Sei proprio un asino, grazie a Dio ! A mysterious Peul/Fulani bronze and a prancing donkey pooing golden poo.

 

Un bambino ha i suoi giocattoli.
Anche un rimbambito ha i suoi giocattoli.
Oggi gioco con questo :

a-sxa-destra

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ con me da circa 50 anni però non so ancora chi è.  So che cosa è : è un bronzetto africano, alto 6 cm, di etnia Peul o Fulani/Fulbe.
I Peul/Fulbe (‘fulbe’ significa ‘libero’) sono un’etnia nomade, ma ora in parte anche stanziale, che occupa una larga fascia dell’Africa a sud di Sahara e Sudan, praticamente dall’Atlantico fino al mar Rosso.
I Peul vivono di pastorizia, commercio, gli stanziali anche di agricoltura e furono tra i primi a convertirsi all’Islam, di cui sono stati poi per secoli convinti diffusori.
Che il bronzetto sia di provenienza Peul lo dice l‘etichetta …

etichetta-2

 

.. che da mezzo secolo è incollata sotto la base e lo dicono le fotografie che mostrano uomini Peul con identico abbigliamento e cappello conico in groppa al loro asino :

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Vedo cosa il bronzetto rappresenta : un uomo, cappello conico e ampio mantello,
tipo poncho o pianeta dei nostri sacerdoti, in groppa a un asino.
L’animale è chiaramente un asino: con quelle lunghe orecchie non può certo essere un cavallo.
Peraltro anticamente l’asino era cavalcatura di prestigio in tempo di pace e con una sua nobiltà.

Nella piccola scultura l’asino si impenna, però mica poco : quasi in verticale :

impennatissimo

 

L’uomo non fa una piega, con la mano sinistra molla le redini, mentre con la destra si ripara gli occhi
da qualcosa su in alto veramente abbagliante.
Chi è l’uomo ? Perché l’asino si impenna ? Cosa rappresenta la scena ?

L’uomo sull’asino è forse Saulo di Tarso sulla via di Damasco ?
Spesso si vede Saulo caduto per terra e sopra di lui un gigantesco cavallo :

caravaggio

 

I testi sacri non dicono che Saulo cadde da cavallo : dicono soltanto “cadde a terra”.
Però è logico pensare che muovendosi da Gerusalemme a Damasco Saulo non ci andasse a piedi :
sono circa 200 km e richiedevano allora circa 8 giorni di viaggio.

Quindi quasi tutti coloro che nei secoli hanno rappresentato la “Conversione di Saulo”,
hanno ipotizzato che se il testo dice “cadde”, vuol dire che cadde da una cavalcatura,
quindi da un cavallo :

parmi

 

 

Sembra improbabile però che un fabbro Peul si metta a modellare e poi fondere a cera persa
san Paolo al momento della sua folgorazione. Improbabile poi che decida di vestire l’agiato israelita
come un pastore Peul.
Per di più smontandolo da un nobile destriero per fargli cavalcare un umile asinello.
Quindi non credo che il bronzetto rappresenti la Conversione di Saulo.

 

Un poco prima nella nostra storia sacra, c’è un altro asino che scopro più protagonista di quanto immaginassi.
E’ l’asinello che tutti noi mettiamo nel Presepe accanto al bue per scaldare Gesù Bambino appena nato.
Non sapevo però che nel primissimo Presepe della storia, quello creato da Francesco a Greccio nel 1223,
non ci sono né Maria né Giuseppe, ma però ci sono l’asino e il bue, anche se non citati nei Vangeli canonici…

 

greccio-best

 

 

.. quell’asino era la cavalcatura su cui aveva viaggiato da Nazareth a Betlemme Maria ormai al nono merse di gravidanza. Giuseppe e Maria si rifugiano in una stalla e hanno con sé l’asinello che, come loro, ha bisogno di riparo, di protezione, di cibo.

Poi l’asino tornerà molte volte nella storia di Cristo e nelle immagini che la rappresentano :
poco dopo il Natale è l’asino che accompagna Giuseppe, Maria e il Bambino
nel lungo viaggio della Fuga in Egitto :

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L’asino è protagonista in un altro famoso episodio, quando Cristo entra a Gerusalemme nella Domenica delle Palme. Cristo sceglie un asino e non un cavallo proprio per esprimere desiderio di pace e prova di umiltà :

 

palme

 

Però mai quell’asino si sarebbe permesso di impennarsi, né Cristo si sarebbe fatto abbagliare.
Ne mai, credo, un fabbro Peul, di religione islamica, si sarebbe dedicato a rappresentare
questi episodi del Cristianesimo.

Più indietro nel tempo, qualche migliaio di anni prima, c’è invece un altro asino
che ha avuto l’onore di diventare protagonista di un’immagine famosa.
E’ l’asina di Balaam, profeta disubbidiente che aveva deciso forse per denaro, di mettersi comunque in viaggio, nonostante il parere diverso del suo Capo.

 

b-n-ok

germania

 

Dio inviò un Angelo a sbarrargli la strada, Balaam non lo vide proprio, ma lo vide la sua asina
che per tre volte cercò di scansare l’ostacolo e fu per questo duramente bastonata :

 

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A questo punto l’asina parlò (unico animale che parla in tutta la Bibbia, a parte il serpente dell’Eden,
che illudendoci di avere qualche vantaggio dal saper distinguere il bene dal male,
ci ha fregato per l’eternità e ci ha condannato ai talk show televisivi).

L’asina parlò e disse a chiare lettere a Balaam di non ostinarsi a incolpare lei
se proprio non vedeva l’Angelo con la spada che gli sbarrava il cammino :

 

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capolettera

 

Vorrei sottolineare che proprio disubbidendo al suo padrone l’asina gli salvò la vita. L’Angelo,
che sta sulla strada con la spada sguainata in mano, dice infatti a Balaam : “Io sono venuto a sbarrarti la strada perché so che il tuo viaggio è fatto con cattive intenzioni. La tua asina mi ha visto e per tre volte si è scansata davanti a me. Se la tua asina non si fosse scansata, io avrei ucciso te e lasciato in vita lei”.

Capito ?
Nessuno lo dice, ma è stata l’asina parlandogli a far ‘vedere’ a Balaam la verità della situazione : assoluto divieto di transito. Di più : è stata l’asina a salvargli la vita. Un asino, per la precisione un’asina (la specificazione di genere non è certo casuale) che vede meglio di noi, capisce prima di noi, ci insegna a vivere e ci salva la vita merita un monumento. Quantomeno un monumento in miniatura come questo bronzetto africano :

 

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Purtroppo mi pare però altrettanto improbabile che un fabbro Peul rsi metta a modellare in bronzo
un episodio dell’Antico Testamento. Oltre tutto l’asina di Balaam è sì protagonista
di molte immagini in mosaici, miniature, dipinti e affreschi …

 

incisione

 

.. però in tutte queste immagini e nei testi della Bibbia l’asina di Balaam devia sì dalla strada, va per i campi, si stringe a un muretto schiacciando un piede del padrone, alla fine si accascia sotto le crudeli bastonate, però mai mai si impenna. E nel bronzetto invece è impennata di brutto.
A parte la Bibbia, Balaam con la sua asina ribelle è presente anche in alcuni testi islamici e i Peul sono di religione islamica da secoli. Forse a indurre un fabbro Peul, che certo non fa l’artista e non si mette a creare sculture, ma lavora sempre su commissione, potrebbe essere un mito, una leggenda, una favola in cui c’è un asino che si impenna. Ma è solo un’ipotesi.

Ci sarebbe poi un altro asino, protagonista di mirabolanti avventure e forse, lui sì, persino capace di impennarsi : è Lucio, tramutato in asino e narrato da Apuleio, il genio nato in Numidia, più a Nord
dei territori frequentati dai nomadi Peul, ma pur sempre in Africa :

 

asino-di-apuleio

 

 

Ma se improbabile appare che un fabbro Peul conosca brani della Bibbia o dei Vangeli, impossibile è che conosca e studi e rappresenti un episodio delle “Asino d’oro” di Apuleio.

Il mio asino che si impenna non è nemmeno l’asino di Buridano, preso da tutt’altro dilemma e incapace di scegliere tra due cumuli di fieno perfettamente uguali e posti alla stessa distanza :

 

buridano

 

Con estremo rigore filosofico l’asino di Buridano si astenne dal compiere una scelta che non fosse logicamente motivata e quindi logicamente morì di fame, entrando però così gloriosamente nei volumi di storia della filosofia.

 

Certo, essendo il mio bronzetto recente (1970 o prima), basterebbe che l’artigiano Peul
per avere l’ispirazione avesse visto una qualsiasi foto di un monumento equestre occidentale …

 

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Potrebbe aver visto addirittura una foto dell’unica scultura di Leonardo da Vinci :

 

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.. a cui ho dedicato 2 anni di studio matto e appassionato. Alla Statale di Milano Anna Maria Brizio dedicò un intero anno accademico a “Leonardo architetto “, un architetto di cui non restano nemmeno due mattoni uno sull’altro. L’anno successivo fu dedicato a “Leonardo scultore” di cui non resta nemmeno una scultura. A parte forse, ma non è certo, questo bronzetto a Budapest :

 

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Insomma : vorrei tanto scoprire chi è l’uomo sull’asino del mio giocattolo di oggi.

Sarà pure un “giocattolo”, e in questi tragici tempi, c’è da chiedersi che senso abbia dedicare
così tanto tempo a un “giocattolo”. Rimane però il fatto che chi ha modellato questo bronzetto
ha creato una figura di cui almeno io non ho mai visto l’eguale in volumi sull’arte africana
e in gallerie specializzate e in mostre e in musei di tutto il mondo.
Tu, amico Lettore, chi pensi che sia ?
Se me lo dici, mi farai felice. Farai felice anche l’omino col cappello conico e l’asino ribelle.

 

P.S.
Dedico queste righe ai due asinelli, nostri amici tanti anni fa a Santorini.
Li conoscemmo appena sbarcati dalla nave, al centro del cratere oggi invaso dal mare ..

 

il-cratere

 

Uno dei due mi portò fin su al bordo del cratere. L’altro invece viaggiò vuoto, perché Giovanna –
non fidandosi del nuovo amico – decise di compiere la scalata a piedi :
587 gradini di ciottoli in un ripido zig zag lastricato nei secoli di merda essiccata.

Ma l’amicizia era nata e nei giorni successivi, ogni nostra esplorazione dell’isola
avvenne in compagnia dei due simpatici asinelli, che si erano ormai affezionati a noi due ..

 

i-nostri-pp

 

i-nostri-totale

 

Anche per loro erano rari clienti così premurosi, generosi di carezze e soprattutto di carrube.
Ancora oggi, dopo quasi 50 anni, ricordiamo i due semplici comandi che esaurivano – carezze e carrube a parte – il nostro manuale di conversazione : “Elaaaa !” per metterli in moto ; “Deeee !” per fermarli.

Un grande “Grazie !” di cuore ai nostri due asinelli di Thera, all’asino impennato del misterioso bronzetto
e a tutti gli asini della storia. A quattro e a due zampe.

 

Ultim’ora ! ….

Devo a una intuizione di Giulio Soravia e alla trascrizione di Stephen Davies
la scoperta di una favola Peul, il popolo da cui proviene il bronzetto.
Mi piace accettare questo racconto come la soluzione – per ora – della mia ricerca.

 

Stronzi d’asino.

Racconto popolare Peul/Fulani.

Il piccolo Lobbo e la sua nonnina vivevano in un villaggio chiamato Gao ai bordi del deserto del Sahara.
Una mattina Lobbo prepara lo zaino e mette la sella all’asino della nonna.

Dice : Ciao, nonna. Vado a Timbuktu : vado a fare fortuna.

L’asino trotterella lungo la savana, il sole sale sull’orizzonte, soffia un vento caldo.

Lobbo guarda la sabbia e improvvisamente grida all’asino: “Stop!”.

Ha visto un piccolo puntino luminoso nella sabbia proprio davanti a loro.
Una pepita d’oro ! Una fantastica risplendente pepita d’oro.
Lobbo scende dall’asino, raccoglie la pepita, rimonta sull’asino e riprende il suo viaggio.

L’asino trotterella ancora lungo la savana, il sole sale ancora più alto sull’orizzonte,
soffia un vento ancora più caldo.

A un tratto Lobbo porta la mano all’orecchio e di nuovo grida all’asino : “Stop!”.

Squilli di trombe, rulli di tamburi. Sta arrivando un pezzo grosso. Ma chi sarà ?
Per non sapere né leggere né scrivere Lobbo si gira sulla groppa dell’asino
e nasconde la pepita d’oro proprio sotto la coda.

Arriva verso di loro una meravigliosa carovana di cavalli e cammelli, musicisti e cavalieri, principi e principesse. E proprio davanti a tutti, in groppa a uno stupendo gigantesco cavallo bianco, c’è il Re,

Io sono il Re di Timbuktu – tuona il Re. Togliti di mezzo !

Subito – dice Lobbo. Però non si muove.

Aspetta un attimo e mi tolgo di mezzo.

Aspettare ? ruggisce il Re. Un King non aspetta. Cosa dovrei aspettare ?

Lobbo non fa una piega. Papale papale spiega : Il mio asino non riconosce le persone.
Non gliene frega un cazz– un cavolo se tu sei il Re.
In questo momento lui è tutto concentrato perché deve cagare.

Cagare ?!? urla il Re. Tu vuoi che IO, io il Re, aspetti fino a che il tuo asino ha cagato ?

Sì, per favore – dice Lobbo.

L’asino ce la mette tutta. Spinge… si raccoglie … raglia … si alza sulle zampe posteriori….

si impenna e …….. – ecco all’improvviso – da sotto la sua coda salta fuori una pepita d’oro !

Il re spalanca gli occhi. Principi e principesse sono scioccobasiti.
Cavalieri e musicisti, persino cavalli e cammelli tutti sono a bocca aperta.

Ehi, ragazzo – dice il Re. Ti ha mai detto nessuno che gli stronzi del tuo asino sembrano proprio …

… Oro ? dice Lobbo. E’ strano, ma è proprio così : lui di solito caga oro invece che merda.

Il Re sgrana gli occhi. Salta giù da cavallo. Raccoglie lo stronzo d’oro e si lascia scappare un :

“Ca##o !” nient’affatto regale. “E’ proprio oro – urla.

Il ragazzo ha detto la verità : ‘sto asino caga oro invece che merda !

Lobbo si inchina con grande dignità. Dice : Maestà, è stato davvero un piacere incontrarLa.

Mi consenta, Maestà, di donarLe questo escremento d’oro come un mio piccolo souvenir”.

(“Escremento” “Souvenir”? qui Lobbo che mai in vita sua avrebbe usato questi due termini
sta disperatamente cercando di adeguare il suo linguaggio alla Maestà dell’Interlocutore.
Dovete scusarlo)

Al Re gli occhi sballano fuori dalla testa. Spalanca il forno. Gli penzola fuori la lingua.

No, caro mio … non prendermi per quel posto - urla. Non voglio un souvenir !
Io voglio il tuo asino, subito, adesso, qui. Lo compro e te lo pago persino !

Mi dispiace, dice Lobbo. Non è in vendita.

Guarda : ti do uno scrigno pieno di gioielli. Anzi, due scrigni … facciamo tre !

Grazie, ma …. non bastano. – dice Lobbo.

Il Re dà fuori di brutto. Butta all’aria trombe e tamburi, prende a calci trombettieri e tamburini.
Sbraita come un ultrà in curva. Esce fuori di zucca. Prende a pugni un albero gigantesco.

(Di solito non ci sono ‘alberi giganteschi’ proprio in mezzo al deserto,
ma in una favola un albero gigantesco ci sta sempre bene)

“Voglio quell’asino, voglio quell’asino, voglio quell’asino !” sclera il Re.

Facciamo così : ti dò in cambio tutto quello che vuoi”.

OK, dice Lobbo. Allora io voglio tutto.

 

Tre giorni dopo Lobbo arriva a casa.
“Nonna ? Sono tornato. Ti ho portato antichi manoscritti da Timbuktu, pani di sale da Taudenni.
Ti ho portato pavoni, caprette e alberi di melograno. Ti ho portato quintali di datteri dolcissimi,
barili di prezioso tabacco da fiuto. E poi cammelli, carovane intere di cammelli
che trasportano tutti questi tesori. E poi ti ho portato un’intera orchestra di musicisti
e un intero squadrone di guerrieri a cavallo. E struzzi.. e tartarughe .. e anche gli ippopotami.
Ti ho portato bracciali di turchese rarissimo e una corona tutta incrostata di pietre preziose.
E poi avremo un palazzo, appena il re avrà smontato il suo per darlo a noi.”

La nonnina aggrotta le ciglia : E il mio asino dov’è ?

L’ho venduto, dice Lobbo.

La nonnina prende un bastone e lo insegue tutt’intorno alla capanna per picccchiarlo (+ c = + botte!).

Hai venduto il mio asino ???  strilla, come un’aquila ferita.
Mascalzone ! Furfante ! Scostumato !
Io non voglio musicisti, struzzi e cianfrusaglie sberluccicanti.
Voglio soltanto il mio fedele asinello. E ti va di lusso che lui è già tornato a casa.

“Tornato a casa ?” chiede Lobbo.
L’asino, che si era nascosto dietro un albero, salta fuori e prende a calci nel sedere –
affettuosamente però – Lobbo.

 “Il mio asino è un genio, sorride la nonnina. E’ scappato dal Re.
Ha attraversato da solo tutto il deserto e ieri sera è arrivato qui a casa.
Adesso ascoltami bene, caro nipote.
Non perdere tempo a sballare niente. Tutta questa ricchezza adesso non è più nostra
e perciò bisogna restituirla.

Lobbo singhiozzò, però disse al reggimento di cavalieri :

Tornate a Timbuktu e dite al Re che il nostro contratto non ha funzionato.
Gli restituisco tutto. Io ho una nonna e una capanna, quindi sono già abbastanza ricco.

Per educazione non aggiunse : “Ho anche un asino”.

Altrimenti la favola ricomincerebbe dal principio.

cartoon

 

 

scultura-ok

 

Beh, mi piace pensare che nel mio bronzetto africano l’asino si impenna
perché è fotografato proprio nel momento fatidico in cui spingendo e sforzandosi
e impennandosi riesce a ………..

impennatissimo

 

 

Se non fosse così, raccontami tu una storia migliore. Come si diceva una volta :
“Stretta è la soglia, larga è la via, dite la vostra che ho detto la mia.”

 

Ultimissimissime !

Questo bronzetto è misterioso, ma soprattutto è generoso.
Oltre a riempire i miei giorni di clausura con appassionanti ore di studio e di ricerca,
l’asino che si impenna ha voluto regalare proprio a me una pepita d’oro :
l’amicizia con Stephen Davies.
Conosciuto per caso poche ore fa, Stephen e i suoi cari sono già programmati
come nostri ospiti per un giro di ombre e chicheti nei più malfamati bàcari di Rialto.

E’ andata così : quando ho scoperto sul sito di Stephen la favola dell’asino
che espelleva da sotto la coda una pepita d’oro e che forse spiegava la storia del mio bronzetto,
gli ho scritto per ringraziarlo.

Stephen Davies è uno scrittore inglese piuttosto famoso.
Ha pubblicato 19 libri, il prossimo uscirà a Settembre. Così non è stato difficile trovare il suo indirizzo.
Lui con la sua famiglia …

steve-family

.. ha vissuto 13 anni in Africa: nel Burkina Faso, nel Mali, in Niger. Proprio nei Paesi
dove vivono o transitano come nomadi i Peul/Fulani da cui proviene il mio bronzetto.
Stephen è intelligente, curioso e generoso di sé. Ha subito letto benché in italiano
il racconto qui sopra, si è molto divertito e mi ha scritto. Ecco la sua mail :

Ciao Franco, ho visto il tuo articolo e letto le tue teorie sull’asino che si impenna.
Forse tu hai ragione : la storia dell’asino che fa la cacca d’oro ha ispirato il fabbro
che ha creato la tua piccola scultura dell’asino impennato. Forse qualche ricco signore, cliente di quel fabbro,
gli ha chiesto di realizzare una piccola statua per ricordare quella storia.
E’ una favola istruttiva perché ci insegna che la vera ricchezza è accontentarsi
e saper godere anche quel poco che si ha. O forse il tuo bronzetto è un peso per la polvere d’oro.
Effettivamente in quei territori si usavano minuscole sculture per pesare la polvere d’oro.
Il bronzetto pesa 102,4 grammi e dovresti ccontrollare se questo peso esatto
corrisponde ad una delle unità di misura che si usavano
prima dell’introduzione delle monete e delle banconote.

Però ti chiedo, Franco : sei sicuro che l’animale impennato sia un asino ?

 

a-destra

 

Te lo chiedo perché se fosse invece un cavallo, allora io penserei all’Haaro, l’antica manifestazione
con cui i cavalieri Fulani rendevano omaggio al loro Capo.

I cavalieri facevano danzare a ritmo di musica il loro cavallo, lo facevano impennare, poi inginocchiarsi e infine addirittura sdraiarsi e rimanere a terra immobile davanti al Re in segno di totale obbedienza e devozione.

Recentemente l’Haaro è stato ricreato al FECHIBA (Festival Culturel Hippique de Barani)
nel Burkina Faso, una volta all’anno tra il 2006 e il 2016.

Affettuosi auguri. Steve.

 

Stephen ha ragione : il cavallo è un elemento fondamentale della vita e della cultura dei Peul/Fulani.
Se l’asino non fosse un asino, ma fosse invece un cavallo, ecco che il bronzetto potrebbe rappresentare
un valoroso guerriero Peul che fa impennare il suo destriero per rendere omaggio al suo Re.

Ogni anno i cavalieri arrivano al Festival da Paesi lontanissimi : dal Mali, dalla Guinea,
dal Senegal, dal Niger. Arrivano dopo essersi allenati ogni giorno e per anni con i loro bellissimi cavalli :

https://www.saheldesign.com/fechiba-horse-festival-set-for-march-2012-in-barani-burkina-faso/

L’esercizio più spettacolare dell’Haaro è proprio far impennare il cavallo a pochi centimetri dal Re
per rendergli un maestoso e impressionante omaggio.

Ecco, suggerisce l’amico Stephen : il tuo bronzetto Peul potrebbe rappresentare
proprio un abilissimo cavaliere che fa impennare il suo nobile destriero,
mentre lui tiene le redini con la punta delle dita e con la mano destra saluta e rende omaggio al Re.

L’ipotesi di Stephen è impeccabile : la somiglianza tra fotografie di cavalli e cavalieri
e le immagini del bronzetto è impressionante :

haaro-foto-1

 

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a-destra

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

impennatissimo

haaro-foto-4

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Asino o cavallo ? That’s is the question.

La fiaba o la realtà ?

L’intepretazione fiabesca o la docunetazione antropologica ?

L’asino che regala pepite d’oro o il cavallo che procura applausi al suo cavaliere ?

E’ tutto un problema di orecchie :

 

orecchie-a-dx

 

orecchie-a-sx

 

 

 

 

 

Forse la scelta migliore è proprio non scegliere :
lasciare che ogni Lettore scelga la storia che preferisce.
Perché, come canta De Gregori, la storia siamo noi !

 

 

8 Responses to “Sei proprio un asino, grazie a Dio ! A mysterious Peul/Fulani bronze and a prancing donkey pooing golden poo.”

  1. Il tuo articolo sul bronzetto Seul è molto bello.
    Complimenti.
    Chi è Stephen Davies? Ha dovuto traslitterare dall’arabo e poi tradurre dall’inglese un testo arabo suggerito dal prof. Soravia?

  2. Sara Missaglia says:

    Osservo il tuo giocattolo, e ne rimango mirabilmente incantata. Animale strano l’asino: bistrattato, sottovalutato, sciapo come una minestra cucinata senza amore, a buon mercato, come in epoca di saldi. Buono per la fatica, ridicolizzato e ricondotto a ingiuria, offensivo. Mai capito se meglio o peggio della capra. Il tuo giocattolo invece ha grande personalità, in quel guizzo energetico di slancio, in quello scalpitare che lo rende così diverso dall’immagine omologata alla lentezza, alla sofferenza, alla sopportazione. Asino ma non somaro: è un asino che sgobba, fatica, aiuta, si fa carico di tanto e di troppo. Ma gioca, salta, balza in avanti, e promette guizzi meravigliosi. C’è un cavallo indomito nell’indole del tuo giocattolo. Ed è quella che lo rende vivo, magari a luci spente, quando prende vita mentre tutti dormono. Un giocattolo caricato a molla, una molla immaginaria che è afflato di vita, che lo libera da una immaginaria schiavitù e da un’obbedienza necessaria ma di facciata. Mai sottovalutare un essere buono.

  3. Mi scrive Stephen Davies. Tutto suo è il merito di aver risolto, forse,
    il mistero del bronzetto con l’asino impennato.
    Non solo Stephen si complimenta per l’ipotesi dell’asino che si impenna per espellere la pepita d’oro,
    ma propone una nuova interpretazione, assolutamente interessante :

    Hi Franco,
    I looked at your website, and read the theories about the rearing donkey.
    How fascinating! I love that you have researched it all in so much detail.
    You could be right that the gold-pooing story is an inspiration for the bronze statuette. 

    Are you sure it’s a donkey, though? If it were a horse, then it reminds me of the ‘Haaro’ –
    an ancient ceremony where Fulani knights used to pay homage to the Fulani chief.
    They made their horses dance, rear and kneel before the chief.
    The Haaro was recreated at the FECHIBA horse festival in Barani, Burkina Faso
    every year between 2006 and 2014.
    Attaching a couple of photos here!
    Warm wishes,
    Steve

  4. In tutto il Medio Oriente c’è un famoso personaggio : Mullah Nasruddin Khodja. Vissuto forse in Anatolia nel 13° secolo,
    Nasruddin è il protagonista di infiniti popolari racconti. Non poteva certo mancare nel suo repertorio anche la storia dell’asino che caga pepite d’oro.
    Però è una versione non particolarmente divertente (l’asino muore di crisi iperglicemica per indigestione di zollette di zucchero)
    e non ha nulla a che fare con il bronzetto Peul studiato qui sopra.
    Per chi volesse comunque approfondire, questi due link sono abbastanza esaurienti :

    https://muslimheritage.com/mulla-nasruddin-khodja/

    http://folklore.usc.edu/?p=29108

  5. Che articolo affascinante – una ricerca così approfondita. La mia storia su Lobbo si basa solo vagamente sulla storia popolare di Fulani, che ho sentito da un amico Fulani in Burkina Faso. Ma come dici tu, asino o cavallo, questa è la domanda! Grazie per una lettura divertente e illuminante. Calorosi auguri da Londra. Steve

  6. Sara says:

    Franco caro,
    la tua favola e il tuo giocattolo hanno generato interesse, contributi, interventi, sempre all’insegna della creatività interpretativa e della libertà d’opinione.
    Voci fuori dagli schemi, dal prevedibile e dallo scontato: doni extra-ordinari, culturali, personali e intimi. Mi piace pensare che il tuo sia un giocattolo magico,
    un giocattolo che possa assumere una forma immaginata, sognata o desiderata a seconda delle circostanze dell’anima di chi lo incontra.
    La storia siamo noi, è bellissimo: è quando diventiamo favola che entriamo nel mondo dei sogni e dell’eternità.
    Un grande abbraccio,
    Sara

  7. Paolo says:

    In provincia di Bergamo dicono “Andare al mercato a tener fuori gli asini dalle scodelle” riferendosi a qualcuno che non conclude niente. E qua sembriamo in effetti tutti un po’ asini, visto che non siamo ancora giunti a una conclusione comune su questo arcano asinino. A parte gli scherzi è tutto molto divertente e irriverente. Un crogiuolo di anime che si ritrova (direi anche che si perde) davanti a un enigma impennato. A me piace la parte di Saulo/Paolo, Cavaliere Errante ed iracondo. Ma anche tutti gli altri racconti meritano menzione. E grazie Maestro per averli cercati e proposti. Non abbiamo però considerato il fattore energetico del bronzetto: può essere che la sua dinamica finto-statica, probabilmente all’ombra delle tenebre, emani un flusso primordiale che si fa danza. Generando un vortice di pensieri nella mente dei suoi detentori. Certo nella tua, Maestro, frullano idee che noi umani nemmeno ci sogniamo. O forse assumi ancora droghe come in giovane età quando sceneggiavi la vita in promettenti case di produzione cinematografiche. In effetti molte volte ti ho visto estrarre dal cassetto dell’ufficio le Offelle di Parona. E adesso mi spiego tutto.

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