Se giocavi di testa, ti giocavi la testa.

Dai Salesiani negli anni ’50 del secolo scorso si giocava a calcio o a ping-pong.

C’era un solo campo da calcio e un solo tavolo da ping-pong.

Però c’erano molti palloni da calcio e poche palline da ping-pong.
Se la pallina te la portavi da casa avevi più probabilità di giocare.

Per il ping-pong erano disponibili quattro racchette di legno, nemmeno di sughero.
Gli aspiranti giocatori erano invece molti di più. Ci si metteva in fila
e si giocava sempre una ‘partita agli 11′ non ‘ai 21’ regolamentari
e sempre in modalità ‘Chi perde, esce’.

 

ping-pong-1

 

Bisognava essere davvero forti per riuscire a giocare a ping-pong almeno dieci minuti filati.
Prima o poi arrivava uno più forte di te e per il tuo prossimo turno di gioco la fila arrivava al giorno dopo.

 

ping-pong-2

 

 

Per il football invece non c’erano problemi : si giocava tutti a oltranza, con qualsiasi meteo,
improvvisando le squadre con il classico sistema dei due ‘capitani’
che si scelgono un giocatore alla volta dopo l’inevitabile pari-o-dispari.

Tra noi in quegli anni chi meglio di tutti giocava sia al pallone sia a ping-pong
non era uno studente, nemmeno un allievo quasi adulto perché ripetente :
era un Salesiano sui 50 anni, alto, magro, con i pomelli  rubizzi da generoso bevitore.
Il suo nome mi appare magicamente adesso dopo almeno 72 anni che non lo pronuncio :
era don Banfi. Nessuno però lo chiamava così : lui era il “Consigliere”.

 

con-sacerdote

 

Il “Consigliere” era un po’ come in Italia il Presidente del Consiglio rispetto al Presidente della Repubblica:
subalterno certo, ma contava più del Prefetto nella gestione quotidiana dell’Istituto Salesiano.

Il Consigliere in campo era un diavolo: assolutamente impossibile da marcare se decideva di dribblarti
e, se necessario, anche ‘cattivissimo’ sugli infantili stinchi non protetti.
Però per fortuna nostra e dei nostri stinchi, il Consigliere raramente si esibiva.
Va ricordato anche che dai Salesiani sull’unico campo da calcio,
in terra battuta e spesso con ampie zone di fango,
il pallone in gioco non era soltanto uno : erano tre. O più.

Nell’ora di ricreazione pomeridiana infatti per consentire a tutti di sporcarsi e farsi male,
si giocavano tre o più partite contemporaneamente :
quelli di prima media tra loro, quelli di seconda e i più grandi di terza.

 

giocatori-allora

 

Tutti giocavamo, anche se a volte all’inizio dell’ora di ricreazione c’erano giocatori rimasti disoccupati,
che non erano stati scelti nelle precedenti ‘conte’, dove ovviamente avevano la precedenza i migliori.
Con questi “scarti” si improvvisavano allora altre partite.
Quindi altri palloni in campo e altri 22 calciatori ad aumentare il casino.

Nello stesso campo c’erano quindi contemporaneamente 66 o più calciatori.

 

oratori-giocano

 

 

Ognuno di questi calciatori (esclusi i portieri), giocava ovviamente a tutto campo,
una tattica che fu poi adottata sui campi di tutto il mondo calcistico,
ma che noi “salesiani” già conoscevamo e applicavamo molti anni prima del ‘totaalvoetbal’ di Cruijff ,
del ‘movimiento’ di Herrera (Heriberto, non Helenio!) e del ‘calcio totale’ di Arrigo Sacchi.

Si giocava secondo regola precise, che ai bambini calciatori di oggi suonerebbero incomprensibili.

Il nostro campo da calcio era troppo stretto e troppo affollato. Impossibile tirare i calci d’angolo.
Anche perché l’angolo non c’era proprio : da un lato era un portico,
dall’altro la scalinata che portava alla palazzina della Direzione.
Allora la regola era : “Tre corner, un rigore”.

Se un avversario toccava il pallone con le mani, tu gridavi “Ens !”.
“Ens !” non era altro che il suono della parola inglese “Hands” (mani),
ma nessuno di noi lo ha mai sospettato.

C’era sempre un giocatore che non ti passava mai la palla. Era il “veneziano”.
Poteva anche essere bravino, ma nessuno lo voleva in squadra. Però guai a dirglielo
se il “veneziano” era il padrone del pallone, inevitabilmente viziato e permaloso.
Capace che lui, offeso, metteva il pallone sotto il braccio e se ne andava imbronciato, piantandoci lì tutti in asso.

Dopo la prima partita c’era la rivincita, e poi la bella, e poi la 
bella della bella…. e alla fine
non ci si vedeva più da una porta all’altra. Altrimenti la partita finiva con punteggi tipo “69 a 57”.

In ogni porta c’erano tre o più portieri.
Ogni portiere doveva stare molto attento a seguire e parare il pallone della sua partita;
astenersi dal parare i palloni delle altre partite e soprattutto schivare i palloni che –
quando le altre squadre segnavano un gol – gli arrivavano micidiali sulla nuca di rimbalzo
perché una delle due porte era praticamente appoggiata ad un muro di mattoni

 

muro
Tu, portiere, il pallone che vedevi arrivare, se non era quello che dovevi parare, potevi anche schivarlo;
ma il pallone che ti arrivava a tradimento dalle spalle e sulla nuca era letale.

Va giusto chiarito ai calciatori e ai tifosi di oggi che il pallone allora
non si gonfiava con la pompa a siringa e l’ago infilato nella valvola.
Il nostro pallone era di cuoio pesante, dentro aveva una camera d’aria di gomma rossa
che si gonfiava con la pompa della bicicletta.
stringato-ufficiale

 

stringato-ufficiale-2

 

schermata-2020-12-21-alle-16-03-32

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una volta gonfiata la camera d’aria …

 

camera-daria

 

 

… e annodato il tubicino terminale (il “pistolino” o “pisellino”, astenersi commenti maliziosi) …

 

pisellino-1

 

 

 

 

 

 

pisellino-legato

 

 

 

 

.. si rinchiudeva il pallone, ‘ricucendolo’ con un stringa di cuoio o di corda,
che veniva più volte infilata dentro e fuori con un attrezzo di metallo
chiamato “stringatore” (in inglese “soccer ball sewer”).

 

stringandolo

 

 

 

Cito da un documento ufficiale del CSI (Centro Sportivo Italiano) :
“Questo pallone risultava molto pesante. Bastava un po’di pioggia
e soprattutto il fango che rimaneva attaccato al cuoio per renderlo pesantissimo”.

 

cuoio

stringa-con-nodo

 

 

Se giocando di testa prendevi il pallone proprio sulla stringatura,
ti rimaneva il segno per settimane.
Se giocando in porta il pallone ti prendeva sulla nuca proprio con la stringatura,
ti rimaneva il segno per tutta la vita.

 

Colpire il pallone di testa ?

                                                        Ma sei tutto fuori di testa ?

 

ronaldo

 

Io, mi sembra giusto precisarlo ai maliziosi Lettori di queste righe,
forse anche per queste balistiche considerazioni non ho mai giocato in porta.
E in più, anche giocando ‘fuori porta’, mi sono sempre astenuto dal giocare di testa.
Pur di non  colpire il pallone di testa azzardavo piuttosto una “rovesciata alla Parola”

 

parola

 

Rischiavo un bagno nel fango, se andava bene; rischiavo l’ilarità di un centinaio di altri calciatori,
se andava male e non prendevo il pallone. Però salvavo i neuroni.

Forse trovando il coraggio di affrontare le minacciose stringature

 

stringa-cuoio-ppp

 

 

avrei potuto segnare qualche gol di più, e forse oggi i miei scritti sarebbero stati molto più stringati.
Il ché non è poi detto che sarebbe stato un danno così grave, almeno per chi legge.

 

6 Responses to “Se giocavi di testa, ti giocavi la testa.”

  1. BERARDINO GRILLO says:

    Caro Franco, nel leggerti, mi sono fiondato ex abrupto sul tuo campo da gioco: un’invasione, lo ammetto! Per piazzarmi in porta, tra…due mezzi tufi, semovibili, a mo’ di rolling table. La porta di una piscina adibita a campo da pallanuoto era più stabile… E, ancor di più lo era la vostra porta: di mattoni! Quanto sarebbe piaciuta al paròn, Nereo Rocco. Il nostro era un vero, e regolamentare, campo da calcio: l’ex stadio dell’U.S.Bernalda, poi dismesso. Era orfano di pali e traverse, oramai, e un po’…pampa argentina: nessuna traccia di linee bianche a delimitare il rettangolo di football; talvolta, l’area di rigore s’intravvedeva perchè, da buon virginiano, provvedevo a tirare per terra tre rette lillipuziane con un rametto d’olivo. La zona (ma, quante zolle!) penalty mi era d’aiuto allorquando dovevo ‘uscire’ incontro all’attaccante avversario: ero fallace nel saltare (non si direbbe per un Grillo), ma, piuttosto bravo nelle parate a terra, emulando il ‘Kamikaze’ Ghezzi. Giocavamo proprio con uno di quei palloni di cuoio che tu, pregno di nostalgia, hai voluto postare. Era mio! L’avevo meritato collezionando le figurine Panini. Ed esattamente come tu precisi nell’articolo, lo gonfiavamo con la pompa della bicicletta. Dopo questo…fischio d’inizio, vorrei marcarti a uomo, alla Burgnich (rammenta sempre: è passato prima dalla Juventus, eppoi, all’Inter) o alla ‘Gheddafi’ Gentile (Zoff; Gentile, Cabrini;…). Mi spiego. Da ottimo ‘centromediano metodista’ o ‘regista arretrato’ quale immagino che tu fossi, nel bel mezzo del campo, mi tiri addosso una bruttina pallonata, allorquando in tal guisa ti esprimi in tema di tattica ‘a tutto campo’: “..che fu poi adottata sui campi di tutto il mondo calcistico (…) e che noi ‘salesiani’ già conoscevamo e applicavamo molti anni prima del ‘totaalvoetbal’ di Cruijff, del ‘movimiento’ di Herrera (Heriberto, non Helenio!) e del ‘calcio totale’ di Arrigo Sacchi”. Eh, no, caro Franco! La tua…posizione in campo non è tatticamente perfetta ed adeguata negli interventi. Permettimi una precisazione che doverosamente s’impone in fatto di tempistica storico-calcistica: dapprima, s’impongono i ‘salesiani’; indi, Heriberto Herrera con la Juventus operaia; il Celtic di Jock Stein (2 a 1 all’Inter nella finale di Coppa Campioni 1966/67); e, a ruota, l’Ajax di Rinus Michels, Cruijff, Neeskens, Suurbier, Krol; il Milan di Sacchi. Ora, la partita può riprendere. E, “che vinca il migliore”. “Sperem de no!”: è la voce di el Paròn, quel simpaticone di Nereo Rocco, che si fa vivo. Grazie per la tua ospitalità, caro Franco. Buon Anno! Bernardino Grillo, Milano 31 dicembre 2020.

  2. Bellissimo Grillo !!!!!
    Il tuo è un commento che mi ripaga delle ore passate
    a spremere i ricordi e a cercare immagini del tempo
    che fu.

    Ti sono davvero grato.

    Tre a zero per te.
    Anzi, no tre a uno….
    mi riservo il gol della bandiera !

  3. Berardino Grillo says:

    Ok, Franco. Ben volentieri.
    Intanto, ho fatto una…invasione di campo, postando sul tuo Website, un intervento deciso, con un massaggio delicato alle caviglie,
    quantunque in area di rigore. Arbitro e VAR con la testa alla mezzanotte di oggi. La squalifica di una giornata me la merito.
    Non so don Banfi come reagirà Sperem de no!

  4. Franco Bellino says:

    Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi :
    ho visto Ettore Puricelli (“testina d’oro”) e John Charles (“il gigante buono”) colpire di testa
    palloni di cuoio impregnati di pioggia e incrostati di fango e non solo innalzarsi
    ma rimanere sospesi in aria ad altezze che voi umani non potete nemmeno immaginare.
    Tutti questi momenti grazie a Youtube non andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia.
    E per fortuna non è ancora tempo di morire. Spero.

  5. Mi scrive un amico :
    Caro Franco,
    ho letto il racconto sul calcio ai Salesiani. La porta disegnata sul muro … è un capolavoro!
    A presto,
    Enrico

    Si è meritato questa risposta :
    Grazie, Enrico.
    Sei un intenditore.
    Dal mio articolo hai scelto un particolare che mi ha costretto a modificare il mio testo :
    il muro dai Salesiani era di cemento, ma quello in mattoni della foto era troppo bello.
    Peraltro di un mio lavoro di giorni e giorni elogi soltanto un particolare che non ho fatto io.
    Ma forse te ne è mancato il tempo, vero ?
    Sicuramente lo troverai.
    Non vorrei doverti ringraziare come fece Andreotti, maestro di sarcasmo e di ironia,
    scrivendo a un umorista che lo aveva ferocemente criticato
    e impietosamente rappresentato in un disegno satirico :

    “La ringrazio per la vignetta. Spero che Lei abbia quello che si merita”.

    Andreotti confessò poi che questa diplomatica velenosa risposta
    gliela avevano insegnata in Vaticano.
    Duemila anni di esperienza sono un discreto, come si dice oggi, ‘know how’.

    F

  6. maurizio badiani says:

    Ciao Franco, ho letto d’un fiato il tuo pezzo sul calcio Salesiano.
    La tua penna incanta più di un dribbling riuscito e la tua chiusa “stringata” é una rovesciata inattesa.
    Non so come tu ti muovessi sul campo. So però con quale abilità ti muovi sulla pagina.
    Un bravo e un abbraccio da
    Maurizio

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>