La disfida di Barletta. Commedia in tre atti e tre chili. Di triglie.

Leggo un ricordo del papà di Al Bano e mi ricordo il papà di Michele Spinazzola.
Al Bano : “Papà era rimasto all’epoca della contrattazione. A Milano saliva sul tram, il biglietto costava 100 lire,
ma lui chiedeva sorridendo di abbassare il prezzo a 80. Veniva da un altro mondo».

E’ il mondo del papà di Michele, nel ricordo di un’estate ospite in casa loro a Barletta.
Preside del Liceo, il professor Spinazzola va a fare la spesa :
al mercato, soprattutto per il pesce, nel Meridione andava l’uomo, non la donna.

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La donna a casa, in funzione dei pasti che progetta, dà prima istruzioni dettagliate sugli acquisti da fare
e sempre la donna severamente valuterà poi che cosa il marito riporta a casa.

Ma al mercato va il capofamiglia.

Il Preside esamina tutte le bancarelle del pesce, studia attentamente tutto il pescato del giorno.

Sceglie la qualità migliore del pesce che gli serve come da istruzioni ricevute.
Non si sofferma sui prezzi : il prezzo è una trascurabile variabile,
meschinamente sopravvalutata dagli odierni adepti del rapporto qualità/prezzo.

A sentire questa noiosa litania, il Preside avrebbe sorriso sardonico. Beh, forse sardonico no, ma ironico certo.

Il rapporto qualità/prezzo non è un dato : è un atto. Un atto ancora tutto da interpretare.

Perché è proprio quando il gioco si fa duro, che i duri iniziano a giocare.

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Il Preside oggi deve portare casa tre chili di triglie ed ha trovato le triglie perfette.

Possono essere triglie da fare al forno, in umido al pomodoro, forse fritte
oppure possono essere le mitiche “agostinelle” che a Barletta in quegli anni si gustavano crude.

Scelto il pesce e il relativo venditore, il Preside ordina la quantità che gli serve.
Le triglie vengono scelte una per una : per ogni triglia che prende in mano, il venditore con la coda dell’occhio sbircia il Preside :
un lieve alzarsi del sopracciglio, una piega amara della bocca, o un impercettibile cenno del capo,
lo inducono a riporre la triglia scelta e a prenderne invece una migliore.

I tre chili di triglie sono ora sul piatto metallico della stadera, il peso è generoso : diciamo tre chili e due etti.
Togliere l’eccesso di peso – che peraltro non è casuale, ma voluto – sarebbe empio.

Un cenno di intesa: il pescivendolo lascia i due etti in più, il Preside sa che non li dovrà pagare.

Fine del primo atto : la scelta del pesce.

 

Inizio del secondo atto : la contrattazione del prezzo.
Il prezzo ovviamente è segnato a mano su carta stropicciata su ogni cassetta, per legge.
“Per legge”, ma non per il Preside.

Il rituale tuttavia va scupolosamente seguito, il copione artisticamente interpretato.

Quindi il venditore chiede il prezzo segnato sulla cassetta moltiplicato per tre : i tre chili.
Tre chili abbondanti, in realtà,  ma questo è sottinteso. E soprattutto non detto. Noblesse oblige.

Il Preside sorride come nemmeno il Padrino Marlon Brando. E’ una richiesta inaccettabile :
ovviamente quello sarebbe il prezzo per gli “altri”, non per il Preside che è “cliente”.

Il Preside controbatte con un altro prezzo, ridicolmente più basso.
Il venditore stupefatto (non lo è affatto, ma lo mima perfettamente come nemmeno all’Actor’s Studio) scuote la testa :
è sinceramente più che offeso, umiliato da un così scandaloso ribasso della sua onesta richiesta.

Affranto, il pescivendolo finge di rimettere il pesce già pesato nella cassetta,
da cui è stato poco fa meticolosamente scelto e prelevato…
ma ovviamente non soltanto non rovescia nulla : mai gli passerebbe per la testa di fare al Preside un simile affronto.

Rabbonito il Preside propone un impercettibile aumento della sua offerta…
e ovviamente il pescivendolo controbatte con un prezzo totale appena appena inferiore alla sua prima richiesta …………………………………

La “disfida”, con grande divertimento degli astanti e, sebbene brechtianamente ‘straniato’,
con grande interiore divertimento dei due attori protagonisti
(giurerei che anche il pesce, perlomeno quello ancora vivo, si stia divertendo
e apprezzando testo e interpretazione dello spettacolo)
procede con un furioso contrappunto al cui confronto il duello tra Ettore e Achill
appare una blanda conversazione tra educande.

Ma poi si arriva finalmente ad una cifra accettabile per entrambe le parti.
I due, apparentemente stremati, in realtà felici e orgogliosi della propria prestazione e dello spettacolo offerto, annuiscono.

Ognuno di noi penserebbe che lo show è così terminato. Sipario ? Assolutamente no.

Inizia l’inevitabile terzo atto.
(da dove se non da un qualsiasi mercato del pesce meridionale d’antan
avrebbero i teorici del cinema hollywoodiano imparato
l’imprescindibile struttura in 3 atti di ogni story-telling o script-writing che si rispetti ?)

Il Preside a questo punto reclama la doverosa aggiunta :
dato quell’acquisto e concordata quella cifra, gli spetta il premio
per aver accordato la sua preferenza a quel venditore anziché ad altri
e per aver accettato quella ‘rapina’ di un prezzo sicuramente esoso.

Quindi gli spetta il rituale regalo.

Quale regalo ?

This is the problem : un’alice ? un tonnetto ?

La partita si riapre : i supplementari del match sono appassionanti.

Vengono subito eliminati gli estremi di domanda e offerta non proponibili : il pesce troppo piccolo, il pesce troppo caro.
Ognuno dei due contendenti sa già dove vuole e può ragionevolmente arrivare, ma certo non parte da lì.

Il pescivendolo può per esempio proporre come regalo, (sul fatto che sia dovuto non si discute), un piccolo branzino.
Il Professore trova impresentabile la proposta : “No, quel branzino è troppo piccolo, dammi quell’altro”.

“No, Professore quello non te lo posso dare (in questa fase del dialogo il pescivendolo dà naturalmente del ‘tu’ al Preside) :
piuttosto ti dò questa pezzogna”….

“Questa pezzogna tu dovresti persino vergognarti di metterla in vendita. Parliamo di cannolicchi piuttosto…..”.

Ad un certo punto – non sono certo io a deciderlo – i due contendenti trovano l’accordo
su un pesce che qualunque altro acquirente avrebbe dovuto profumatamente pagare,
ma che al Preside – avendo egli acquistato 3 chili di triglie – è dovuto.

Messi nella borsa a reticella, portata da casa accuratamente ripiegata, i due cartocci –
l’acquisto vero e proprio e il dovuto regalo –
Preside e Pescivendolo si salutano con un ruvido e conciso “Statt bun”,
però se soltanto rituale e canone secolare lo permettessero, si abbraccerebbero.

Sono due artisti consapevoli di avere creato una opera d’arte
e ognuno dei due è grato all’altro per il prezioso contributo dato alla creazione del capolavoro.

Eduardo avrebbe ammirato.

2 Responses to “La disfida di Barletta. Commedia in tre atti e tre chili. Di triglie.”

  1. ELISA VELLUTO says:

    Ti racconto allora, caro Franco, un aneddoto da parte di papà.
    La mamma di papà, arrivata a Milano dalla Puglia negli anni ‘50, si recava al mercato a comprare il pesce. Il prezzo era esposto in bella vista scritto a mano su un pezzo di carta. Ma lei lo ignorava e faceva partire sempre la trattativa con la frase: ‘A quant MI i mitt i sicc?.( ‘A quanto ME le metti le seppie?). Chiedeva quindi al negoziante dandogli del tu – per accentuare la ‘vicinanza’ – a lei, personalmente, che prezzo le faceva. Le cose quindi non avevano nella sua mentalità, un prezzo. Il prezzo nasceva dalla relazione personale che si instaurava tra chi acquistava e chi vendeva. E per ognuno poteva essere un prezzo diverso, a seconda del grado di simpatia (o antipatia) che si instaurava tra i due. Tempi in cui non erano le merci, ma la relazione tra gli umani quello che contava. Elisa

  2. giovanni says:

    Grazie di quest’ennesima perla, Franco! Mi hai chiesto di pensarci ed eccomi qua all’appello :-D

    Come sempre, ci hai regalato un bellissimo racconto e stavolta anche tre atti perfettamente disegnati e riconosciuti.
    Colta la struttura degil eventi – che sono il cosa succede – è bello anche indagare il tema: che cosa succede veramente.
    Passare dal che cosa fanno i personaggi (trattano), a che cosa fanno mentre fanno quello che fanno (regalano).
    La disputa verte su rapporto qualità / prezzo del pesce.
    Ma le circostanze sono chiare: il pesce è buono, se no il Preside non ci andrebbe da una vita. E per la stessa ragione il prezzo è equo.

    Per capire l’entità del conflitto andiamo a vedere i rischi del contendere:
    se stravince il pescivendolo, il Preside strapaga le triglie. Cosa gli succede? Niente.Non diventa povero per aver pagato troppo del pesce.
    Se stravince il Preside, il pescivendolo gli regala le triglie. Cosa gli succede? Niente. Non chiude bottega per aver regalato del pesce.

    Quindi che disputa è se il tasso di rischio è zero? Per coglierla dobbiamo provare a toglierla: Il Pescivendolo fa il prezzo e il Preside paga. Il pesce passa di mano e via. Il Preside arriva a casa prima, il pescivendolo fa scorrere la coda. Le cose scorrono meglio senza tutta questa trattativa.

    Ma c’è un elemento importante in questo gioco: il pesce è fresco. E’ quello di oggi. Fino a stamattina nuotava nelle profondità e nessuno lo aveva mai visto. Stamattina è stato tirato su dalle reti, scelto, riconosciuto e ora è lì. E’ quello di oggi. Non è un filetto findus. Cosa ci ha dato oggi il mare? Consideriamolo, valutiamolo insieme, scopriamolo. Tu dalla tua parte del bancone, io dalla mia, vediamo cose diverse di questo pesce nuovo. Peso, colore, forma, stato generale, profumo. Valutiamo quel che il mare ha tirato fuori per noi. Che cosa stiamo facendo insieme?

    Stiamo definendo la verità. E la verità è la relazione tra noi, quel che la vita ci dice ogni secondo cui noi cerchiamo di dare un valore numerico. Sì, sullo sfondo c’è anche il fatto che tu guadagni e io spendo. Ma il fine è lo stesso: mangiare entrambi.

    Tant’è vero che la disputa si estende all’omaggio. Con l’omaggio il pescatore diventa il mare che scegli cosa donare. E il Preside pescatore, che cerca di prendere il meglio. Anche questo è oggetto di trattativa, ma perché la trattativa è la relazione e la relazione è lo scopo, il dono finale.

    Entrambi regalano senso e tempo. Entrambi vivono il momento presente, il pesce di questo istante, l’emersione sempre nuova del non visto, del non detto e del non saputo. E come sempre rimango incantato dalla tua capacità di riportare qui e ora tutta questa vita. Un abbraccio fortissimo. Grazie.

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