“Di” o “ Da” ? Essere o non essere Pradier. Ecco il problema di questo marmo “La Naissance de l’Amour”.

Amo questa scultura :

 

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Studio questa scultura da più di 50 anni.

In questi 50 anni l’hanno vista, studiata, accarezzata Esperti, Storici dell’Arte, i più profondi conoscitori dell’arte di Pradier.
Tutti concordano : potrebbe essere di mano di Pradier.
L’idea originale è sicuramente di Pradier.
La data della sua creazione la scrive Pradier : è il 15 Luglio (o Agosto) del 1838.
Il titolo “La Naissance de l’Amour” l’ha dato Pradier.
E ad oggi questa scultura è l’unica versione in marmo di “La Naissance de l’Amour” che sia mai stata vista e studiata.

50 anni di studio e l’intervento di 16 Esperti hanno portato a questo risultato :
è ragionevole chiedersi se questo marmo possa essere di Pradier.
Arrivare ad un ragionevole dubbio è un buon risultato, un ottimo punto di arrivo. Più ancora è un ottimo punto di partenza.
Che questo marmo sia “DA” Pradier oggi è sicuro, ma se sia “DI” Pradier” è tutto da scoprire.
Tra il “DI” e il “DA” c’è un mare inesplorato da navigare. A fronte del mistero
Shakespeare ci apre orizzonti infiniti di speranza : “A mari inesplorati, spiagge insperate”.

Anche tu sei invitato a questa avventura.

 

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Questa scultura di marmo bianco – cm 35 x 20 altezza 25cm e peso 12,9 kg -
è evidentemente ispirata al bronzo  “La Naissance de l’Amour”
di Jean-Jacques “James” Pradier.

 

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La Naissance de l’Amour.

L’invenzione di quest’opera è di
Jean Jacques ‘James’ Pradier (1790-1852)
ed ha una data precisa : il 15 Luglio 1838

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Il 15 Luglio1838 infatti Pradier scrive una lettera a Juliette Drouet :

 

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Juliette è un’attrice, oggi compagna di Victor Hugo. Ma quando aveva 19 anni Juliette è stata modella e amante di Pradier,
che l’ha ritratta (forse, ma forse no) in nudi molto sensuali :

 

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I due hanno avuto una figlia, Claire :

 

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… e anche adesso che Juliette è ufficialmente l’ufficiosa compagna di Hugo, peraltro sposato,
Pradier le racconta la sua giornata :
“Ho pensato anche a lui (Victor Hugo) perché soffrendo di una tremenda nevralgia
ho creato a letto una conchiglia aperta e dentro c’è Venere che ha appena fatto nascere l’Amore.
Appena (questa nuova scultura) sarà fusa voglio offrirgli la prima prova
e voglio farne fondere un piccolo bronzo e inviarlo al Duca d’Orleans
quando la principessa avrà partorito”.

L’invenzione (non la realizzazione) di questa scultura in marmo ha dunque
sia un autore sia una data certa : James Pradier e 15 Luglio 1838 a Parigi.
(Sulla “data certa” non siamo nemmeno tanto certi, ma sbagliamo di poco.
Mi scrive infatti Douglas Siler, che possiede la lettera originale :
“Helas, non : car la date de cette lettre n’est pas certaine. Louis Guimbaud la date du 15 juillet 1838 sur la base du cachet postal.
Mais ce cachet postal est incomplet et difficilement lisible. Ayant pu étudier ce cachet à la loupe après avoir acquis la lettre,
j’y lis hypothétiquement le 15 août 1838).

Per lo studio della mia scultura prezioso è stato il dialogo con Claude Lapaire
che proprio a quest’opera d’arte ha dedicato un intero saggio, dal titolo :
“Vénus dans la coquille, deux statuettes de James Pradier, sources et posteritè”,
in data 20/6/2009 e reperibile in Rete su “Forum Pradier”, creato e animato da Douglas Siler.

 

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Claude Lapaire ha poi pubblicato il catalogo e fondamentale monografia :

“James Pradier (1790-1852). Et la sculpture francaise de la génération romantique”
5 Continents Editions, 2010

 

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Su Claude Lapaire scrivo più a lungo con profonda riconoscenza nel primo commento alla fine di questo testo.

Altrettanto preziosa inoltre l’opera ancora in corso di pubblicazione  “Correspondance” di Douglas Siler,
che ha avuto inoltre l’infinita gentilezza di leggere in bozze questo mio scritto.
Nel giro di poche ore Douglas Siler mi ha inviato una mail ricca di correzioni, suggerimenti e impeccabili informazioni.
Nel secondo ‘Commento’ alla fine di questo testo sintetizzo le preziose notizie
che Douglas Siler mi ha già regalato e aggiungerò le altre che ha promesso di inviarmi. Non lo ringrazierò mai abbastanza !

 

 

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La mia domanda è :
questa versione in marmo de ”La Naissance de l’Amour”
potrebbe essere di mano di Jean-Jacques “James” Pradier ?

 

di

 

La prima ipotesi per una attribuzione è che chi ha scolpito in marmo
questa “Venere e Amore nella conchiglia” sia Jean-Jacques ‘James’ Pradier.

E’ lui che ha avuto l’idea, la cosiddetta ‘invenzione’
dell’opera che lui stesso ha battezzato “La Naissance de l’Amour”,
è lui che ha modellato la creta o la cera necessarie per la successiva fusione,
(Pradier modèle ses statuettes dans l’argile ou la cire),
è lui che ha rifinito le prime prove ottenute in bronzo.

 

Questa “ANaissance de l’Amour” però è realizzata
in un materiale diverso (marmo e non la cera o la creta e il successivo gesso,
usati per una fusione in bronzo),
è scolpita con una tecnica profondamente diversa (‘a levare’ anziché ‘a porre’),
è più grande del modello originale
e aggiunge importanti varianti, non presenti nell’opera originale.

Non si tratta quindi di una banale copia perché
chi fa una replica non modifica il modello originale.

 

E’ possibile, però non dimostrato, che Pradier possa aver realizzato
oltre che in bronzo anche in marmo la sua invenzione de “La Naissance de l’Amour”
e che quindi questa scultura in marmo sia opera di James Pradier.

La prima versione, quella di cui parla Pradier nella sua lettera del 15 Luglio (o Agosto) 1838,
era necessariamente un modello per la fusione in bronzo, visto che
sarebbe stato piuttosto problematico con “una tremenda nevralgia”
sbozzare a martellate o anche soltanto scalpellare un blocco di marmo stando a letto.

Però non si può escludere che, passata la nevralgia
e visto il successo della fusione in bronzo, Pradier abbia poi deciso
di realizzare la sua ‘invenzione’ anche in marmo.

 

Ci sono almeno 12 argomenti
a favore
dell’attribuzione di questo marmo
a James Pradier.

 

1

Pradier scolpisce il marmo.

Pradier è un grande scultore in marmo.
Sue opere sono regolarmente esposte, ammirate e favorevolmente recensite ai “Salon” al Louvre
e sono presenti in luoghi pubblici, Musei e collezioni private in Europa.
Pradier si dedica ad opere monumentali, ma anche ad opere di minori dimensioni,
quelle che Lapaire, Siler, de Caso e Garnier chiamano “statuettes”.

 

 

 

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Le altre sculture in marmo di Pradier sono davvero molto simili a questa
e perciò sembra difficile escludere a priori che questo marmo sia di mano di Pradier.

 

2
Dal marmo al bronzo.

Di solito si replica in bronzo un’opera nata in marmo. Perché si fa ?
L’opera in marmo ha avuto successo, ma è un pezzo unico. L’artista vuole disporre
di più originali (multipli) e quindi, dopo il marmo, modella e poi fonde repliche in bronzo.

Per esempio (cfr Lapaire 2009) l’artista svizzero stabilitosi a Roma Heinrich Keller (1771-1832)
crea una “Venere nella conchiglia” in marmo, la firma e la data – H.KELLER F / ROMAE MDCCC).

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Poi lui stesso ne fa sette repliche in marmo e due in alabastro.
Dopo di lui un tale Chiarelli ne fonde più di 13 ‘riduzioni’ in bronzo.

Quindi uno scultore, Keller, crea il marmo, poi ne fa lui 7 repliche in marmo e in alabastro.

Dopodiché, dai suoi marmi (“suoi”, non di altri) altri fanno poi molte repliche in bronzo.

 

3

Dal bronzo al marmo.

E’ frequente però anche il percorso contrario e cioè che da un originale in bronzo
l’artista decida poi di fare una replica in marmo, di maggiori dimensioni ed eventualmente con delle varianti.

Se questa “Naissance de l’Amour” fosse la replica autografa in marmo
di una sua  ‘invenzione’ nata originariamente in bronzo,
non sarebbe certo per Pradier l’unica volta che ciò avviene.
Ed avviene per precise considerazioni sia operative che economiche.

Vedi “Statues de Chair” pagina 133, prima colonna, a proposito della scultura di Pradier “Odalisca”,
di cui esistono sia versioni bronzo sia una versione in marmo al Musèe de Lyon dal 1841.
“Difficile decidere in via definitiva sulla cronologia delle versioni in bronzo e di quella in marmo.
Non c’è nessun prova che l’opera in bronzo, di cui si conoscono versioni di almeno due diverse dimensioni,
sia come si è detto la versione ridotta del marmo esposto al Salon del 1841.
Secondo la convinzione di molti critici che la recensirono in quella occasione (tra questi Théophile Gautier)
questa sarebbe la prova di una pratica di Pradier, confermata dalla giurisprudenza dell’epoca,
per cui in alcune occasioni Pradier avrebbe ‘sperimentato’ in qualche modo un soggetto (una sua ‘invenzione)
nel piccolo formato della ‘statuetta’ per vedere se aveva successo
prima di investire nei costi di una realizzazione in marmo e affrontare, per così dire, i rischi del Salon”.

 

E ancora alla stessa pagina 133 alla nota 11 : “ In vita lo scultore Pradier aveva ceduto a diversi editori
il diritto di riproduzione di sue opere. La maggior parte di queste erano nate nelle dimensioni di semplici statutette,
ed era soltanto dopo averle messe in commercio come moulages, che lui (Pradier)
decideva di riprodurre in grande quelle che avevano ottenuto più successo”.

 

Ancora più oltre, Guillaume Garnier in “Statues de Chair” pagina 246, terza colonna :
“In alcuni casi la ‘statuetta’ in bronzo o in gesso ha preceduto l’opera di grande formato in marmo”:

 

In sintesi questi testi confermano che poteva succedere, e succedeva,
che Pradier creasse in piccole dimensioni e fondesse in bronzo e mettesse in commercio
delle piccole sculture di sua “invenzione”e decidesse poi di realizzare la stessa invenzione in marmo
se i bronzi avevano avuto successo. Marketing research ante litteram.

 

Perciò questo marmo potrebbe essere una scultura di mano di Pradier stesso,

replica in marmo della sua invenzione de “La Naissance de l’Amour”

visto l’immediato successo (§ 10 più oltre) che l’opera in bronzo aveva raccolto.

 

 4
Marmo e bronzo : due arti diverse.

La tecnica dello scolpire in marmo, “per forza di levare” è profondamente diversa,
sia fisicamente sia concettualmente, dalla tecnica del modellare in bronzo, “per via di porre”,
creando prima un modello in creta o cera destinato poi alla fusione
e rifinendo poi ed eventualmente patinando il bronzo.

Le differenze tra questa versione in marmo de “La Naissance de l’Amour”
rispetto alle versioni in bronzo possono essere giustificate dai diversi risultati
che uno stesso artista ottiene quando crea con il marmo, quindi ‘a levare’
rispetto a quando crea il modello per una fusione in bronzo, quindi per via di porre’.

E’ vero : ci sono minime differenze tra le versioni in bronzo e la versione in marmo
de “La Naissance de l’Amour”, ma queste differenze sono ampiamente spiegabili
con le due diverse tecniche di creazione : sono diversi i due momenti della lavorazione;
diversi i luoghi dove lavorare (un marmo richiede di lavorare in un ampio studio,
la cera volendo si può anche modellare, come scrive Pradier, stando a letto
o comunque in una camera di casa);
diversi i tempi per la realizzazione (minuti, forse ore per un modello in cera;
ore e forse giorni per un marmo);
diversa infine la possibilità che in un marmo intervengano assistenti o allievi
per una prima sbozzatura del masso, mentre ciò non avviene
modellando la cera o la creta per un bronzo.

 

C’è un’ulteriore considerazione da approfondire sulla differenza dell’esecuzione
di una stessa idea – nata per esempio da un rapido schizzo o da un accurato disegno dell’artista -
in marmo oppure in bronzo.

C’è una profonda differenza sia in fase di realizzazione, sia come prezzo di vendita.

Per chi la acquista una scultura in marmo è inevitabilmente più costosa di una scultura in bronzo,
di cui già esistono o potranno in futuro esistere repliche (multipli)
che quindi diminuiscono l’unicità e la rarità dell’opera.
Questo maggior costo riduce il numero dei potenziali acquirenti
a pochi mecenati e allo Stato o alle Commissioni Pubbliche.

Per l’artista la scultura monumentale in marmo comporta alti costi di realizzazione
e minori opportunità di vendita.
Invece la sculture di piccole dimensioni – le ‘statuettes’ – costano all’artista molto meno
e sono accessibili ad un più ampio mercato. Marketing strategy ante-litteram.

Le statuettes di Pradier sono infatti subito apprezzatissime
sia nelle gallerie dei privati collezionisti d’arte per l’inventiva seducente e maliziosa,
sia nei boudoir e nei pied-à-terre di galanti intenditori
per gli eleganti e raffinati echi erotici
(Guillaume Garnier in “Statues de Chair” pagina 246, prima colonna).

 

5
Marmo e bronzo : due sculture simili.
Ci sono però somiglianze molto più evidenti che non le differenze
tra questa scultura in marmo, le versioni in bronzo dello stesso soggetto
e anche con altre sculture in marmo di James Pradier :

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i piedi,

il tessuto che si infila tra le dita del piede destro di Venere ….

 

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particolari anatomici caratteristici
(i motivi-sigla o ‘cifre’ di Giovanni Morelli) e ricorrenti nell’arte di James Pradier.

 

Questi punti di innegabile contatto portano
se non a confermare quantomeno a non escludere un’unica paternità
sia per le ‘statuettes’ in bronzo che per questo marmo : la mano di James Pradier.

 

6
In marmo i delfini, in bronzo no.

La presenza dei due delfini in questa “La Naissance de l’Amour” in marmo,
delfini che mancano invece in tutte le versioni in bronzo,
ma sono presenti nella verticale “Venere nella conchiglia” sempre di Pradier, circa 1840
merita attenzione.

 

in-basso

 

E’ raro che chi replica l’opera famosa di un altro artista si azzardi
a modificare l’opera che sta copiando ed inserisca nella sua copia elementi
che non sono presenti nell’originale che sta copiando.

Nell’originale di bronzo de “La Naissance de l’Amour” i due delfini non ci sono,
in questo marmo de “La Naissance de l’Amour” i due delfini ci sono :

perché un ‘replicante’ dovrebbe aggiungere un brano così vistoso
se il suo obiettivo è la fedele riproduzione di un modello originale e già famoso ?

Chi fa una copia sa che il destinatario (committente o potenziale acquirente)
della sua replica vuole proprio una fedele riproduzione e non una variazione sul tema.

La presenza dei due delfini in questa scultura in marmo -
delfini che mancano invece in tutte le versioni in bronzo de “La Naissance de l’Amour” –

confronto-bronzo-marmo

 

fa pensare
più all’opera di un artista che crea che non all’opera di chi replica un’opera famosa.

 

Sembra quindi più logico pensare che James Pradier –
visto il successo delle sue due prime fusioni in bronzo -
abbia deciso di realizzare anche una nuova versione in marmo.

 

Passando a un materiale così diverso (dalla calda malleabilità di cera o creta
alla fredda e ostile durezza del blocco di marmo) e ad una tecnica di scultura profondamente diversa
Pradier ha poi deciso di modificare le dimensione del bozzetto originario,
per scolpire un marmo più maestoso e più imponente
che non i due primi bronzetti, cha Lapaire chiama “statuettes”.
E soprattutto è possibile che Pradier abbia deciso di aggiungere alcune varianti –
il mare tempestoso e i due mostruosi delfini – proprio per sottolineare
la paternità e l’originalità di questa sua ‘variazione sul tema’.
E’ perciò inevitabile quantomeno chiedersi : potrebbe essere James Pradier
lo scultore che ha modellato in marmo questa versione, più grande e con varianti,
della sua originale “Naissance de l’Amour” in bronzo ?

 

7

Vietato riprodurmi in marmo.

Pradier ha sempre dato precise istruzioni e limitazioni sulla possibilità di fare repliche delle sue opere :
(cfr Lapaire ) “… Pour la Venus à la coquille Salvatore Marchi … avait le droit de reproduction en bronze seulement”.
Altrove Pradier precisa : “A vendre le droit de reproduction en bronze seulement”,
o anche “le droit de reproduction en plātre”.

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Stranamente la mano destra di Afrodite del calco in gesso di Ginevra qui sopra
è molto più simile alla mano del mio marmo (nota la diversa inclinazione inclinazione del pollice !)
che non alla mano del bronzo.

 

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Eppure il gesso dovrebbe essere una copia fedele di un modello originale :
si potrebbe pensare allora che il gesso di Ginevra
sia una copia del marmo e non del bronzo de “La Naissance de l’Amour” ?

 

Però mai Pradier consente il diritto di riproduzione in marmo,
sia perché probabilmente non era pensabile che accadesse,
sia perché non intendeva affidare ad altri la riproduzione in marmo di una sua creazione.

Visto che altri potevano riprodurre solamente in bronzo  “La Naissance de l’Amour”,
allora potrebbe essere J-J. Pradier, e non altri, lo scultore che ha modellato in marmo
questa versione, più grande e con varianti, della sua originale “Naissance de l’Amour” in bronzo.

 

8
Nei testi solo un marmo. Mai visto però.

In più, sempre Lapaire scrive : “La Naissance de l’Amour” est restée pratiquement sans postérité
bien qu’elle ait eté largement diffusée par l’edition.
Les sculpteurs semblent ne pas l’avoir copiée.”

Da un lato sembrerebbe che, tranne la scultura qui oggetto di studio,
non sia nota nessun’altra versione in marmo de “La Naissance de l’Amour”.
D’altro lato il 2 Dicembre 2019 mi scrive Douglas Siler :

“Jacques de Caso l’a également étudiée, brièvement,
dans le catalogue de l’exposition Statues de chair (Genève et Paris, 1985-1986) :

 

statues

 

Là, dans une note (Nota 1 pagina 280) sur les différentes versions connues de l’oeuvre, il mentionne
qu’il « s’en trouvrerait une, agrandie, en marbre, dans une collection anglaise ».

Se, come scrive Lapaire, “nessuno l’ha mai copiata” in marmo
oppure se, come scrive de Caso, forse una replica in marmo si troverebbe in una collezione privata nel Regno Unito,
perché escludere a-priori che la mia scultura sia di mano di Pradier ?

 

9

Nelle Aste mai vito in marmo.

Il Forum Pradier (www.jamespradier.com) registra sotto “Ventes” le opere di Pradier
apparse in Asta nel mondo negli anni tra 2003 e 2017 ed anche alcune altre proposte fuori Asta.

Su centinaia di lotti proposti, a volte aggiudicati e a volte no
e più volte ripresentati anche a distanza di pochi mesi,
non ce n’è uno solo che rappresenti “La Naissance de l’Amour” in marmo.

Ci sono state 6 versioni in bronzo, negli anni 2008-9-14-15 e 16;
una versione in gesso dipinto nel 2011; una in bisquit nel 2010 e persino una in avorio nel 2016.
Però mai una versione de “La Naissance de l’Amour” in marmo !

Forse questo dato di fatto significa qualcosa :
innanzitutto conferma quanto scrive qui sopra Claude Lapaire
che “La Naissance de l’Amour” nessuno l’ha mai copiata in marmo.
Inoltre il fatto che questa versione in marmo sembri essere ad oggi
un ‘unicum’ nella pur vasta letteratura su Pradier potrebbe rafforzare la tesi
che questa scultura possa essere non soltanto DA Pradier, ma anche DI Pradier.

 

10
Successo immediato.

La “Naissance de l’Amour” è subito talmente amata e famosa
che appare già – due anni appena dopo la sua ‘invenzione’ –
in un volume del 1840 ‘Les Français peints par eux-même’,
come presente e protagonista nella WunderKammer di una ipotetica “Chanoinesse” :

 

famoso

 

L’immagine, anche se speculare, come sempre succede nella grafica,
è indiscutibile e la scultura di Pradier qui evocata e rappresentata così bianca e abbagliante
potrebbe benissimo essere un marmo e non un bronzo.

Siamo sempre nel 1840. Gustave Flaubert deve ‘arredare’ l’appartamento di un suo giovane protagonista
che, innamorato perso della moglie di un mercante di opere d’arte, dilapida i soldi che non ha in dipinti e sculture.

Ed ecco nell’appartamento che il giovane divide con un amico povero come lui :
“ … una veduta di Venezia, una di Napoli, una di Costantinopoli …
e sulla mensola del caminetto un gruppo di Pradier”.

(Gustave Flaubert “L’éducation sentimentale”. Première partie. Chapitre V)

“Un groupe de Pradier sur la cheminèe” non può certo essere una scultura monumentale :
molto più probabile che sia una delle sue ‘statuettes”, da subito così famose.
E siccome i giovani in quella stanza poco prima hanno parlato proprio di “tante Veneri”,
perché non pensare che la scultura di Pradier sul caminetto
sia forse – e sottolineo forse – il marmo de “La Naissance de l’Amour” ?

 

bianco-e-nero

 

11
Provenienza prestigiosa.

La provenienza di questa scultura di marmo è di grande prestigio.
E’ stata acquistata negli anni ’70 presso la Villa Crivelli :

 

villa-crivelli

 

proprio nel momento in cui venivano dispersi dall’ultimo erede della famiglia Crivelli
i dipinti e le sculture antiche di una collezione famosa e apprezzata da illustri visitatori :
da Carlo Goldoni ad Antonio Canova e Giuseppe Bossi, Stendhal e Alessandro Manzoni.

provenienza : “ Villa Crivelli ad Arese”. probabilmente questa villa è :

Villa Arconati detta “Il Castellazzo” a Castellazzo di Bollate (Milano)

https://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Arconati

abitata da Vitaliano Crivelli (1806-1873) collezionista di arte neo-classica

e infine ceduta da Vitaliano Crivelli, IX marchese di Agliate, negli anni ’70 del secolo scorso.

 

12

Il collezionista ricco compera originali.
La presenza di una copia in una collezione famosa non ha molto senso.

Perché mai Vitaliano Crivelli, collezionista molto ricco, colto e ben consigliato,

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avrebbe dovuto acquistare per la sua famosa collezione
la replica di una famosa scultura, però diversa dall’originale
perché realizzata in un diverso materiale (marmo anziché bronzo),
di diverse dimensioni (molto più grande)
e con delle varianti iconografiche (i delfini) non presenti nell’originale,
quando avrebbe potuto tranquillamente acquistare un originale ?
Sembrerebbe più logico ipotizzare che il famoso e colto collezionista
si sia procurato per la propria collezione un originale,
di mano dell’artista creatore dell’invenzione della “Naissance de l’Amour”
anziché una copia di ignoto scultore. Potrebbe aver cercato e ottenuto
l’unico originale esistente di un’opera già molto famosa in Europa,
opera era però reperibile soltanto in bronzo, però mai in marmo.

Per un raffinato collezionista senza problemi economici,
la rarità e unicità di un’opera
sono un obiettivo che giustifica qualsiasi spesa.

 

C’è però anche un autorevole parere contrario all’attribuire
a James Pradier la realizzazione di questa scultura in marmo.

Un lungo dialogo via mail con il Professor Claude Lapaire
e il suo esame di molte fotografie di questo marmo, però mai del marmo originale
e quindi mai con la possibilità di vederlo dal vero, toccarlo, accarezzarlo e studiarlo a fondo,
portano Claude Lapaire a scrivermi:

 

Cher Monsieur,

vos nouvelles photos me permettent de mieux comprendre votre marbre …

Pradier a fait faire par ses praticiens un très petit nombre de réductions en marbre
de ses grandes statues. …

Du vivant de l’artiste, ou plus tard, avec l’accord de ses héritiers,
aucune autre statuette de Pradier n’a été reproduite en marbre…..

votre Naissance de Vénus me paraît une réplique légèrement agrandie
et soigneusement exécutée de l’original de Pradier,
intelligemment modifiée par l’adjonction des deux dauphins.
Je ne suis pas à même de dire quand et où ce marbre a été taillé,
mais certainement pas par Pradier ou ses collaborateurs.

Claude Lapaire

 

Claude Lapaire mi scrive queste righe il 5 Dicembre 2019.
Forse oggi qualcuno dei 12 argomenti che ho proposto qui sopra per sostenere la possibilità
(non la “certezza” : la possibilità !) che questa scultura di marmo sia opera della mano DI Pradier
potrà convincere Claude Lapaire e Douglas Siler e Jacques de Caso e qualche appassionato Lettore del Forum Pradier.

Forse le mie 12 argomentazioni potranno non dico persuadere, ma almeno far nascere il dubbio
che questa versione in marmo de “La Naissance de l’Amour”  -
l’unica ad oggi nota e documentata con fotografie, confronti puntali con le versioni in bronzo
e con altre opere di Pradier, con provenienza e storia del suo percorso collezionistico –
possa essere (non ”sia” : possa essere) non soltanto DA Pradier, ma DI Pradier.

O forse no.

Ma comunque è stato bello studiare questa scultura, è stato interessante ed istruttivo frequentare il Forum Pradier,
è stato emozionante scoprire la gentilezza e la disponibilità di grandi esperti come Claude Lapaire e Douglas Siler,
persone di una umanità ed eleganza culturale oggi rarissime.
E sarà sicuramente emozionante leggere le opinioni di tutti coloro che come me amano James Pradier
e la sua ‘invenzione’ de “La Naissance de l’Amour”

Il dialogo con il Professor Lapaire è ancora in corso e attendo da lui i motivi che lo hanno portato alla sua decisione :
quali sono i particolari, i dettagli significativi che lo inducono ad escludere la mano di James Pradier e del suo atelier da questo marmo.
Douglas Siler mi dice che dalle foto è impossibile sia confermare sia escludere l’attribuzione dell’opera a James Pradier.
Certo, l’ideale sarebbe portare il marmo a Ginevra oppure ospitare Claude Lapaire e Douglas Siler a Venezia : chissà che non possa succedere.

Fino a quel momento però l’attribuzione de “La Naissance de l’Amour” in marmo a James Pradier
rimane una delle ipotesi di ricerca possibili, forse la più probabile, ma si deve anche estendere
la ricerca ad altri nomi, ad altre date e a diverse località, rispetto a Parigi.

 

 

da

 

Se questa versione in marmo de “La Naissance de l’Amour”
non è DI Pradier,
oggi non c’è ormai più dubbio che sia DA Pradier.

 

Non sempre è stato così : per anni molti l’hanno vista e studiata senza scoprire
che ha una sua fonte iconografica indiscutibile ed anche una data certa per l’invenzione
(la lettera di James Pradier del 15 Luglio 1838).

In questo nuovo filone di ricerca allora il problema diventa :
se questa scultura di marmo non è DI Pradier,

CHI l’ha scolpita ?
e DOVE ? e QUANDO ?
e PERCHE’ copiare una scultura famosa, però modificandola ?

 

Per rispondere a queste nuove domande bisogna individuare uno scultore
che non sia un banale ‘replicante’.

Questo scultore da individuare è sicuramente un artista dotato di grande talento
e raffinata manualità. Non può essere un allievo di Accademia, non può essere
un ‘copista’ che lavora su ordinazione.
Chi ha scolpito questo marmo deve essere un autore originale, che può anche decidere
di ispirarsi ad un’opera altrui, ma è abbastanza coraggioso da azzardarsi a modificare
un modello già famoso, opera di un artista molto noto e apprezzato.

Per esempio, in questo marmo è ancora più sottolineato che non nei bronzi
il contrasto tra fronte e retro :

la visione frontale di una finitezza abbagliante,
di contro la visione posteriore volutamente lasciata ed esibita a non-finito
con evidenti tracce dei colpi di scalpello.
Ma c’è di più : nel marmo è evidente l’espressione originale di un forte contrasto
tra bellezza vs mostruosità, tra Umanità contro Natura :
Umanità, affascinante nel nudo femminile
e teneramente affettuosa nel gesto del piccolo Amore
opposta a
una Natura minacciosa (le onde tempestose) e abitata da mostri marini
(i delfini francamente molto più brutti e inverosimili
degli eleganti e simpatici animali che dovrebbero rappresentare).

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Questo marmo quindi non è una replica, ma è l’invenzione originale,
di un artista per ora non individuato, che può essere uno scultore
che crea con il marmo tra il 1838, data post quem,
perché dettata dalla lettera di Pradier stesso,
e il 1873, data ante quem sia perché il 1873 è l’anno in cui muore Vitaliano Crivelli,
che quindi termina l’acquisizione di opere d’arte per la sua collezione.

 

La seconda metà del secolo 19° è inoltre una datazione confermata
da diversi studiosi, che pure mai hanno fatto riferimento a Pradier.

Prima di individuare il bronzo del 1838 de “La Naissance de l’Amour” di Pradier,
per anni ho mostrato la mia scultura e inviato fotografie
a vari studiosi ed esperti di scultura dell’800.

Vincenzo Vicario, Anthony Ratcliffe del Victoria & Albert Museum,
Carlo Ludovico Ragghianti, Raffaele Monti, Eugenio Riccomini :
tutti, sempre gentilissimi e disponibili, mi hanno proposto la loro interpretazione di questo marmo.

Per tutti la datazione era seconda metà del 19° secolo,
anche se di volta in volta variava l’attribuzione ad un artista.
Chi sia questo per ora non identificato scultore, la cui opera è realizzata
prima del 1873, è domanda per ora, ma non per sempre, senza risposta.

 

 

Ipotesi di lavoro
per un’attribuzione alternativa a James Pradier :

1

E’ un giovane dotato scultore francese

che forse partecipa per il ‘Prix de Rome’ alle candidature per il soggiorno a Villa Medici.

Questo scultore potrebbe aver deciso di replicare un’opera già famosa in Francia,
perché vuole mostrarsi dotato non solo di straordinaria abilità tecnica nella lavorazione del marmo,
ma anche capace di creatività, apportando all’opera da tutti conosciuta
notevoli personali innovazioni.

Artisti da studiare sono sicuramente gli oltre 20 allievi conosciuti di Pradier.
Tra questi :

Eugène-Louis Lequesne (1815-1887) nello studio di Pradier dal 1841

lequesne

 

Eugène Guillaume (1822-19095) con Pradier dall’Aprile 1841

guillaumeguillaume-nascita-venere

 

 

Célestin-Anatole Calmels (1822-1906)

calmels

 

 

Eugène Gonon (1814-1891) autore del saggio manoscritto “L’arte di fondere il bronzo a cera persa” (1876),
realizzatore di fusioni a cera persa per Pradier e scultore egli stesso.

gonon

 

 

Aubin (1822-1895) a cui nel 1841 Pradier commissiona un abbozzo in marmo
della “Venere e Amore” oggi all’Hermitage :
è forse Aubin Antoine Durenne ? fonditore e anche scultore ?

durenne

 

 

Nicolas-Victor Vilain (1818-1893) autore di un sensibile ritratto di Claire,
figlia di Pradier e di Juliette Drouet

claire-busto

 

 

 

2

E’ un giovane scultore tedesco

In quegli anni si conosce in Germania la “Naissance de l’Amour” di Pradier. L’opera è già così famosa ed amata che la Regia Manifattura di Porcellane di Berlino (Königliche Porzellan-Manufaktur Berlin) decide di produrne riproduzioni in porcellana dipinta e con un marchio documentato negli anni tra il 1837-1844.

confronto-kpm

 

Uno scultore tedesco per ora non individuato,
sia che abbia visto gli originali in bronzo di Pradier o incisioni che li riproducono,
sia che abbia soltanto visto le porcellane KPM che li rendono popolari,
travisandone però lo spirito (Venere con cipria e rossetto !)
decide invece di dare una propria interpretazione di quell’opera,
scolpendo un marmo, di diverse dimensioni e con proprie personali aggiunte.

 

3

E’ uno scultore italiano, operante forse a Roma.

Tra il Settembre del 1841 e il Marzo del 1842, quindi alcuni anni dopo la creazione
de “La Naissance de l’Amour”, Pradier soggiorna a lungo a Roma

insieme ad alcuni giovani allievi, Guillaume e Lequesne.
A Roma Pradier lavora in un suo atelier, ha importanti commissioni e (scrive Lapaire)
“ha contatti con i cavatori di marmo di Carrara”.

Se ha contatti con i cavatori di marmo, è probabile che abbia anche scolpito in marmo.

In questi mesi Pradier ha sicuramente contatti anche con l’ambiente artistico italiano,
quindi anche con altri scultori attivi in quel periodo a Roma.
Non si può nemmeno escludere che Pradier abbia con sé, o trovi a Roma,
qualche replica dei suoi bronzi originali della Venere nella conchiglia.

 

Qualche artista italiano potrebbe allora decidere di replicare in marmo, con proprie varianti,
l’opera di Pradier. Questo scultore italiano potrebbe essere :

 

3.1 Gaetano Rossi (1829 -….)

Un bronzetto (circa cm 15 x 12 contro i cm 35 x 25 del marmo), visto negli anni ’70
da un antiquario a Roma, in via dei Coronari e purtroppo non fotografato,
replicava perfettamente forse il bronzo di Pradier o forse proprio questo marmo.

Il bronzetto era siglato sul retro “G. de Rossi a Roma” e quindi

se l’autore del bronzetto fosse Gaetano Rossi, che si firma “G. de Rossi a Roma”,
allora egli stesso potrebbe essere l’autore di questo marmo.

Sono documentati marmi di Gaetano Rossi molti simili a questo.

rossi-1

Proprio il nome di Gaetano Rossi suggeriva Vincenzo Vicario,
autore della monumentale opera in 2 volumi
“Gli scultori italiani dal Neo-classicismo al Liberty”,
scrivendomi il 19 Maggio 1994:
“… la Sua “Venere appartiene alla seconda metà dell’Ottocento,
peraltro io direi all’inizio di tale periodo e cioè circa al primo decennio dal 1850.
Io penso che la Sua scultura possa essere attribuita al napoletano Gaetano Rossi …
egli fu ritrattista, ma soprattutto esecutore di sculture di genere, quali …”Venere” …
si dedicò prevalentemente ad eseguire copie delle antiche statue …”


Eugenio Riccomini che mi scrive nel 1991 :

 “ .. la Sua delicata statua mi pare che abbia poco a che fare con Giacomo Rossi bolognese
che studiai a suo tempo e che era più ardimentoso e focoso.
Tra l’altro mi sembra che la Sua opera sia di data più tarda, già Ottocento avanzato.”

 

Stranamente tutti gli esperti italiani ed inglesi consultati
prima che io scoprissi il bronzo di Pradier non avevano però individuato
ne “La Naissance de l’Amour” creata nel 1838 da James Pradier,
l’invenzione originale di questa immagine
a cui il marmo inevitabilmente si ispira pur procedendo poi a notevoli varianti.

 

In questo ‘giallo’ la ricerca del responsabile del ‘corpo del reato’ propone però oggi
un nuovo sospettato : Carlo Finelli (1785-1853) scultore in Roma.

 

3.2

Carlo Finelli (1785-1853)
“ … Il padre, discendente da una famiglia di scultori, lo avvia all’arte fin da piccolo. …
Tra il 1814 e il 1815, Carlo Finelli comincia a scolpire una serie di opere di soggetto mitologico,
tra cui Venere nascente da una conchiglia

finelli-2

e Psiche e le Ore danzanti, ispirata a tre Grazie di Canova…
Ancora, in questi anni Finelli si trovò alle prese con numerose opere commissionategli
da importanti personaggi, soprattutto inglesi e russi….

Del periodo 1825-1830 sono le opere Venere che raccoglie le vesti, Amore con farfalla
e Pastorella con i fiori, eseguite per il duca del Devonshire…
Morì nel suo studio di Roma nel 1853. “

Queste date, le notizie biografiche e le pochissime sue opere ad oggi reperite, suggeriscono
di dedicare una più approfondita indagine anche a Carlo Finelli, di cui già Lapaire
pubblica una “Venere nella conchiglia” assai vicina al marmo su cui stiamo indagando.

finelli-primo

 

 

Sintesi dei pareri raccolti negli anni che precedono l’individuazione del bronzo originale di Pradier.

I pareri scritti sono disponibili in originale :

1

Anthony Radcliff (Victoria & Albert Museum)

da fotografie    comunicazione verbale 17.2.1984 –

“Molto probabilmente Milano, 1850 non oltre 1870,
scuola o cerchia di Raffaele Monti (1818-1881)


2

Carlo Ludovico Ragghianti

da fotografie, comunicazione verbale di Raffaele Monti
che ha studiato la scultura a Milano e concorda con il parere di Ragghianti :
“Iconografia neo-classica, fine ‘700. Il pezzo può essere accademico o anche del primo Novecento”.

 

 

3

Eugenio Riccomini,

da fotografie – comunicazione autografa 1991.

“ .. la Sua delicata statua mi pare che abbia poco a che fare con Giacomo Rossi bolognese
che studiai a suo tempo e che era più ardimentoso e focoso.
Tra l’altro mi sembra che la Sua opera sia di data più tarda, già Ottocento avanzato.”

4

Vincenzo Vicario
autore de “Gli scultori italiani dal Neo-classico al Liberty”,

da fotografie – comunicazione autografa 19 maggio 1994 –

“ .. essa appartiene alla seconda metà dell’Ottocento, peraltro io direi
all’inizio di tale periodo e cioè circa al primo decennio dal 1850.”

*

Bronzetto a Roma :
negli anni ’70 un antiquario in Via de’ Coronari a Roma propone una perfetta replica
di questo marmo, però in bronzo e più piccolo (circa cm 15 x 12 contro i 35 x 25 del marmo),
siglata “G. De Rossi a Roma” sul retro della conchiglia.
Purtroppo non fotografata e mai più ritrovata.

 

**

Porcellana KPM Berlino 1837-1844

la porcellana dipinta è prodotta dalla KPM Regia Manifattura di Porcellane di Berlino
Königliche Porzellan-Manufaktur Berlin
KPM ha usato questo marchio con scettro e aquila nel periodo : 1837-1844. O forse 1849-1870.

La porcellana, non fosse altro per come è dipinta,
sembra riprodurre ed evocare una scultura in marmo e non una scultura in bronzo :

 

confronto-kpm

 

In sintesi : se la porcellana KPM di Berlino riproduce il bronzo,
si sa che il bronzo è del 1838 e degli anni seguenti;
ma se la porcellana riproduce non il bronzo, ma il marmo ad oggi a tutti ignoto,
allora il marmo perché un artigiano ceramista tedesco potesse conoscerlo e modellarlo
deve essere anteriore al 1844 o comunque scolpito nel periodo 1837-1844.

 

Agenda :

Altre ricerche bisogna approfondire sui collaboratori a cui Pradier affidava
la riproduzione delle sue opere. Sono titolari di laboratori di fusione, tra cui :
Salvatore Marchi, Hèbert frères, Bonnet, Honorè e poi Eugène Gonon e altri.

Bisogna cercare anche se esiste una catalogo della collezione d’arte di Villa Arconati
e un catalogo della dispersione all’asta della collezione negli anni ’60-70 del secolo scorso.

 

La ricerca su questa scultura in marmo è attualmente in corso sia in Svizzera (C.L.),
sia in Belgio (D.S.), sia in Italia. E’ quindi opportuno per il momento
rimandare ogni decisione su attribuzione e datazione della scultura.

 

(continua)


 

Il testo che segue ha rilevanza solo personale, ma nulla aggiunge
alla ricerca se “La Naissance de l’Amour” in marmo oggetto di questo studio
sia di mano di Pradier e, se non lo è, di chi potrebbe essere.

Franco Bellino

Venezia 9 novembre 2019 – 9 settembre 2021

senza

Ecco degli appunti scritti tanti anni fa : sono righe di nessun valore scientifico,

ma che giustificano la dichiarazione d’amore per questa scultura con cui ho aperto questo scritto.

 

Scopro la scultura in via san Vitale a Bologna … entro in galleria :
la studio, la guardo a lungo, la accarezzo : sono già innamorato.

Mi colpisce il contrasto tra la levigatezza sensuale del corpo di Afrodite
e di contro la brutale rozzezza del retro della conchiglia :
è un voluto non-finito che parla della decisione di un artista
che gioca e sapientemente orchestra brutali contrasti :

 

retro-totale-aa-tagliatoafrodite-eros-foto

 

fronte contro retro

sul fronte la levigatezza sensuale del viso e del corpo di Afrodite

viso-fb

 

sul retro : la brutale rozzezza del retro della conchiglia, appena sbozzato

e deliberatamente/provocatoriamente proposto come non-finito.

 

alto contro basso

in-altoin-basso

in alto la linea elegante della valva … l’elegante musicale fluire del corpo della donna ..
la tenerezza del corpo del piccolo Eros che si stringe al seno della mamma …

 

totale-fb-rosato

 

in basso il mare tempestoso, i delfini orribili e con denti minacciosi  ..

 

in-basso

delfino-fb-best

 

 

in alto : umanità dolcezza sensualità amore

in basso : brutalità e bruttezza, tempesta e ferinità …

apparenza contro realtà

i due volti della realtà :

 

Con questo contrasto, con questo potente dinamismo di forma e di pensiero condensato in una così piccola scultura,
lo scultore ci dice : Non mi interessa finire la mia opera. Quello che volevo dire, l’ho già detto.
La nascita dell’Amore nella sua dolcezza e nella sua sensualità è tutto già espressa
ed anzi è tutta sottolineata e potenziata proprio dal suo rapporto con la bruttezza e la brutalità da cui emerge.
I corpi di Afrodite e di Eros sono ancora più belli e sensuali
proprio perché emergono da una realtà brutale
(il non-finito rozzamente scalpellato è pur sempre il 40 % della raffinata elegantissima scultura)
e da una verità minacciosa (il mare in tempesta percorso da mostri orribili).

 

prima

 

Dal marmo misterioso al bronzo di Pradier
e poi dal 1838 indietro per secoli e secoli.

L’iconografia di Afrodite distesa nella conchiglia
è comunque presente nell’Arte Antica
secoli prima della ‘invenzione’ di Pradier nel luglio del 1838.

Anche Pradier potrebbe quindi aver visto e ricordare
opere greche ed ellenistiche e romane,
a cui Filippo E. Vassalli ha dedicato lo splendido volume
La nascita di Venere. (Aphrodite Anadyomene)” Siena 1908.

vassalli

 

 

Qualche anno prima di Pradier, nel 1824 e poi 1827,
invece François Gois (1765-1836) ha modellato una “Venere che sorge dal mare su una conchiglia”
di cui non trovo documentazione.

 

Claude Lapaire propone nei suoi scritti decine di immagini di Afrodite nella conchiglia

sia prima che dopo il 1838 e ne aggiungo qui solo alcune :

 

vaso-370-a-c

 

antichita-1

pompei-best

distesa-senza-eros

cammeo-best

botticelli

 

 

Opere che perciò sia Pradier stesso,

sia lo scultore del mio marmo,

sia il modellatore del bronzetto che si firma “G. De Rossi a Roma”

sia il ceramista di Berlino (tra il 1837 e il 1844)

conoscono e replicano ciascuno nella materia a lui congeniale

e in diverse dimensioni ed interpretazioni.

 

 

La storia non è finita.
Forse non finirà mai.
Per questo è così bella.

 

 

 

 

!!!

A ogni Lettore. A terzi e a tutti.

Ho fatto largo uso di citazioni e di immagini trovate in Rete e ho sempre doverosamente citato la fonte.
Se però qualcuno trova che ho involontariamente omesso una doverosa citazione ed ho perciò leso i suoi diritti,
me lo comunichi a questa mail : franco.bellino@francobellino.it
Provvederò immediatamente ad aggiungere la citazione o a rimuovere la foto o il testo citati,
senza però dover corrispondere alcun diritto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

One Response to ““Di” o “ Da” ? Essere o non essere Pradier. Ecco il problema di questo marmo “La Naissance de l’Amour”.”

  1. Dedicato a Claude Lapaire.

    Claude Lapaire ha dedicato alla scultura di Pradier “La Naissance de l’Amour” un intero saggio
    che si può facilmente leggere e gustare in rete su Forum Pradier.
    Questo è il link : https://www.jamespradier.com/Texts/Venus_dans_une_coquille.php

    Il saggio di Lapaire è veramente da ‘gustare’ – assaporare e godere – perché
    oltre ad essere un esempio oggi rarissimo di studio appassionato e approfondito di un tema,
    ricco di notizie inedite, di immagini straordinarie ed eloquenti e di una completa bibliografia,
    è anche una lettura divertente, capace, quando meno te lo aspetti, di strapparti un sorriso.

    Ho già espresso più sopra la mia riconoscenza per i suggerimenti di studio e di ricerca che mi ha regalato,
    qui voglio ringraziare Claude Lapaire per i suoi imprevedibili spunti di elegante umorismo.

    Come quando scrive : “I Pradier made-in-China sono arrivati !”
    Chi ha vissuto in Francia ricorda il festoso annuncio che a partire dalla mezzanotte del terzo giovedì di Novembre
    annuncia ogni anno : “Le Beaujolais Nouveau est arrivé”.
    Però il 25 Luglio 2011 Lapaire insieme a Douglas Siler annuncia altrettanto festosamente :
    “Les Pradier made-in-China sont arrivés’ ! “

    La notizia è importante perché Pradier ci rivela che in Cina, nella regione del Quyang, provincia dell’Hubei
    si contano 26.000 atelier che danno lavoro ad oltre 50.000 artigiani
    e producono migliaia di repliche in bronzo e marmo – su misura, tu dici come la vuoi e loro te la fanno –
    di scultura antiche e moderne.
    Puoi ordinare la ‘Venere di Milo’, Michelangelo, Canova, Rodin e ovviamente anche i Pradier monumentali.
    Non ancora per fortuna i piccoli Pradier, quindi non ancora la piccola conchiglia con “La Naissance de ‘Amour”.
    Anche in Cina, soprattutto in Cina, ‘Business is Business’
    e se il falso troppo piccolo rende troppo poco perché falsificarlo ?

    Imperdibile poi Lapaire più oltre quando parla della ‘Fontana delle Api’, opere del Bernini a Roma.
    Lapaire immagina che l’acqua della vasca, che in realtà è una grande conchiglia,
    abbia accolto nei secoli più di una bellissima fanciulla che si sentiva Afrodite nella conchiglia.
    Lapaire non lo dice, ma come non pensare a Fellini che avrà la sua stessa fantasia ?
    Ed ecco una indimenticabile irresistibile Afrodite (Anita Ekberg)
    che ci invita ad entrare con lei nell’acqua della Fontana di Trevi.

    Scrive Lapaire “Non sveleremo certo qui delle novità di un erotismo spinto”,
    ma non trascura di evocare l’assonanza tra ‘valva’ e ’vulva’ e,
    nelle parole di Pradier stesso in una sua lettera del 1844,
    la forma e persino l’odore del ‘luogo della grande generazione’.

    ‘L’origine del mondo’ non era ancora stato creata, (Courbet, 1866),
    ma certo il profumo era già nell’aria.

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