Cenerentolo cinese. Con la fissa della puntualità. Kosekiko.

Scrivendo “Lo zio Job a cavallo” ho cercato di descrivere le sensazioni e di raccontare le emozioni che mi suggerisce questa minuscola scultura. Nulla di scientifico, tutto estremamente soggettivo e fantasioso. Ma poi un amico che ancora non ho incontrato, Marco, mi ha aiutato ad identificare il personaggio e ad individuare la leggenda rappresentata in questo delicato e prezioso netsuke in legno di bosso, firmato Ryukei.

E’ una leggenda taoista. Narra di Choryo (Chang Liang/Zhang Liang), uno dei più famosi eroi del mito cinese. Choryo era Governatore in una provincia del territorio degli Han. Sconfitto in una battaglia,  perse la sua carica ed iniziò una vita di vagabondaggi.

Un giorno mentre attraversa un ponte sul fiume Wei, o mentre lo attraversa al guado, Choryo nota un vecchio sbrindellato che cavalca un mulo più scalcagnato di lui. Al vecchio è appena caduta una scarpa nell’acqua e sembra non sia in grado di recuperarla. Allora il famoso generale, nonostante il suo rango e il suo status sociale, compie un gesto di grande venerazione per la vecchiaia e di sublime umiltà. Scende da cavallo, entra nell’acqua e recupera la scarpa del vecchio, che la corrente avrebbe altrimenti trascinato via. Poi si avvicina al vecchio, che è rimasto in sella imperturbabile (o forse troppo acciaccato per azzardarsi a smontare) e delicatamente gli calza la scarpa sul piede rimasto scoperto.

Questa scena mi ricorda il Principe della fiaba che prova una scarpina a diverse fanciulle sperando di ritrovare la sua bella Cenerentola scomparsa a mezzanotte in punto. Qui a perdere la scarpa è però un vecchio saggio cinese, quindi “Cenerentolo”.

Il vecchio, avendo recuperato senza fatica la scarpa perduta, apprezza il gesto del famoso generale e gli promette una piccola ricompensa.

Choryo potrà riceverla il giorno successivo, all’alba.Choryo andò a ricevere il dono promesso il giorno dopo, ma non abbastanza presto. Il vecchio, che lo aveva  aspettato (per il bon-ton cinese non si fa aspettare una persona più anziana) gli disse di tornare il giorno successivo. Il giorno dopo stessa storia : Choryo arriva, ma il vecchio è già lì ad aspettarlo e quindi niente dono, ci vediamo domattina. Presto !

Questa volta Choryo capisce l’antifona. Invece di andarsene per poi ritornare all’alba, decide di passare la notte proprio nel posto dove l’indomani dovrà incontrare il vecchio. In questo modo il vecchio non sarebbe potuto arrivare all’alba prima di lui perché lui era già lì. E infatti, all’alba quando il vecchio arriva è molto soddisfatto di trovare Choryo che lo attende. Gli rivela di essere Kosekiko (o Kosehiko/Huang shi gong / Huang shi kung), letterato  famoso in tutta la Cina, detto anche ‘il Saggio della Pietra Gialla’. E gli regala un prezioso rotolo manoscritto che si intitola “Le tre strategie della Pietra Gialla”. “Se studierai questo testo, diventerai Maestro dell’Imperatore”.

E così fu. Questo manuale di tattica e strategia diventerà uno dei testi classici della Scienza Militare cinese, e poi anche giapponese. Infatti il librò dalla Cina arrivò anche in Giappone a Kiichi Hogen, fu studiato e messo in pratica dai famosi generali Yoshitune e poi Kusunoki Masashige.

Grazie alla scienza appresa dal rotolo che Kosekiko gli ha donato, Choryo diventerà generale vittorioso al servizio di Liu Pang (Ryuho/Gaozu), fondatore della storica dinastia Han nel 206 a.C.

Questa è la storia di Kosekiko.

Ma Ryukei, l’artigiano-artista (netsukeshi) della mia piccola scultura deve/vuole raccontare l’antica leggenda in modo nuovo, più semplice.

Di solito nell’iconologia tradizionale, presente in okimono, netsuke, inro, tsuba, menuki, stampe e dipinti, c’è alla base del gruppo il fiume, a volte reso con onde vorticose, a volte rappresentato come un drago dalle spire minacciose.

Poi c’è il saggio Kosekiko che ha perso una scarpa, in groppa a un cavallo o mulo,

sempre piuttosto macilento, quasi un Ronzinante ante-litteram. Infine c’è il giovane guerriero Choryo che ha raccolto la scarpa dall’acqua e la porge ora al vecchio.

 

.Ma Ryukei stavolta vuole concentrare tutta la leggenda in una sola immagine, con un solo personaggio: il vecchio saggio sul suo scalcinato cavallo.
Per farlo inventa due dettagli che da soli sintetizzano tutta la storia. E che non trovi in nssun’altra imagine a me nota. Sul lato sinistro della scultura il piede del vecchio è infilato nella staffa. Ma sul lato destro, la staffa è vuota. Poichè ha perso la scarpa,  non c’è motivo di tenere il piede scalzo nella staffa. Quindi la staffa vuota significa : scarpa persa.

Poi il vecchio in questa scultura, ma in nessun altra rappresentazione che io conosca, ha in mano e ben disteso davanti a sé, un prezioso rotolo. In realtà nella leggenda il rotolo entrerà in scena tre giorni dopo l’episodio sul fiume. Ma qui bisogna completare la trama della leggenda, soprattutto in mancanza dell’altro protagonista, il generale che recuperando la scarpa del vecchio si meriterà il dono del prezioso rotolo di strategia militare. Ed ecco allora che il rotolo è già qui, prima del tempo, (cinematograficamente, un flash-forward) aperto e ben disteso tra le mani del vecchio saggio.

E Ryukei dedica al prezioso rotolo una appassionata attenzione : non solo lo scolpisce levigato e con i bordi lievemente arrotolati, come deve essere, ma aldisotto – dove nessuno le vedrebbe – rifinisce come un miniaturista le dita del vecchio che tengono il rotolo disteso.

Un minimo dettaglio che dimostra infinita passione.

La staffa vuota e la scarpa che non c’è, mentre dovrebbe esserci; il rotolo che c’è, mentre non dovrebbe esserci o al massimo intravedersi arrotolato ; le mani rifinite con amore anche se non si vedono;  il sorriso luminoso del vecchio saggio che ha già capito tutto e tutto ci racconta senza bisogno di muovere un dito : questi e molti altri sono i motivi del mio amore per questa scultura.

Per finire, una piccola annotazione : se la scarpa è caduta nel fiume, allora il vecchio saggio e il suo cavallo/mulo sono dentro l’acqua del fiume. Potrebbero anche essere sul ponte, ma il ponte non c’è. E allora se è nel fiume, il cavallo non bruca l’erba : forse beve la limpida e fresca acqua corrente.

Poi forse può essere vero tutto e anche il contrario di tutto.

Forse ha ragione Cino che scrive come commento al post precedente  : “considerando che il vecchio saggio si trova a cavallo, quindi con un’ipotetica meta da raggiungere, egli potrebbe semplicemente consultare una mappa con l’intento di ritrovare la strada perduta. Una metafora molto cinese dagli infiniti significati.”.

Il saggio Cino non è cinese, ma ha capito molto più di quanto non voglia far credere e lo dice amabilmente senza farlo notare : il vecchio lacero e povero che studia una mappa per decidere dove andare (a vivere) potrebbe essere, guarda combinazione, un attualissimo e fedele ritratto proprio di chi scrive.

3 Responses to “Cenerentolo cinese. Con la fissa della puntualità.”

  1. Alessandro says:

    le storie “dentro” a questi piccoli stupendi oggetti sono incredibilmente affascinanti e leggerle mi porta lontano ma anche molto vicino perchè mappa-viaggio-ricerca sono simboli che cerco ogni volta, e sempre con molta fatica, di interpretare nei loro cangianti significati che assumono durante lo scorrere della mia vita.
    e allora grazie di aver voluto condividere l’immagine del “vecchio lacero e povero che studia una mappa per decidere dove andare” perchè mi trasmette speranza e da un senso alla fatica di ogni giorno

    un abbraccio

    Ale

  2. Franco says:

    Sono sicuro che il vecchio saggio è arrivato dove voleva andare. Ha studiato la mappa a lungo su tre posti che lo attiravano, poi ha deciso. Sono convinto che ha scelto bene e me lo auguro, perchè, quel vecchio saggio lo conosco.
    Non solo è un sublime ricercatore di cose antiche o piacevoli ma ne entra in comunione scoprendone la storia e poi è un poeta che sa descrivere mirabilmente, coinvolgendoci, ciò che ha saputo svelare.
    Ma ahimè! Quel vecchio saggio lo perso e non potrò più veleggiare con lui alla ricerca delle conoscenze umane anche solo per poche ore.
    Tanti saluti, Franco

  3. Caro Fradido,
    del ‘vecchio saggio’ non saprei dirti, ma del ‘vecchio rinco’ (il termine tecnico è ‘rimbambimento senile’)
    so quasi tutto. Diciamo un buon 50 per cento. Ti posso perciò confermare che
    le tue parole e il tuo affettuoso augurio lo hanno profondamente commosso. Sono sicuro che voi due insieme
    troverete il modo di continuare a veleggiare, salpando dagli antichi porti di Sesto San Giovanni e di Siena.

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4 Responses to “Cenerentolo cinese. Con la fissa della puntualità. Kosekiko.”

  1. Alessandro says:

    le storie “dentro” a questi piccoli stupendi oggetti sono incredibilmente affascinanti e leggerle mi porta lontano ma anche molto vicino perchè mappa-viaggio-ricerca sono simboli che cerco ogni volta, e sempre con molta fatica, di interpretare nei loro cangianti significati che assumono durante lo scorrere della mia vita.
    e allora grazie di aver voluto condividere l’immagine del “vecchio lacero e povero che studia una mappa per decidere dove andare” perchè mi trasmette speranza e da un senso alla fatica di ogni giorno

    un abbraccio

    Ale

  2. Franco says:

    Sono sicuro che il vecchio saggio è arrivato dove voleva andare. Ha studiato la mappa a lungo su tre posti che lo attiravano, poi ha deciso. Sono convinto che ha scelto bene e me lo auguro, perchè, quel vecchio saggio lo conosco.
    Non solo è un sublime ricercatore di cose antiche o piacevoli ma ne entra in comunione scoprendone la storia e poi è un poeta che sa descrivere mirabilmente, coinvolgendoci, ciò che ha saputo svelare.
    Ma ahimè! Quel vecchio saggio lo perso e non potrò più veleggiare con lui alla ricerca delle conoscenze umane anche solo per poche ore.
    Tanti saluti, Franco

  3. Caro Fradido,
    del ‘vecchio saggio’ non saprei dirti, ma del ‘vecchio rinco’ (il termine tecnico è ‘rimbambimento senile’)
    so quasi tutto. Diciamo un buon 50 per cento. Ti posso perciò confermare che
    le tue parole e il tuo affettuoso augurio lo hanno profondamente commosso. Sono sicuro che voi due insieme
    troverete il modo di continuare a veleggiare, salpando dagli antichi porti di Sesto San Giovanni e di Siena.

  4. Lavoro in questi giorni ad una nuova redazione delle mie righe su Kosekiko.
    Ed ecco che dopo due traslochi mi salta fuori una mail del Novembre 2011. La scrive “un amico che ancora non ho incontrato”, Marco.
    E’ suo, soltanto suo, il merito se ho scoperto chi è il vecchio saggio che ha perso la scarpa. E poi nella sua mail Marco aggiungeva anche due preziose notizie, che correggono quanto sopra dichiaro : “Ryukei stavolta vuole concentrare tutta la leggenda in una sola immagine, con un solo personaggio : il vecchio saggio sul suo scalcinato cavallo. Per farlo inventa due dettagli che da soli sintetizzano tutta la storia. E che non trovi in nessun’altra immagine a me nota”.
    Non è vero che non ci sono altre soluzioni iconografiche che concentrano tutta la leggenda in una sola immagine.

    Scriveva infatti Marco anni fa : “ … Qualche giorno fa mi sono recato in visita ad un amico che ha una importante collezione di netsuke.
    Noto un netsuke che ritrae Choryo inginocchiato nel gesto di porgere la scarpa perduta. Chorio è solo, a riprova che i due personaggi della leggenda possono essere anche raffigurati singolarmente.
    Ho visto anche unaltro curioso netsuke ispirato a questa leggenda : ritrae un semplice scarpa cinese. Sulla suola sono incisi un drago e delle onde (a simboleggiare Choryo) e all’interno della scarpa c’è una pergamena (a simboleggiare Kosekiko).”

    Quindi ora sappiamo, grazie a Marco che esistono almeno tre geniali soluzioni iconografiche
    per rappresentare con una sola immagine la complessa leggenda dell’incontro tra Kosekiko e Choryo.
    Una : Kosekiko da solo, senza una scarpa e senza Choryo.
    Due : Choryo da solo con la scarpa ma senza Kosekiko.
    Tre : la scarpa da sola, senza Kosekiho e senza Choryo.

    Questa storia non finisce mai ed è ogni volta più affascinante.

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