Doctor’s Lady – Femme Medecin : dialogo di un venditore innamorato e un astuto compratore.

 

Dialogo registrato sulla bancarella di un mercatino antiquario
nei primissimi giorni del 2015 in una giornata di sole.
Le foto sono pessime perché fatte con un cellulare di alta epoca.

Bella questa scultura. Cosa costa ?

Femme fronte sole 1

femme dorso sole 2

 

Novemila

 

Novemila ? Io posso darle al massimo tremila.

Tremila ? Mi faccia pensare. Sì, tremila è ragionevole. Tremila più novemila fa dodicimila : costa dodicimila.

Come dodicimila ? Aveva detto novemila.

Novemila ho chiesto io. Più tremila, che mi vuole dare Lei, fa dodicimila.

No, Lei aveva detto novemila. Aveva….

Avevo. Poi Lei ha proposto tremila e così io ho aggiunto tremila. Adesso costa dodicimila.

 

Ma ? ! ? … cinque minuti fa Lei ha detto : novemila.

 

Vero. Ma cinque minuti fa Lei non mi aveva ancora offeso.

 

Ma io non l’ho offesa : ho solo proposto tremila. Mica noccioline : tremila euro.

 

Parole sante. Solo che avendole io chiesto novemila era come dire che stavo cercando di fregarle seimila euro. E questo non mi è piaciuto.
Sa, al momento mi trovo in gravi problemi economici,
è vero. Ma non fino al punto di derubare il mio prossimo. Né da consentire al mio prossimo di pensare e di dire che sono un ladro…..

Ma io non l’ho detto ! Ho solo proposto tremila euro.

Ecco : in pratica Lei mi ha detto: “Caro Venditore, tu chiedi novemila euro per un pezzo
che ne vale tremila. Perciò io Le offro tremila”.
Beh, ha sbagliato risposta.

E quale sarebbe stata, illustrissimo, la risposta giusta ?

 

(dNdR : doverosa Nota di Redazione : nel nastro registrato al mercatino antiquario il compratore non dice “illustrissimo”.
Però mi piace troppo la colonna sonora di sottofondo che inizia fin prima della prima battuta :
evoca il ‘
Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere’.
E così rubo
al grande Giacomo di tanto in tanto qualche interiezione, come “illustrissimo”.
Mi sembra che aggiunga a tutto il testo un incantevole bagliore di neiges d’antan e un delizioso profumo di madeleines fragranti.
Riprendo la trascrizione del nastro .. )

 

E quale sarebbe stata, illustrissimo, la risposta giusta ?

Sarebbe stata : “Novemila ? La compero”.

E allora cosa sarebbe successo ?

Io avrei detto : La compera ? Allora ottomila.

Come ? Se io dicevo va bene novemila, Lei me la dava a otto ?

Sì, perché vedevo che Lei aveva capito il pezzo, aveva apprezzato il mio prezzo
e si meritava uno sconto proprio perché non me lo aveva chiesto !

Vabbè, e adesso quanto costa ?

Ma, caro signore, io ho una parola sola. Non cambio i miei prezzi col cambiare del vento.
Ho detto dodicimila … ho detto dodicimila, vero ?

Sì, ha detto dodicimila.

Ecco, grazie. Ho detto dodicimila e dodicimila rimane. Per Lei ovviamente.

Ma è una follia. Io non potrei mai venderla. Nessuno me la compra, nemmeno a due-tremila.

Ha assolutamente ragione. Debbo convenirne con Lei. Se Lei la comperasse per venderla,
farebbe un errore madornale. Oggi sul mercato non solo italiano ma internazionale
a due-tre mila non gliela compra nessuno.

Vede ?

Vedo. Ci saranno si e no 5-6 persone al mondo in grado di capire questa scultura.

Ma guardi che di queste sculture se ne vedono tantissime.

Vero. Io stesso ne ho maneggiate qualche decina e viste in fotografia centinaia ..
Ho tutte le foto, se vuole.
femme a sxfemme a dx similefemme a sx 2

 

 

E in Rete può comprare facilmente sculture come questa per 4-500 Euro. Magari un po’ di più,
se hanno proprio una provenienza documentata o se le propone una casa d’asta prestigiosa. Ma questo è il loro prezzo di mercato.

Se il prezzo di mercato è 4-500 Euro, perché lei ne chiede novemila ?

Perché 4-500 è un prezzo di mercato, mentre questa scultura non è un pezzo di mercato :
è un pezzo fuori mercato. Come Le dicevo, ci sono al mondo solo 5-6 persone in grado di capire e di godere il valore di questa scultura
e quindi pronte a pagare un prezzo fuori mercato. Ma queste 5-6 persone sono persone fuori dal mercato
ed è assai improbabile che Lei possa mai arrivare fino a loro. Per questi ragionevolissimi motivi il suo non sarebbe un acquisto da astuto commerciante.

Senta, ricominciamo daccapo. Vuole ?

OK

Buon giorno.

Buon giorno a Lei, illustrissimo.

Carina questa, che cos’è ?

Quale ? (sul banchetto non c’è altro : c’è solo un oggetto) .. ah quella : è una scultura erotica.

 

Una scultura erotica. Ma è cinese,vero ?

Femme fronte sole 1Femme fronte sole 1

femme dorso sole 2

Esatto, cinese. Una scultura erotica cinese. Il corpo di una donna nuda. Sensualmente adagiata, sapientemente atteggiata, elegantemente acconciata.
Completamente nuda, eccetto per delle scarpine che le martirizzano i piedini.

Ma non indossa proprio nulla ?

Si, ha due orecchini a forma di cuore, una spilla a fermare lo chignon e ai polsi 2 bracciali eleganti e semplicissimi (eleganti perché semplicissimi) di giada della qualità più preziosa.

Come fa a sapere che sono di giada e per di più della giada più preziosa ?

Perché una signora di quella classe nemmeno sotto tortura indosserebbe mai niente di meno elegante e prezioso. Ovvio no ?

Però, scusi : non mi risulta che i cinesi facessero sculture erotiche.

I Cinesi nei millenni hanno fatto un sacco di cose che ancora non ci risultano.

Esiste tutta una raffinatissima arte erotica cinese e se vuole le presto alcuni libri sull’argomento.

No, grazie, non si preoccupi. Parliamo di questa scultura erotica.

Come le dicevo nasce con lo stesso scopo di qualsiasi oggetto erotico : parlare ai sensi,
eccitare la fantasia, risvegliare desideri assopiti… Lei ne sa certamente più di me.

Sì, però non sono cinese…

I Cinesi, commercianti da millenni, (la Via della Seta precede di qualche anno sia Carnaby Street che il meneghino ‘Quadrilatero della Moda’)
scoprirono ben presto che un oggetto antico si vende meglio se ha una Storia.

‘Storia’ intesa come Storia : una verità storica ?

Una storia vera o inventata, questo non ha importanza. Importante è che la storia spieghi perché quell’oggetto è fatto in quel modo, che cosa rappresenta, chi lo usava e perché.
Il tutto, se possibile, condito con qualche nome incomprensibile, meglio se impronunciabile, più un pizzico di mistero : simboli, metafore, occulti significati.
In tutta l’arte figurativa cinese i simboli, le allusioni, le sciarade, i giochi di suoni simili e significati diversi sono importantissimi per raccontare il significato – per loro – di un oggetto.
Poi il compratore occidentale, anche se non li capisce, però sa che ci sono e apprezza. E se apprezza, paga.

E in questo caso ?

In questo caso gli antichi cinesi inventarono la storia della “Femme Medecin” o “Doctor’s Lady” o “Medicine Doll” a seconda della nazionalità dell’interlocutore del momento.
Italiani nei paraggi non ce n’erano al momento (o se c’erano erano gesuiti, non proprio il target ideale per una scultura erotica) e quindi non la chiamarono mai “La donna del Dottore”.

E perché questo nome ?

La ‘storia’ dice che questi nudi di donna sdraiata vennero chiamati “Femme-Medecin” o “Doctor’s Lady” perché quando una nobile dama cinese si ammalava, il medico andava a visitarla.
Ma ovviamente il medico non poteva né guardare né toccare il corpo della nobile paziente. Così il Dottore portava con sé una minuscola scultura in prezioso avorio (a volte, giada)
che rappresentava il corpo femminile. Proprio come questa di cui stiamo parlando.

E cosa ci faceva il Dottore con la sculturina erotica ?

Non pronunci questa parola ! Ufficialmente la “Femme-Medecine” non è mai stata una scultura erotica.
Pensi che secondo gli esperti del British Museum l’idea venne ai Cinesi da immagini del Bambin Gesù !

Il Bambin Gesù ? ! ?

Sì, circolavano allora, provenienti da Goa immagini sacre cristiane : la Vergine con il Bambino e anche il Bambin Gesù addormentato.

Non vedo la relazione.

Infatti : anche agli occhi di un Cinese questa immagine era semplicemente un paffuto bambino addormentato.
Anzi, forse i Cinesi non si resero nemmeno conto che la figura rappresentava un bambino.
I bambini cinesi infatti hanno la testa rasata; queste figure di Gesù Bambino avevano invece la testa piena di capelli.

Per quanto possa sembrare bizzarro, cosa fecero i Cinesi ? adottarono ai loro scopi questi “piccoli uomini” mantenendo la posa però cambiando il sesso.

Vede la somiglianza ?
Gesù Femme

 

Ed ecco nata la figura della “Donna del Dottore”. Però mancava ancora la ‘storia. Così per invogliare i puritani compratori occidentali ecco la figurina erotica troppo osèe e quasi pornografica, trasformarsi in un assolutamente corretto strumento di diagnosi medica. Era nata la “Doctor’s Lady” : la Signora del Medico.
In conclusione che in realtà questi oggetti fossero volgarissimi strumenti erotici è solo una perfida e malevola interpretazione tutta occidentale.
Qui stiamo ora parlando di un prezioso strumento scientifico dell’antica Medicina Cinese.

Chiedo scusa.

Giunto accanto alla dama ammalata, il medico le porgeva attraverso una tenda la preziosa
statuetta e la dama indicava con il ditino esattamente in che punto del corpo sentiva la bua.
Con questa semplice indicazione, il medico elaborava poi una sua diagnosi e una conseguente terapia. A volte la paziente persino guariva.

Questa storia, come è evidente, è del tutto incredibile e come tale venne senza discussione abbondantemente bevuta e propagata dagli astuti commercianti occidentali.

Noi sappiamo che la medicina cinese, insieme a quella indiana, ha millenni di studio e di esperienza diagnostica e terapeutica da fare invidia alla più avanzata scienza medica contemporanea.
Quindi comprendiamo immediatamente l’ingenuità e la superficialità di questa storiella. Che però funzionò, funziona ancora oggi, e siccome business is business,
la “Doctor’s Lady” appare sulle monografie dedicate agli avori cinesi, sui cataloghi della case d’asta internazionali e persino su qualche testo dedicato all’antica medicina cinese.

Certo, noi occidentali non facciamo agli occhi degli orientali una gran bella figura. Ma non sarà questa di sicuro l’unica occasione. E d’altra parte anche loro ….

Cosa intende dire con ‘loro’ ? Ha a che fare anche con compratori cinesi ?

Ho a che fare ? Solo con loro sopravvivo ormai. Senta questa.

Proprio ieri si ferma un compratore che conosco bene. Cinese. Vede subito la donna sdraiata.
Gli interessa. Lui compra a volte per sé, ma soprattutto segnala i pezzi più notevoli a importanti compratori sia in Europa che in Cina. Mi chiede il prezzo.
Gli dico : dieci.

Ha detto diecimila ?

No, ho detto dieci. Dieci euro.

E lui ?

Lui, cosa vuole ? In fondo mi sono sentito crudele. Gli ho detto seriamente e senza timore :
“Dieci Euro” perché sapevo che ci sarebbe cascato. Se mi avesse detto “OK”, io gliela davo veramente per 10 Euro. Se la sarebbe meritata.

Ma non poteva succedere, era più forte di lui. L’istinto a volte domina la ragione. Lui ha detto : “Dieci Euro ? Se mi fai 8 io prendo avorio”.

E Lei ?

Gli ho detto dove doveva prenderselo.
Ma essendo cinese non avrà capito e forse non l’ho nemmeno offeso.
D’altra parte sono millenni che loro pensano di dover contrattare su tutto.
Non gli interessa il valore (quello che per noi è il valore) di quello che comprano :
non gli interessa giudicare se è bello, sapere chi l’ha fatto, scoprire quando è stato fatto,
che cosa rappresenta, in che cosa è originale, in che cosa è unico….
Gli interessa di che materia è fatto. Prima di tutto la materia. Per la materia, per certe materie loro hanno una sensibilità pazzesca.
E se la materia è una materia che li interessa, allora devono trattare il prezzo. E’ una reazione istintiva, profonda, invincibile.
Lei provi ad offrirgli una Ferrari con tutti gli optional per mille Euro. Ti chiederà se puoi fare 900.
Poi pagano, se pagano, cash ma questo tirare sul prezzo è inestirpabile.
Volendo sarebbe anche facile : vuoi dieci ? Gli chiedi venti, gli fai lo sconto e a 10 te lo compra.
Lui è felice, tu sei felice, ma la verità è anche no : non è divertente.
E poi non sono così stupidi : hanno circa due-tremila anni di esperienza più di noi. Meglio non provarci con loro.

Potremmo tornare a parlare di questa scultura ? Io vorrei veramente acquistarla ….

Come le dicevo questa è semplicemente una antica scultura erotica cinese.

Femme fronte sole 1Simile, ma profondamente diversa, da centinaia di altre.

E allora perché lei chiede novemila dollari ?

Dodicimila in realtà.

Vabbè, perché chiede dodicimila ? Cos’ha di particolare ? Da vedere non sembra molto diversa dalle altre.

Infatti non è da vedere: è da toccare. Chiuda gli occhi e (scusi, mi faccia prima vedere: ha le mani pulite ? Sì) ..
chiuda gli occhi e adesso provi a far scorrere delicatamente la punta delle dita sul corpo di questa donna distesa.
Le sarà capitato altre volte nella vita, vero ?
Ecco : giudichi col tatto … hai mai sentito in una scultura (a parte il Canova, che non capita sovente di poter toccare) ha mai sentito superfici così vellutate ?
Ha mai scoperto a poco a poco solo col tatto forme così sensuali ?

E’ vero, ma torniamo con i piedi per terra ..

.. e con gli occhi ben aperti. Potrei farle vedere e studiare decine di foto.
primosecondoterzo

 

Confronti le decine di simile sculture che si trovano per pochi dollari in Rete: sono donne allungate secche rigide quasi anoressiche.
Hanno espressioni ebeti. Questa femmina invece è tonda, carnosa, sensuale. Se la guardi in viso, capisci che cosa pensa …
Fa pensare alle donne dell’ultimo Rembrandt (‘Betsabea con la lettera di David’ per esempio).
Anzi no, aspetti : fa pensare alle Veneri di Tiziano e alle donne di Rubens più ancora.

Sì, vabbè, tutto questo però è molto soggettivo. Un mio amico psichiatra comincerebbe a diagnosticare forme di feticismo.
E poi guardi qui : ci sono delle .. delle microfratture..

Tipiche dell’avorio. Si chiama ‘craquelure/cracquelè’. Poichè queste crettature sono difficili da imitare in modo credibile,
per gli esperti se si presentano con certe caratteristiche, allora – come in questo caso – sono una prova di antichità e autenticità del avorio.
Ma, sarò sincero, per me tutte queste sono masturbazioni mentali: su una fanciulla che ha vissuto almeno due-trecento anni
qualche smagliatura non soltanto è inevitabile, ma è deliziosamente sexy, non trova ?

Lei è davvero uno strano venditore.

Ha ragione, però più che uno strano venditore, io sono un innamorato povero.
Lei invece è un normalissimo compratore.

Cosa intende dire ?

Vede negli anni io ho sempre comprato, mai venduto. Quando vedevo un oggetto che mi piaceva,
lo studiavo, lo corteggiavo, me ne innamoravo e quando ne chiedevo il prezzo il più delle volte, dicevo al venditore :
Lei chiede troppo poco !
Questo pezzo è talmente bello che vale molto più di quanto lei chiede.
Poi negli anni, le circostanza delle vita mi hanno costretto a vendere alcuni degli oggetti di cui mi ero innamorato e che a volte avevo acquistato.
Adesso che io ero il venditore e proponevo un mio oggetto a dei compratori, a volte gli stessi che anni prima me lo avevano venduto,
invariabilmente il compratore iniziava con lo svalutare l’oggetto.

Perché ?

Perché è un riflesso innato nel compratore stupido. Crede che se svaluta la merce, poi la pagherà meno.

E non è così ?

Con gli altri non so, con me no, non è così.

Mi è successo a volte, rarissime volte, che un compratore mostrasse un tale entusiasmo per un mio oggetto, un tale amore per l’oggetto che io gli proponevo
che io, invece di chiedergli un prezzo, glielo regalavo ! Sì, glielo regalavo, solo per il piacere di dare ad uno che lo amava, l’oggetto che io avevo tanto amato.
E glielo regalavo volentieri e dopo mi sentivo bene, molto bene più che se avessi fatto un buon affare.
Invece se uno comincia col disprezzare quello che io gli offro, col cercarne tutti i possibili, reali o irreali difetti,
beh io mi incazzo e non gli vendo. O gli aumento il prezzo.

Non è il mio caso, vero ? Io sono innamorato della sua donna.

Oh, certo : lei è un amabilissimo compratore e dialogare con lei è sempre un piacere
perché mi aiuta a scoprire e a rivelare a me stesso pensieri ed emozioni
che non avrei mai espresso se non me ne fosse stata fornita l’occasione.
Io le sono sinceramente grato e forse in futuro magari proprio a Lei regalerò questa donna
di cui mi sono scoperto oggi ancora troppo perdutamente innamorato per pensare di separarmene.
Femme fronte sole 1

 

Dice davvero ?

Certo, ci conti. Lei in questo è molto bravo….

Me la regalerà in futuro ….. ?… diciamo… un futuro di qualche settimana ?

Di qualche settimana, di qualche mese. Forse di qualche anno. Intanto, come nel Dialogo di Leopardi “inizia un nuovo anno
e coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri e si principierà la vita felice. Non è vero ?”.

Se lo dice Leopardi …

Un regalo comunque glielo voglio fare subito.
Le regalo un pensiero (dicono che basta il pensiero, no ?). Ecco :
Per chi non ha altro, il denaro è ricchezza.

Questo è per dire che per Lei ci sono molte altre cose, escluso il denaro, che la fanno sentire ricco.

Infatti. Rodolfo parla proprio di me quando canta :

Chi son? Sono un poeta.

Che cosa faccio? Scrivo.

E come vivo ? Vivo !

In povertà mia lieta

scialo da gran signore …



40 Responses to “Doctor’s Lady – Femme Medecin : dialogo di un venditore innamorato e un astuto compratore.”

  1. Per motivi superiori alle mie capacità di comprensione il testo appare scritto con caratteri diversi e anche con ingiustificate variazioni di corpo.
    Mi dispiace, ma non saprei come correggere. Vorrei anche spiegare le ragioni di questo post. Niente di più di un ‘capriccio’.
    Un testo che vorrebbe essere ironico, soprattutto auto-ironico. A tratti divertente.
    Poi magari anche, ma non necessariamente, rappresentare una verità. Però un sorriso di chi legge per me è più importante di una conferma di verità.

  2. Alberto says:

    Ciao Franco,
    con la mia scarsa abilità tecnologica credo di aver aperto la tua storia.
    Il testo per me è molto carino, forse troppo raffinato per chi non ti conosce, comunque mi ha divertito.
    Complimenti
    Alberto

  3. Franco says:

    Alberto, non potevi dirmi di meglio.
    Il vecchio buffone ci tiene tanto
    a far nascere un sorriso ogni tanto.
    Grazie.
    Franco

    spero che il tuo giudizio positivo
    non nasca dai miei pantaloncini d’oro.

  4. Roberta says:

    Ciao Franco, sì mi è piaciuto.
    Divertente, ironico e anche con una certa suspence per come andrà a finire…
    L’ho letto proprio con piacere, al prossimo!
    Caramente, Roberta

  5. bruna says:

    Ho sorriso, ma ho trovato troppo lungo il dialogo per il mio carattere. Non sono mai stata una paziente, come sai ! :-) :-[ B

  6. Franco says:

    Temo tu abbia ragione, Bruna. D’altra parte ci ho messo 2 giorni a scriverlo e circa 12 a tagliarlo.
    Forse avrei dovuto dedicare più tempo ai tagli. Ma c’è sempre tempo.

  7. Franco says:

    Mi vergogno un po’. Per anni ho consigliato ai giovani :
    Accorcia la tua storia.
    Sforzati di mantenerne tutta la forza, riducendone la durata.
    Togliere tempo, tagliare, è un lavoro che richiede coraggio, decisione
    e soprattutto tempo.
    Un genio ha scritto :
    “Scusami se questa lettera è così lunga. Ho dovuto scriverla in fretta”.
    Taglia, togli e poi, quando arriverai al montaggio, scoprirai che si può tagliare
    ancora. E la storia ci guadagna !
    Sull’importanza della brevità, Goethe :
    “Un arcobaleno che sta lì un quarto d’ora nessuno lo guarda più.”
    Ho letto una volta su una T-shirt una geniale sintesi di questo invito alla sintesi :
    Sarò bre-

  8. Papi says:

    Caro Franco,
    complimenti per le fresche e ancora divertenti battute.
    Questa mattina ho letto il tuo articolo apparso su Facebook : come tu affermi è un “capriccio”
    e quindi, ci sta tutto quello che hai scritto e che vuoi dire.
    Qualche tua amica, però, ti ha trovato prolisso. Non sono d’accordo con la tua amica :
    in quanto, come “capriccio” puoi allungarlo a dismisura, fargli fare voli pindarici
    e proseguirlo in altre puntate : chi ti vuol seguire ti segua.
    Papi

  9. Franco Bellino says:

    Che bello ! Non speravo che quel ‘capriccio’ ti potesse, non dico piacere,
    ma almeno lo potessi sopportare fino in fondo.
    Chi trova ‘prolisso’ il mio capriccio
    è mia sorella. Parenti serpenti :-)

    Però Bruna ha ragione : è davvero troppo lungo.

  10. Mario says:

    Doctor’s Lady – Femme Medecin : dialogo di un venditore innamorato e un astuto compratore.
    Dialogo registrato sulla bancarella di un mercatino antiquario
    nei primissimi giorni del 2015 in una giornata di sole.
    Le foto sono pessime perché fatte con un cellulare di alta epoca
    .

    MANDAMI L’AUTORIZZAZIONE A FARLA IN TEATRO ED IO, SENTO UN MIO AMICO E, SE DEL CASO,
    LA METTIAMO IN SCENA APPENA POSSIBILE E, TI DICO SUBITO : “Non so se è davvero lunga, ma mi (errore) piace tanto così! “

  11. Ciao Franco. Non sapevo di questo tuo blog, grazie per avermelo segnalato. Il dialogo tra venditore e cliente sulla Signora del Medico è semplicemente deliziosa. Non dar retta a chi dice che è troppo lungo.

  12. Volevo dire “delizioso”. Maledette concordanze.

  13. Franco Bellino says:

    Peccato ! “Deliziosa” lo preferivo perchè mi faceva pensare che il più grande copywriter italiano
    si fosse così emozionato leggendomi, da sbagliare (lui !) una concordanza.
    Comunque uno dei pochissimi rimpianti del mio passato di scriptwriter
    è quello di non aver avuto nemmeno un’ccasione per lavorare con te, Pasquale.
    In compenso ricordo però i nostri incontri alla Mostra del Cinema al Lido.
    Aspettiamo Fernanda e te per cicheti, ombre, moeche e castraure come ai vecchi tempi.

  14. Franco Bellino says:

    “Un’ccasione” : che occasione persa per non farmi cogliere in fallo.
    Pasquale, vinci sempre tu !

  15. Franco Bellino says:

    Devo al grande Pasquale anche la spiegazione di un mio atteggiamento : perché scrivo su questo sito, cercando sempre pateticamente di aprire un dialogo, perché invece sono in difficoltà con FB (che pure mi diverto ad esplorare ed ogni giorno mi fa scoprire almeno una decina di piccole gemme) e perché infine
    mi sono sempre astenuto da Twitter. Adesso è tutto chiaro : in teoria non c’è differenza tra “brevità” e “concisione”, ma in pratica c’è una bella differenza.
    Eccola :

    Non mi sono mai iscritto a Twitter e credo che mai lo farò: amo la concisione ma non mi fido della brevità. Si può essere concisi anche con duecento pagine, se ogni parola è necessaria; ma la brevità è altra cosa dalla concisione: anzi la contraddice sfacciatamente, perché in 140 battute si possono esprimere solo pensieri privi di necessità e vuoti di valenze. 140 battute possono servire solo ad esprimere – in modo generico – l’approvazione e la disapprovazione, l’eureka e l’insulto. 140 battute sono, paradossalmente, fin troppe se si accetta fino in fondo la logica di Twitter.

    Pasquale ricambio la tua lucida analisi del mio comportamento con un titolo che dovrebbe, credo, davvero molto piacerti :
    Nicola Gardini “Lacuna. Saggio sul non detto.” Einaudi 2014. Sono 241 pagine davvero concise.
    Godendo come un pazzo sto cercando in questi giorni di colmare le lacune di “Lacuna”.

  16. lorenzo says:

    Caro Franco,
    divertente molto la storia, che se vera o inventata o tutt’e due, non ha importanza.
    A noi é piaciuta e non pensiamo che sia lunga.
    Semmai poteva diventare prolissa, ma non l’ha fatto, cioè non l’hai fatto tu. Bravo.
    Per me potrebbe stare molto bene nella rubrica “Filosofia minima” del domenicale.
    Anche a me ha fatto molto piacere leggere Pasquale Barbella, che insieme ad Ambrogio Borsani
    sono stati i veri maestri (di finti ne abbiamo avuto centinaia) dello scrivere la pubblicità.
    Lorenzo e simona

  17. Franco says:

    Franco sei un istrione, se non ti conoscessi avrei potuto prenderlo per un dialogo da te ascoltato ad una bancarella (come tra l’altro asserisci).
    L’ho vista molte volte quella statuetta da qualche parte, forse a Milano nella zona di Piazz.le Loreto; a proposito sai che ne ho una anch’io, la vuoi comprare ?
    Costa giusto dodicimila euro.
    Ciao Franco

  18. Franco Bellino says:

    Dodicimila Euro ? Facciamo ventiquattromila Euro e non se ne parla più. Andata ?
    Però hai scritto anche altrove : “Tanti cari saluti, sei un poeta sconosciuto al grande pubblico.”
    Questo mi piace tanto. Peccato che io sia sconosciuto anche a me.

  19. Pasqualino says:

    Franco, sai cosa mi meraviglia di te ? La tua capacità di leggere tra le righe cose che tu immagini, ma che però non è detto……
    Vedi, per me prima di tutto il venditore non è innamorato della sua merce, ma è una persona antipatica e aggressiva,
    perché non sopporta la contrattazione, quando per il mestiere che svolge la contrattazione è la base del suo lavoro.
    Quindi prende in giro il compratore che pensava di contrattare l’acquisto.
    Certo l’offerta non è adeguata alla prima richiesta, ma al mercatino ci sta.
    Ma il compratore è stupido, perché per una statuetta del genere non puoi offrire una cifra cosi bassa.
    Io fossi stato il venditore avrei risposto: ma vede per tremila euro Le posso dare un braccio della statuetta,
    oppure : guardi non vendo a rate. Mi sembra più simpatico, o no ????? Boh, forse dico anch’io delle cazzate.

  20. Franco Bellino says:

    Quel “anch’io dico delle cazzate” finale è di una perfidia geniale.
    Ti sei meritato un invito a cena con Tommi, Alice e la Giuli : sei troppo simpatico !

  21. Giovanni says:

    Ti ho letto…sei eccezionale come sempre.
    Ogni volta che ti leggo mi scateni la fantasia e la voglia di partire…

  22. Alessandro says:

    Bello, molto bello il racconto della trattativa sulla Doctor’s Lady.

  23. Nella says:

    Ma come sei bravo. Il dialoghetto è delizioso. Me lo sono letto tutto anche se un po’ in fretta perché devo muovermi per andare alla Scala
    a sentire Harding direttore di un bel concerto. Rileggerò. Comunque sei vivissimo (se è quello che vuoi sentirti dire) e almeno per me
    questa sera vai a letto in pace, hai fatto il tuo dovere perché adesso mi alzo dal computer più leggera di quando mi sono seduta. Ciao.

  24. Franco says:

    Grazie Alessandro, grazie Nella. Andrò a letto tranquillo. Devo però spiegare il senso di questo “andare a letto tranquillo” e “sentirsi vivo”.
    In un suo magistrale testo su http://interpab.blogspot.it/2015/01/selfie-e-ghibellini.html?view=timeslide
    Pasquale ha scritto:“ Oddio: posso sempre domandarmi a che diavolo mi serva un blog. E rispondermi, come faccio ogni giorno:
    mi serve per raccontare qualcosa a qualcuno. Se non racconto qualcosa a qualcuno, vado a letto scontento.

    Gli avevo risposto: “Anch’io se non comunico qualcosa a qualcuno, vado a letto scontento. E se qualcuno mi risponde, beh.. mi sento vivo”.

    Per questo sinceramente ringrazio i tre antiquari internazionali, l’esperta di folk art indiana, la sorella maestra di PR, il regista capocomico,
    il più grande copywriter italiano, il creatore dei libri bianchi, il paleontologo-egittologo, il principe dei montatori milanesi, il manager italiano in Cina,
    la raffinata scrittrice di gastronomia maestra di vita e gli altri che prenderanno qui la parola.
    Mancherà l’intervento dell’amore della mia vita, ma forse lei è gelosa della mia passione per la “Donna del dottore”.
    Sono le reazioni, anche brevissime, che danno un senso a questo mio affannarsi di scrivere e pubblicare.
    In realtà penso spesso : Ma non ti starai scrivendo addosso ?
    O come brillantemente titolò una volta Gavino Sanna : non starai facendo la pipì controvento ?
    Sono proprio le reazioni anche brevissime come le vostre, che mi danno invece la conferma che
    pur restando vox clamantis in deserto, purtuttavia qualche voce risponde e non è solo l’eco della mia voce :
    sono vere, vive, belle persone che dedicano qualche minuto del loro tempo prezioso (ogni tempo di ogni persona in ogni tempo della vita è prezioso)
    a leggere quello che scrivo e poi a scrivermi qualche parola di commento, di apprezzamento, anche di dissenso.
    Mi rendo conto benissimo di affrontare argomenti tecnici, scientifici e seri con una continua e appassionata ricerca
    dell’understatement (“sprezzatura” sarebbe più bello, ma suonerebbe ricercato), dell’ironia, e quando proprio ci riesco, della auto-ironia.
    Mi confortano le parole che leggo oggi per caso di Pier Paolo Pasolini :
    “Seri bisogna esserlo. Non dirlo e magari neanche sembrarlo”.
    Ma non dimentico nemmeno la straordinaria sintesi di saggezza colta al volo in vaporetto proprio pochi minuti fa.
    Anziana coppia di coniugi, evidentemente ancora innamorati persi. Di ritorno dal mercato di Rialto, carichi di sacchetti.
    Lei, che amorevolmente lo sorregge, gli sussurra non abbastanza piano che io non senta :
    ”Prima de parlar, tasi.”

  25. Oberdan says:

    Leggera, leggiadra, raffinata e profondamente bohémienne : questo è il piacevole gusto che lascia in bocca questa storia. Ti catapulta in un mondo ahimè perduto dove con le parole due uomini vagano in principi e sistemi senza rendersene conto. Con leggerezza e sapiente ironia…. Leggiadra, come la Femme mollemente adagiata e pronta all’interpretazione “medica virtuale” per una diagnosi altrimenti proibita. Raffinata, come l’idea reale o meno di questa barriera fisica interpretata dalla materia setosa dell’opera. Sorrisi, compiacimento ed ammirazione per una diagnostica assurda quanto geniale segno malinconico di un antico mondo a noi caro, ormai lontano. Bravo Franco

  26. Franco says:

    Caro Oberdan, sono testi come questo tuo qui sopra che, ancora minorenne, mi hanno fatto capire
    quanto fosse inutile che io mi affannassi a scrivere
    C’è un talento innato per la parola, che io non ho avuto e che con tutto l’appassionato impegno di una vita
    non riuscirei mai nemmeno ad avvicinare.
    Perciò più di 55 anni fa mi sono riciclato in una passione e in una attività – inventare e raccontare storie
    in cui la parola è necessariamente subordinata all’azione : il cinema –
    dove invece sono riuscito a galleggiare decentemente e in certi rarissimi casi persino ad emergere.
    Grazie, Oberdan, grazie anche se dopo aver letto queste tue righe, in futuro mi toccherà riscrivere
    venti volte anziché le solite dieci ogni nuovo testo.
    E tutto questo non per l’eccellenza, ma per raggiungere quantomeno una dignitosa mediocrità.

  27. Luke says:

    Good morning Frank
    Sorry I did not come back to you but I have been snow under for the last few days !
    Finalmente ho trovato il tempo per leggere l’esilarante dialogo tra venditore (Giorgio) e un astuto compratore (Franco) :
    direi che ci sono tutti gli elementi per farlo diventare una pièce teatrale e pertanto mi sto preparando per salire “on stage” !!!
    Grazie per avermi citato tra i tre dealers internazionali (e chi sarebbero gli altri due ?).
    Its always a pleasure talking to you
    Please give my love to Saint Giovanna.
    Big hug
    xxx
    Luca

    Tanto per cominciare si dovrebbe iniziare morendo, e così tricchete tracchete il trauma è bello che superato. Quindi ti svegli in un letto di ospedale e apprezzi il fatto che vai migliorando giorno dopo giorno. Poi ti dimettono perché stai bene e la prima cosa che fai è andare in posta a ritirare la tua pensione e te la godi al meglio. Col passare del tempo le tue forze aumentano, il tuo fisico migliora, le rughe scompaiono. Poi inizi a lavorare e il primo giorno ti regalano un orologio d’oro. Lavori quarant’anni finché non sei così giovane da sfruttare adeguatamente il ritiro dalla vita lavorativa. Quindi vai di festino in festino, bevi, giochi, fai sesso e ti prepari per iniziare a studiare. Poi inizi la scuola, giochi con gli amici, senza alcun tipo di obblighi e responsabilità, finché non sei bebè. Quando sei sufficientemente piccolo, ti infili in un posto che ormai dovresti conoscere molto bene. Gli ultimi nove mesi te li passi flottando tranquillo e sereno, in un posto riscaldato con room service e tanto affetto, senza che nessuno ti rompa i coglioni. E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo!
    Woody Allen

  28. Franco Bellino says:

    Carissimo Luke, abbiamo il testo per un atto unico, abbiamo uno splendido teatro, capocomico e regista (Mario,il saggio venditore)
    e abbiamo con te l’astuto compratore. Manca solo un generoso finanziatore o un munifico sponsor e … si va in scena.
    Non posso ovviamente dirti chi sono gli altri tre dealers internazionali, se non prima consultandoli.
    Ma uno in questo momento è su un campo da rugby a prendere allegramente botte.
    L’altro è in un castello anche lui a prendere affettuosamente botte dai nipotini. Il terzo è in viaggio per Maastricht.
    Tu quindi non sei nemmeno compreso fra i tre, ma ti ringrazio per l’affettuosa partecipazione a questo dialogo.
    Per quanto riguarda il vertiginoso flash-back di Woody Allen, che forse è una imprevista intromissione nel tuo commento, adoro le divagazioni.
    Da quando decenni fa ho scoperto “The Life and Opinions of Tristram Shandy & A Sentimental Journey”
    e subito dopo, “Jacques le fataliste et son maître » e soprattutto da quando per tre anni ho seguito le lezioni di Musatti alla Statale,
    ho fatto delle parentesi che si aprono a ripetizione e non si chiudono mai una scelta di vita.
    Ripeto : non una scelta di linguaggio, una scelta di vita.
    Nei miei corsi ai Master o nelle Università di milano, Feltre e Siena avevo sempre ben due studenti in prima fila
    incaricati di ricordarmi dove avevo aperto la prima delle innumerevoli parentesi.
    In circa trent’anni non è mai successo una volta in cui ci si ricordasse da dove eravamo partiti nelle divagazioni.
    A proposito : di cosa stavamo parlando ?

  29. Bello qeusto dialogo in stile leopardesco, forse un po’ ripetitivo in alcuni passi, potrebbe essere anche adatto al teatro ma dovrebbe durare la metà

  30. Franco Bellino says:

    Adesso ci provo, come suggerisci tu, Francesco a “farlo durare la metà”.
    Taglio tutte le tue battute e poi si va in scena. Beckett è d’accordo.

  31. Francesco says:

    “Giunto accanto alla dama ammalata, il medico le porgeva attraverso una tenda la preziosa
    statuetta e la dama indicava con il ditino esattamente in che punto del corpo sentiva la bua.”
    Chissà a cosa servivano esattamente queste sculturine (forse anche a posare un pennello, nella semioscurità del proprio studio?), ma la scenetta che hai descritto con tanto stile, mi ha messo di buon umore, oltre a scatenarmi fantasie pruriginose…
    Ciao Franco e complimenti!

  32. Sempre a proposito di astuti collezionisti e ricchi investimenti in opere d’arte,
    un famoso antiquario
    con Gallerie sia a Londra che a Milano, mi manda questa notizia :

    The lawyer says to the wealthy art collector tycoon: “I have some good news and, I have some bad news….”.
    The tycoon replies: “I’ve had an awful day, let’s hear the good news first”.
    The lawyer says: “Well your wife invested $5,000 in two pictures this week that she figures are worth a minimum of $2-3 million”.
    The tycoon replies enthusiastically: “Well done… very good news indeed! You’ve just made my day; now what’s the bad news??”
    The lawyer answers: “The pictures are of you with your secretary”.

  33. Scrive da Hong Kong il mitico Master of the Funniest Answers :
    Dear Franco
    Not much I can say about this unless you can translate it into Greek for me, preferably Greek Debt,
    which defines the nature of illusion as, with a seriously dodgy ivory medical figure, seems appropriate.
    All the best
    H.

  34. Franco Bellino says:

    Mi colpisce una sottile distinzione di Vittorio Sgarbi, che scrive su ‘Sette’
    del 13 Febbraio 2015 a pagina 21. Sgarbi sta parlando dello scultore Luigi Gerli
    e ci tiene a distinguere tra “virtuosismo” e “realismo” :

    “Il virtuosismo spesso trasmette ammirazione e freddezza. E quanto più la perfezione formale restituisce la sensazione della realtà,
    tanto più la reazione è di distacco, senza emozione”.

    Verissimo : per anni ho studiato, amato e quando possibile collezionato disegni, bozzetti, sia di dipinti che di sculture
    proprio perché rappresentano l’opera nel suo nascere, l’ansia e la fretta di concretizzare un’idea e un’emozione in una forma.
    Una forma anche solo abbozzata, anche non finita, ma viva.
    Non c’è nessun virtuosismo, nessuna ricerca di perfezione formale : solo passione e ricerca di verità.

    Ma ecco la sorpresa : in un’opera di Luigi Gerli per Sgarbi (e in questa “Donna sdraiata” per me)
    il virtuosismo si trasforma in viva verità dell’esistenza. Scrive Sgarbi :
    “Assai raramente mi è accaduto di vedere una cosa simile : un superamento del virtuosismo, non per rapidità esecutiva ,
    ma per eccesso di minuzia di perfezione”.

    Sembra una contraddizione, eppure è verità che vedo con i miei occhi,
    tocco con le mie dita se solo accarezzo questa piccola scultura d’avorio.

    E’ un dettaglio, minimo e irrilevante, ma rivelatore.
    La mano destra della donna è appoggiata sui capelli. Capelli bellissimi, morbidi,
    elegantemente trattenuti in uno chignon da un fermacapelli
    che chiede solo di essere sfilato per liberare i capelli sulle spalle nude..

    ( .. e i capelli sciolti le facevano ombra sul collo e le spalle.. Archiloco frammento 31)

    Però le dita della mano appoggiata sui capelli non sono banalmente distese, una accanto all’altra.
    No : il dito indice lievemente si sovrappone al dito medio. Sarebbe stato semplicissimo, naturale, inevitabile
    rappresentare la mano esattamente come la mano sinistra : con le dita distese. E invece no :
    persino in questo dettaglio, nella mano morbidamente appoggiata sui capelli,
    lo scultore di questa “Donna sdraiata” vuole mettere un fremito di vita, un brivido, un’emozione. Vuole e trova e ci dona verità.

    Forse dovrò aumentare il prezzo di questa scultura se mai trovassi un compratore più astuto di quello descritto nel dialogo qui sopra,
    ma soprattutto più innamorato di me.

  35. Franco Bellino says:

    Qualcuno trova troppo soggettive le mie considerazioni sugli oggetti, a volta opere d’arte, che prendo a pretesto per questi miei scritti.
    Da Londra per esempio c’è chi giudica che il mio rapporto con la “Donna cinese sdraiata” (Doctor’s Lady – Femme Medicin”) fotografata qui sopra
    sia facilmente diagnosticabile come “feticismo da sopravvenuta impotenza”.

    Accetto la diagnosi, ma poi accetto anche l’insperato salvagente che trovo per caso a portata di mano. Proprio in queste ore
    mi sono imposto di liberare gli spazi di casa dalle pile di quotidiani e settimanali che si accumulano da mesi.
    Ovviamente non posso gettarli, se prima non li sfoglio. E sfogliandoli trovo infiniti motivi di lettura.
    Le pile di quotidiani e di settimanali si trasformano allora in pile, più piccole ma non poi tanto,
    di ritagli “che non posso assolutamente buttare se prima non li ho letti”.
    E leggendo, inciampo a volte in frasi e pensieri che mi piacciono.

    Uno di questi del tutto casuali incontri spiega lo stile che adotto nello scrivere sia i miei post qui, sia gli articoli che ogni tanto qualcuno mi pubblica.
    Mi rimprovero e mi si rimprovera di voler sempre dire qualcosa di personale. Di evitare rigorosamente un’esposizione didascalica,
    una trattazione scientifica ed oggettiva e storica dell’argomento, a favore del racconto di emozioni e sensazioni sempre troppo personali.

    Ci sono testate che mi pubblicano non più di una due volte l’anno perché i Lettori vogliono la spiegazione, la storia,
    la trattazione sc.. sc.. scientifica (come diceva il mitico Capannelle ne “I soliti ignoti”).

    Ed ecco invece a confortarmi nella mia scelta di stile queste righe di Alessandro Piperno
    che attribuisce a Paul Valéry su ‘la Lettura’ del 4 gennaio 2015 un atteggiamento molto simile al mio :

    “Chiedo scusa” scrive da qualche parte” se mi espongo così davanti a voi,
    ma ritengo che sia più utile raccontare quanto si è provato,
    invece che simulare una conoscenza indipendente da qualsiasi individuo
    e una osservazione priva di osservatore”.

    Al mio Direttore di Milano, alla mia Editor di Bellingham (USA) e soprattutto ad ognuno che legge queste mie farneticazioni,
    spesso noiose ma sempre appassionate e spudoratamente sincere,
    umilmente e decisamente anch’io “chiedo scusa se mi espongo così davanti a voi”.

    Chiedo scusa e mi impegno solennemente a non smettere di farlo finché non toccherà anche a me, come dicono gli Alpini, andare avanti.

  36. Franco Bellino says:

    Mi diceva un grande antiquario internazionale
    ai tempi in cui esistevano in Italia
    i grandi antiquari internazionali
    mostrandomi un oggetto qualsiasi :

    “Se sai che cosa è, sai anche il prezzo.
    Se non sai che cosa è, ti sembrerà troppo caro.
    E in generale,
    se devi chiedere il prezzo, non te lo puoi permettere”.

    Altri tempi.

    Ieri in una galleria qui a Venezia, entra una coppia distinta.
    Look da Biennale : giacca, cravatta, pochette lui.
    Firmatissima lei. L’uomo, senza aver salutato entrando,
    senza ancora avere guardato nulla
    e quindi senza riferirsi a nessun oggetto in particolare,
    si rivolge al titolare e chiede : “Qui fate sconti ?”.

  37. Franco Bellino says:

    Solo le cose buone hanno il divenire del cielo.

    Il grado di libertà di un uomo si misura dall’intensità dei suoi sogni”.

    (Alda Merini, “Aforismi e magie”, Rizzoli 1999)

    Ringrazio il cielo per avere la libertà e la possibilità di scrivere ciò che voglio.

    Il sogno? È quello di trovare, in questi incontri, qualcuno che sia davvero interessato a ciò che ho scritto:

    non tanto per la qualità, dubito che esista,

    ma per gli argomenti e le ragioni che mi hanno spinto a scrivere.

    (Cesare Lanza “Alle 5 della sera” lunedì 9 maggio 2016)

  38. Stefania says:

    Ciao Franco,
    so che in questi casi dovrei scrivere: “Meglio tardi che mai”, ma ho appena dato un’occhiata alla tua pagina
    e sono rimasta piacevolmente colpita dalla maniera curiosa, appassionata e assolutamente priva di presunzione
    con cui scrivi i tuoi commenti e le tue impressioni;
    ho trovato irresistibile e sublime il dialogo con l’antiquario sulla statuina erotica cinese…
    A presto,
    Stefania

  39. Franco says:

    Ciao Stefania,
    grazie di cuore per le tue affettuose parole.
    Tu hai capito che io scrivo soltanto per avere occasioni di aprire un dialogo
    e commenti come il tuo danno un senso a questo mio senile scrivermi addosso.
    Però mi fa particolarmente piacere che tu abbia notato
    due punti virgolette
    la maniera curiosa, appassionata e assolutamente priva di presunzione con cui scrivo i miei commenti.
    In realtà molto spesso
    proprio i commenti provocati dal mio testo
    sono molto più interessanti e divertenti del testo stesso.
    E quando succede, beh sono veramente orgoglioso.

    E’ vero : mi piacerebbe poter dialogare con persone che abbiano la sensibilità tua e di Chicca
    e anche la pazienza di rispondermi ogni tanto, senza maltrattarmi (affettuosamente, lo so)
    come fa un Prof a cui tutti noi vogliamo un mare di bene.
    Franco

  40. Mi sono spesso interrogato, ammirando e accarezzando questa elegante signora distesa,
    sulle variazioni di colore dell’avorio sia sul fronte rispetto al retro, sia sul fianco in alto rispetto a quello in basso.

    Scopro oggi che queste variazioni di colore hanno un scientifica giustificazione ed anzi spiegano impeccabilmente la 4 diverse gradazioni di colore
    visibili sul corpo: un caldo color cognac nella parte che poggia sul piedistallo e che quindi non ha mai nei secoli ricevuto la luce;
    un colore che tende al rosato-arancio sul dorso che ha sì preso luce, ma molto meno che non il fronte;
    con il braccio sinistro ripiegato sul seno ed il viso che hanno un incarnato molto più chiaro, quello che si potrebbe a ragione definire “color avorio”.

    La spiegazioni scientifica chiarisce le diverse gradazioni di colore nelle diverse parti di un identica scultura d’avorio acquisite negli anni.
    Spiega anche l’evidente reticolo di fratture – craquelures o craquelage in francese, cracking in inglese –
    che riveste l’intera scultura, quindi evidentemente avorio e antica.

    da.
    International Netsuke Society Journal
    vol. 29 n.3 Fall 2009
    Netsuke Basic from A to Z. “IVORY”
    by Christine Drosse
    pp- 42-47

    pagina 43
    “ … L’avorio si scurisce naturalmente con il tempo e il grado di cambiamento dipende dalla qualità dell’avorio, dalla parte di zanna da cui è stato prelevato e da fattori di luce e di clima .. Inoltre siccome le zanne sono costituite da strati di materiale che prendono il colore con tempi e intensità diverse, un singolo netsuke può mostrare diverse gradazioni di colore. Tradizionalmente la parte più esterna della zanna veniva utilizzata per il retro del netsuke, poiché tendeva ad assumere tonalità non omogenee e spesso molto scure; mentre la parte anteriore del netsuke era realizzata con la parte più interna della zanna, che era più bianca e soggetta a minori variazioni col tempo. Contribuiva anche alle possibili variazioni nel colore dell’avorio il fatto che uno dei due lati di un netsuke appoggiava contro il tessuto del kimono e diventava più scuro in quanto protetto dalla luce che ha invece un effetto di sbiancamento sulla parte esposta alla luce
    Invecchiando l’avorio è soggetto anche al ‘craquelage’. Notevoli e ripetuti cambiamenti di temperatura e di umidità producono più o meno evidenti minifratture.
    Per la maggior parte dei collezionisti un certo grado di craquelage è non solo accettabile, ma anzi apprezzato e ricercato perché conferma l’antichità del pezzo…. Altri gradevolissimi effetti si ottengono attraverso l’uso prolungato e producono una superfice morbidamente levigata e arrotondata negli spigoli evidenti in avori che siano stati maneggiati per generazioni…”.

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