello, Michelangelo e Caravaggio – immenso Caravaggio – e Velasquez e Rembrandt e Vermeer.
E Goya alla Quinta del Sordo. E poi sono rimasto ore davanti a Guernica a Madrid e a Manzù ad Ardea.
Ho abbracciato – oltre che aver ammirato ed amato – Antonio Lopez Garcia.

 

Ho vissuto non per una notte soltanto, ma per tutti i giorni la “Settimana Santa” di Siviglia,
con gli innamorati della Vergine Macarena che le gridano “Guapa y Guapa y Guapa !”,
che da noi sarebbe : “Sei bbona, bbona, bbona !!!”. E lo è per davvero.

 

Ho vissuto a Kandhy le notti della “Perahera” con decine di elefanti ricoperti da migliaia di lampadine colorate
che sfilano maestosi a pochi metri da te. Sembra che sorridano, sembra che siano proprio orgogliosi di quel loro addobbo ‘son et lumière’.

Sempre a Sri Lanka per alcune sere ho accompagnato il lento calare del sole davanti
al Buddha che si addormenta a Polonnaruwa, dove persino le tigri si ammansiscono e meditano …
tigre-su-buddha

 

Sono stato non un ospite, ma un membro di tre famiglie mormoni nello Utah, a Logan e Salt Lake City
e da loro ho capito come si può pregare : parlando direttamente con Dio e ringraziandolo per quello che ci è successo proprio in quella giornata.
Non con frasi fatte e preghiere standard, ma parlando con amore e riconoscenza della nostra vita di ‘quel’ giorno.
Non una preghiera precotta ed astratta : un dialogo sincero e concreto.

 

Ho vissuto due settimane a Komatsu in Giappone : la sera, asciugamano in spalla,
si andava tutti insieme al bagno pubblico, imperdibile appuntamento igienico, ma soprattutto sociale …
Ho cenato ad Udaipur nel Rajasthan nella casa di Ashya, fratello adottivo
e dopo cena ho dovuto sfogliare e ammirare una per una – le foto dei 3 (tre !) album del matrimonio di Bapu,
il nipote così elegante che mentre Giovanna ed io si viaggiava con una valigia, lui ne aveva tre.
Non a caso a Jaisalmer lo hanno scambiato per un principe.

 

Ho cenato molto presto nella capanna di Redjon nel Banjar Bentuyung a Bali, poco fuori da Ubud.
Attenti a terminare la cena e a ripartirne prima di notte però,
perché di notte mai Redjon sarebbe passato davanti al cimitero. Dormiva in macchina piuttosto.

 

A Nantucket, isola molto ma molto più chic e più ‘vera’ della kennediana Martha’s Vineyard ,
abbiamo vissuto nella antica casa della famiglia di John Finney.
Dal tetto le madri e le spose passavano ore nella speranza di veder tornare le baleniere,
mentre Giovanna vide la mia barca a vela implacabilmente trascinata al largo dalle correnti.
Da solo riuscii a rientrare. Però non lo rifarei.

 

Per circa una settimana ho fatto parte della quadrilla di Agustìn Castellano, “el Puri”.
Con loro le mattine, nell’attesa della vestizione, nelle corride (loro nell’arena, noi no)
e poi nelle cene, nelle notti e negli spostamenti da una “Plaza” all’altra.
Giorni e notti che persino Hemingway avrebbe invidiato.

 

Ho dormito in un sacco a pelo sotto le stelle dello Yellowstone (dormito non proprio, c’erano orsi nelle vicinanze) …
nella suite del Maharaja di Jodhpur, dove solo i tre bagni erano circa 400 metri quadri.
Ero di casa nell’Ile de la Citè a Parigi e in un’isola di cui non ricordo il nome in mezzo al Nilo di Luxor.
In casa di pescatori alle Tremiti e ad Aghia Galini a sud di Creta (quasi Africa).

 

Ho dormito – dopo aver attraversato a piedi una frana delle rotaie sull’Urubamba
ed aver risalito a piedi tutto il sentiero, ospite di un campesino che ci cedette il suo letto,
quando ancora lassù non c’erano alberghi – su al Machu Picchu..
Solo così potevi anticipare l’alba e vedere al sorgere del sole le rovine emergere da un mare di nubi.
Proprio come gli Inca le avevano viste e vissute.

Al ‘Lake Palace Hotel’ di Udaipur eravamo avevamo la nostra suite : sempre quella, solo quella.
I due alberghi con lo stesso nome : il ‘Flora’ di Capri, ospiti della signora Virginia,
e il ‘Flora’ di Venezia, ospiti di 3 generazioni di Romanelli,
sono stati davvero ‘casa’ per noi.
Un mago a Bali, raggiunto dopo ore di camminata a piedi nudi nella notte, mi avrebbe preso come allievo.
Scoprii però che c‘erano duelli tra maghi : ognuno dei due rimaneva rinchiuso per settimane nella propria casa
e i due si scambiavano letali vibrazioni. A volte si vedevano, e la cronaca locale lo riportava,
fasci luminosi attraversare il cielo di note tra le case dei due maghi.
Dopo giorni e a volte settimane, uno dei due maghi veniva trovato cadavere,
mentre l’altro evidentemente aveva vinto, senza nemmeno sfiorare l’avversario. E ne ereditava la clientela.
Mi mancò il coraggio di iniziare il corso (sia pure accelerato) di magia.
Non fosse mai che la mia magia desse fastidio a qualche altro mago …..

 

A 35  anni mi sono ritrovato da un giorno all’altro completamente paralizzato.
Poi per settimane ho dovuto re-imparare a camminare, a usare le posate, a scrivere
facendo prima le aste e poi disegnando lentamente lettera per lettera fino a scrivere le parole.
Imparare tutto questo a un bambino richiede mesi, per me fu questione di pochi giorni, però fu identico : da zero a tutto.

Nell’angoscia dei miei cari che me la nascondevano, io ho vissuto questa esperienza senza angoscia:
come se io fossi semplicemente spettatore di un film di cui ero anche protagonista.
Non era un film, era tutto vero, però non mi sembrava vero : perciò non soffrivo.

 

 

Raccontando qui la mia vita ho cercato di non prendermi troppo sul serio,
ma soprattutto ho cercato di prendermi sempre un po’ in giro.
E comunque se anche tutto questo non bastasse a farmi scegliere di vivere proprio questa epoca
piuttosto che qualsiasi altra epoca della storia dell’umanità, basterebbe il fatto che
il 14 dicembre 1962 verso le 9 di sera, a Milano, fuori dal Teatro Girolamo
(c’era già il verbo “amo” nel luogo del nostro primo incontro!)
ho conosciuto Giovanna.

Ho amato Giovanna dal primo minuto che ci siamo incontrati ad oggi.
Lei dice che non se ne è mai accorta, ma credo (spero) che nel suo profondo lei sappia
che oggi, dopo 60 anni, la amo ogni giorno di più.

 

In che epoca vorresti aver vissuto ?

In quale altra epoca avrei potuto avere tutte queste esperienze
e vivere tutte queste emozioni ? Solo in questa epoca.

 

 

(continua)

 

 

 

Questo testo è un Work in progress.

Mi auguro che sia un ‘progress’  non mi importa quanto lungo purché sereno.
La vita continua:
forse riemergeranno nuovi ricordi, sicuramente vivrò nuove emozioni.
Spero.

 

 

 

Nota :

Devo riconoscere che l’elenco dei momenti indimenticabili
che fa alla fine di ‘Blade Runner’ il replicante Roy Batty
comprende eventi molto più avventurosi dei miei :
“Navi da combattimento in fiamme al largo dei Bastioni di Orione …
I raggi ‘B’ balenare nel buio vicino alle porte di
Tannhäuser…

E soprattutto
il suo elenco è molto più breve del mio elenco qui sopra.
Lui però era in una situazione molto meno facile della mia,

aveva meno tempo a disposizione,
e per di più da lui pioveva.

 

9 Responses to “In che epoca vorresti aver vissuto ?”

  1. Franco Bellino says:

    Ho avuto la fortuna di ascoltare grande musica e grandi musicisti
    di tutte le epoche e di tutto il mondo.
    All’elenco qui sopra voglio aggiungere Ennio Morricone.

  2. Meravigliosa possibile vita, si Franco, quella che ci è capitata. Non la si può trasmettere a chi è nato dopo, quanto? diciamo 20 anni. 30? Doesn’t matter. La tua batte la mia. Anche se metto sul tavolo Grace Kelly e la sua letterina ( Madame…) la regina d’Olanda in bici ad Amsterdam nello stesso negozio dove eravamo; noi fornitori, lei cliente, aveva finito il suo Dentifrice au champagne. Né Jerry Lewis, eppure Tina Turner in via Turati…Bello l’invito della tv a Hong Kong e i lavori fatti in Giappone. Però ora basta, di Köbi dico solo che ha suonato il trombone in una jam session con Lionel Hampton a Zurigo, gli piace ricordarlo. Ha conosciuto Bertold Brecht con suo padre, sindaco di Zug che ha portato in festival il jazz ogni anno. Non abbiamo viaggiato tanto come voi, è bello saperlo da te. Aerei, due: ho detto due volte “ non voglio che partiamo” e due aerei, quelli, non sono mai arrivati. Uno ad Anthalia, forse lo ricordi, l’altro in Honduras.
    Non è una gara, è una fortuna averci come amici. A chi la raccontiamo? Poi senza figli! A chi interessa? A noi 4. Mi manca un’immagine di Giovanna, una che vuoi di quando vuoi. Leghiamo il cerchio. Non facciamo altri programmi. Godiamo questo arrivo. Grazie, un bacio

  3. Kobi vuole che io ti racconti di quando ho portato mia madre ad Akaba.
    Il re della Giordania faceva sciare la sua bionda sugli sci d’acqua. Io ero campionessa di sci d’acqua, sport recente, perché mio zio aveva un motoscafo sull’Adda e così potevo allenarmi spesso.
    Mia mamma dice al Re : “Mia figlia è brava con gli sci d’acqua. Ha persino delle medaglie !”.

    Lui, contentissimo di far schizzare il suo giocattolo, mi invita a mettere gli sci e andiamo per mare.

    “Altro che l’Adda, pensavo. Questa è acqua da pescecani : qui se cadi non ti trovano più”.
    Finisce il tormentone, il Re e la sua bionda mi fanno i complimneti, ci salutiamo tutti, mia madre mi chiede : “Hai fatto le foto ?”.

    Buona notte, cari. Pericoloso farmi cominciare con i ricordi …..

  4. Maurizio says:

    Maurizio.
    Ti ho letto. Di già. Grazie anche a un brutto film in TV.
    La reazione – di chi ti vuol bene – è di sana, dolce invidia. E di rammarico per non aver fatto tutto quello che hai fatto tu.
    Hai vissuto una vita “alla grande”, senza mai farti mancare nulla e cercando sempre e solo il meglio.
    Che fosse un tramonto nel deserto o un bagno caldo nella reggia di un maharaja.

    Che dirti? Io ti invidio (bonariamente). Io ho vissuto una vita più sparagnina: ho lavorato lavorato lavorato…
    ho fatto la formichina… costruendo, col mio sacrifico, un buon trampolino per mio figlio.
    Per di più ho trovato una moglie che era peggio di me: cinese, e i cinesi lavorano sempre.
    Lavorano per mettere da parte. Lavorano per accumulare. Il divertimento, per un cinese, è solo un optional : “loro” si divertono a lavorare.
    Per 11 anni – gli anni in cui Elena ha gestito il suo ristorante – non abbiamo mai fatto un week end.
    Per festeggiare il Natale con i miei partivamo per Pisa la mattina del 25 per essere indietro già il 27 perché il ristorante riapriva.
    Ma per quegli 11 anni ho messo a letto e addormentato io mio figlio.

    Insomma due vite, le nostre, la mia è la tua, completamente diverse.
    Voi – tu e Giovanna – avete avuto una totale possibilità di muovervi. Io e Elena, no.
    Accomunati da un senso del dovere che neppure un carabiniere …
    Beh mi accorgo che non ti sto dando l’opinione che mi hai chiesto, ma che sto mettendo la mia vita a confronto con la tua.
    Ora, a 75 anni e mezzo, le ginocchia cominciano a non ubbidirmi più come vorrei.
    Sarà difficile che mi getti a capofitto in un giro del mondo.
    A meno che non lo faccia in crociera, come i miliardari alla fine della loro vita.
    Ma che mondo vedrei? Quello già visto mille volte in Tv.
    Visto meglio, “fotografato “ meglio e in una luce più giusta…
    Forse è vero: al mondo c’è ancora tanto da vedere. O da “provare”.
    Perché, ripeto, tutto – o quasi tutto – lo abbiamo già visto (e visto meglio) in Tv.

    Quando avrei voluto vivere io?
    Prima dell’invenzione della fotografia.
    Quando partivi per un viaggio per andare in posti di cui – tutt’al più – avevi visto un disegno, una stampa
    che era pur sempre un “filtro” tra quello che pensavi di poter vedere e quello che poi avresti davvero scoperto.
    La fotografia, la sua diffusione, ha tolto la magia della scoperta.
    Perché dovrei aver voglia di fare migliaia di chilometri per vedere una lunga muraglia che ho già visto –
    ripresa da sopra, da sotto, per largo e per lungo, alla mattina, al tramonto – almeno cento volte in tv ?

    Questo mio concetto, questa mia “ avversione” per il viaggiare, per fare chilometri e chilometri
    per andare a vedere ciò che si è già visto, è stato già espresso – all’inizio del secolo –
    da un grande giornalista (mi sembra Luigi Barzini ) in margine (e anche all’interno ) di un suo libro,
    mi sembra “Viaggio in Terrasanta”.
    Diceva – riassumo – che nel mondo c’era rimasto ben poco, o nulla da scoprire.

    Insomma hai capito. Il film brutto in Tv non è ancora finito, io ho scritto durante il film (situazione non ideale per la scrittura)
    ed Elena, come sempre ogni sera, si è addormentata sul divano.
    Lei – più giovane di me di 19 anni (e dopo 11 anni di galera nel suo ristorante ) – ha una nuova voglia di viaggiare. Io no.
    Viaggio ancora molto e con piacere davanti a un quadro. Ho scoperto tardivamente i fiamminghi.
    E posso stare davanti allo stesso quadro anche mezz’ora. Senza annoiarmi.
    E’ già qualcosa. Questo significa che, forse, non sono ancora morto del tutto.
    Buona notte.
    Maurizio

  5. Franco says:

    Quanto vero, Maurizio, quello che scrivi sul viaggiare PRIMA della fotografia !!!!

    Tu dici : “Quando avrei voluto vivere io? Prima dell’invenzione della fotografia.
    Quando partivi per un viaggio per andare in posti di cui – tutt’al più – avevi visto un disegno, una stampa
    che era pur sempre un “filtro” tra quello che pensavi di poter vedere e quello che poi avresti davvero scoperto.
    La fotografia, la sua diffusione, ha tolto la magia della scoperta.”

    Ricordo che un anno venne a Venezia la “mamma” della famiglia di Logan, Utah,
    dove per circa un mese avevo vissuto come un membro della famiglia.
    Volevo che tutto fosse magico per lei.
    Così convinsi un gondoliere a portarci in gondola
    da Palazzo Contarini dagli Scrigni-Corfù dove allora vivevo sul Canal Grande fino a Torcello.

    Mi svenai per regalare a Theresa tutta la magia e l’incanto di Venezia
    che è stata costruita proprio per essere vista da una gondola.
    Dal Canal Grande a Torcello, attesa di circa due ore e ritorno, oggi sarebbero circa 1.000 Euro.
    Non credo di aver pagato allora quella cifra,
    ma ricordo molto bene che il gondoliere si meravigliò molto quando mi vide piangere.

    Perché piangevo ?
    Perché Theresa, dal suo divanetto papale papale,
    aveva appena commentato la magia di Venezia vista da una gondola tutta per lei,
    dicendo serafica :
    “Sì, è proprio come l’ho sempre vista in TV !”.

    Quando il gondoliere seppe il motivo per cui mi aveva visto piangere, mi fece lo sconto.

  6. Maurizio says:

    Aggiunta alle farneticazioni di ieri notte.

    Sono stato in Cina 2 volte (Elena insisteva). Viaggio in crociera sul fiume Giallo. Non è giallo: è marrone. Il copy locale ha lavorato di fino. Alle 14.00, con ancora sullo stomaco un pranzo orrendo, visita alla bellezza del posto. La prima è una diga. Una diga per costruire la quale hanno dovuto far evacuare non so quanti milioni di persone. Le dighe non sono mai state tra le mie mete preferite. Confido nella prossima tappa. Che è il giorno dopo.

    Stessa ora, stessa temperatura: 40 gradi e 90 per cento di umidità. Non proprio l’ideale per salire i 300 e passa gradini che ci separano da uno dei templi più famosi. Le vene delle tempie sono gonfie come fiumi in piena e un altro fiume ha inzuppato la mia t-shirt. Arrivo in cima (avevo scritto “coma”, lapsus freudiano!) dove dopo due minuti di respiri profondi (polmoni d’acciaio non ne vedo in giro ) e 5 di training autogeno seguo come ultima pecora del gruppo la nostra guida. Ci mostra entusiasta alcune enormi figure di divinità scavate nella roccia illustrandocene virtù e pregi. Le guardo. Poi le riguardo.
    Poi mi avvicino. “Ma scusi, dico alla nostra imbonitrice, ma le sculture non sono scavate nella roccia : sono tutte false”.
    “Come false ? “
    “Sì gentile signora: questi gessi colorati (perché di quello si tratta) avranno si e no una trentina d’anni”.
    “Mah… l’avranno restaurate.”
    “No signora: sono rifatte. Completamente. Forse buttate giù dai giovani esaltati della rivoluzione culturale, le hanno poi rifatte di sana pianta.
    E per risparmiare tempo e denaro, invece che in pietra le hanno rifatte in gesso”.
    Imbarazzata la ragazza riprende in mano la sua bandierina , rossa come le sue guance. Finisce la crociera.

    Adesso ci aspetta la montagna. È una montagna sacra. Qui tutto è sacro. O almeno così ci dicono.
    Il pullman arranca per parecchi chilometri poi si ferma all’improvviso. Siamo a mezza costa. Dobbiamo rifornirci di una bomboletta di ossigeno: l’acquisto è obbligatorio. E la bomboletta costosa: 60 o 70 euro. Naturalmente non ci servirà mai. Non è il K2: è solo un pianoro un po’ alto da cui si può godere la vista (in lontananza) di una montagna abbastanza insignificante. Fatte le foto alla montagna? Bene ora scendiamo verso il fiume: da lì, ci dicono, la vista è magnifica. Scendiamo. In quel punto le acque del fiume si restringono e passano tra due quinte di rocce suggestive. Il posto ideale per un’altra foto. Resa ancora più esotica da uno Yak, il bue peloso color formaggio che abita da queste parti. Elena si mette in posa. Venti secondi dopo ha già in mano la foto incorniciata.
    Ma … ma c’è qualcosa che non mi convince nella foto. E nell’ambiente. Guardo meglio. E poi guardo ancora.
    Ma sì ecco cosa non va. La montagna è vera ma… le rocce sono finte!
    Le hanno costruite (o portate lì) per rendere il luogo più ameno e suggestivo.
    Insomma hanno costruito un paesaggio “formato cartolina”! Tanto chi se ne accorge ?

    Last but not least. Ho un’amica, una ex di mio fratello, che ha la passione della fotografia e dei viaggi.
    Fa foto meravigliose con cui ha vinto decine di premi. Mi mostra delle foto fatte in Cina.
    Alcune – bellissime – mostrano un pescatore che “caccia” con l’aiuto di un cormorano.
    Belle, le dico.
    Sì, belle mi dice lei. Belle ma … finte !
    Quello non è un pescatore : è un signore che arriva lì alla sera (le foto al tramonto hanno tutta un’altra luce !)
    si cambia d’abito, si traveste da pescatore e … si mette in posa col suo cormorano (vero)
    solo per farsi fotografare – naturalmente a pagamento – dai turisti.

    Che posso aggiungerti? Che i guerrieri di terracotta mandati in giro per il mondo
    quali ambasciatori di cultura e promotori di turismo non erano veri, ma delle copie eseguite alla perfezione ?
    Tanto chi se ne accorge? Mica gli fanno il Carbonio 14 !
    E mica tutti hanno gli occhi del Badiani.
    Barzini, Barzini! – grida il mio cuore – come ci avevi visto giusto !
    Maurizio

  7. Franco says:

    Io non sono mai stato in Cina.
    Con Brigitte Bardot la Cina è stata per me un amore non corrisposto.
    Però con la Cina almeno ci ho provato, con B.B. mai.
    Forse dovevo fare il contrario.

    Ero innamorato del pensiero cinese –
    innamorato di Chuang-tse, quello dell’uomo che sogna di essere una farfalla,
    però poi non sa se è invece una farfalla che sogna di essere un uomo -
    innamorato della poesia cinese –
    ho tutto il pubblicato su Li-Yu sfortunato imperatore esiliato -
    innamorato dell’arte antichissima cinese :
    i bronzi, le giade, la calligrafia, gli oggetti dei letterati –
    così decisi
    che saremmo andati in Cina, noi due da soli, prima però avrei imparato il cinese.

    Mi iscrissi all’ISMEO, studiai cultura e lingua cinese con la poliedrica signora Sandri,
    con il mitico professor Ho e con la dolcissima Elvira Dell’Oro.

    Con Elvira in 4-5 mesi imparammo a dialogare : _
    Ciao come stai ?…
    Bene, è tanto tempo che non ci vediamo …

    Si dialogava e, aiutati dal contesto, si leggeva e si capiva anche qualcosa …..

    MA

    … ma tutto si bloccò quando dovemmo iniziare a scriverli noi i caratteri !
    Una cosa era riconoscerli, tutt’altra cosa scriverli tu da solo, trattino per trattino.

    Decisi che saremmo partiti lo stesso, chiesi i visti e scoprii che no :
    due turisti da soli non potevano andare in Cina.
    Col viaggio organizzato, su itinerari deciso da loro sì;
    ma noi due da soli, andando dove volevamo noi, no.
    Inutile scrivere a Consolati cinesi e Ambasciate italiane in Cina.

    Così in Cina non sono mai.. ops : così in Cina non sono ancora andato.

  8. Franco says:

    I commenti pubblicati qui sopra di Marina e di Maurizio
    che – lo confesso – ho sollecitato via mail, mi fanno un enorme piacere.

    Ho scritto a due amici carissimi, così ‘carissimi’ che finora
    non ci siamo ancora incontrati di persona
    eppure ci parliamo quasi ogni giorno e sempre quando per noi è davvero importante.

    A Marina e Maurizio, soltanto a Marina e Maurizio, ho inviato questa mail :

    Ho pubblicato un testo e spero che nessuno lo legga.

    Spero che nessuno lo legga perché :

    1)

    ho l’impressione cha appaia come la sbruffonata di uno che racconta che vita meravigliosa ha vissuto.

    Non è questo, ma può sembrare questo.

    2)

    Può viceversa sembrare un malinconico consuntivo dei bei tempi passati.

    Non è nemmeno questo, ma può sembrare anche questo.

    Quel testo era, voleva essere nelle mie intenzioni, la constatazione –

    giustificata da molti esempi concreti, realmente vissuti, non inventati,
    e forse ho esagerato elencando nomi di luoghi e di interpreti geniali del teatro e della musica –

    che l’epoca in cui abbiamo vissuto, è stata un’epoca meravigliosa.

    L’epoca migliore possibile, almeno per alcuni di noi.

    Un’epoca in cui abbiamo potuto pensare, fare, viaggiare, leggere, vivere esperienze
    che nessun uomo o donna prima di noi ha potuto pensare, fare, viaggiare, leggere e vivere.

    Forse tu puoi dirmi se i rischi di essere frainteso sono reali
    e soprattutto puoi dirmi se le intenzioni che avevo
    si sono realizzate oppure sono rimaste pie intenzioni.

    Il testo è qui :

    http://www.francobellino.com/?p=5070#more-5070

    … leggilo con calma, solo quando non avrai proprio nulla di meglio da fare.

    Tanto nel frattempo nessuno lo legge !

    Franco

  9. Forse davvero il titolo giusto per questo brano doveva essere “My way”: A modo mio.

    Ne ho scritto così in “crear$i” al Consiglio pratico 160:

    Sii te stesso ! Ascolta Frank, Elvis e Juliette.

    https://www.youtube.com/watch?v=qQzdAsjWGPg

    … e adesso ascoltalo ‘live’ – se possibile in piedi, come fece tutto il pubblico
    al Madison Square Garden nel 1974 quando Frank ha quasi 60 anni :
    https://www.youtube.com/watch?v=w019MzRosmk

    C’è anche Elvis Presley quando era ancora “Elvis the Pelvis”
    https://www.youtube.com/watch?v=ixbcvKCl4Jc

    … non è forse la migliore delle esecuzioni,
    ma ha un commento che trovo straordinario :

    “Se non me lo suonano al mio funerale, io non ci vengo”.

    Lo stesso tema di “My way” diventa nei versi di Jacques Prevert,
    “Je suis comme je suis” cantati ora da Juliette Greco (ignora la traduzione in super) :
    https://www.youtube.com/watch?v=heo2y8o68rs

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